Finalmente una politica nazionale per i trasporti. Il sì spiegato da Delrio

Graziano Delrio, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, ha spiegato all’AGI come la riforma costituzionale, che saremo chiamati a votare il prossimo 4 dicembre al referendum confermativo, migliorerà il sistema dei trasporti. “Si potrà passare da un federalismo competitivo a un federalismo cooperativoche possa garantire gli stessi diritti a tutti i cittadini italiani. Credo profondamente nell’autonomia, ma questo – spiega Delrio – non può voler dire che sui trasporti, sulla sanità, sull’innovazione si possano parlare tanti linguaggi diversi, quante sono le Regioni”.

Infatti ad oggi, gran parte dell’inefficienza e degli sperperi prodotti in questi anni provengono dalla confusione che deriva dalla riforma del titolo V. Per esempio, “quando ero ministro degli Affari Regionali – racconta il ministro – erano 1.500 i contenziosi tra Stato e Regioni. Con i Comuni e con le Regioni abbiamo già iniziato a ragionare su pianificazioni nazionali in temi di competenza regionale e concorrente, ma attraverso percorsi molto complessi. Ci sono disfunzioni da correggere, generate da un federalismo non riuscito che ha generato diritti diversi, secondo i territori. Ad esempio, per quanto riguarda i trasporti e le infrastrutture, è singolare che la stessa strada, in una regione sia statale, nell’altra regionale, nell’altra provinciale. Oppure che ci sia una rete ferroviaria regionale che ha un sistema che si ferma al confine con la regione adiacente perché hanno due sistemi diversi. Questa situazione inevitabilmente genera disparità nei servizi ai cittadini“.

La riforma costituzionale interviene proprio per sanare questa asimmetria, e prevede che “infrastrutture strategiche e grandi reti di trasporto e di navigazione di interesse nazionale e relative norme di sicurezza, porti e aeroporti civili di interesse nazionale e internazionale siano di esclusiva competenza dello Stato, così come le reti strategiche. Quindi – continua Delrio – le Regioni mantengono competenze per i servizi sui territori, ma il Senato delle autonomie, in cui siedono sindaci e consiglieri regionali eletti dai cittadini sui territori, sarà il luogo in cui dare voce a una uniformità nazionale della qualità dei servizi, insieme agli indirizzi strategici dello Stato. Il Senato, inoltre, si occuperà delle direttive europee e potrà promuovere leggi bicamerali in favore di politiche nazionali ragionando di bisogni di tutti e non di singoli territori”.