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Appendino, ora la Procura vuol chiarire le responsabilità

di Andrea Doi, 6 Giu 2017

Quando entra in Sala Rossa sa di avere non solo gli occhi dei consiglieri comunali e dei giornalisti, presenti in massa a Palazzo Civico, ma di tutti i torinesi, addosso.

Per Chiara Appendino sono le giornate più dure da quando è sindaca del capoluogo piemontese. Sulle spalle ha tutto il peso di quanto avvenuto sabato sera quando negli ultimi minuti della finale di Champions League Juventus-Real Madrid nella centralinissima piazza 30 mila persone hanno incominciato a correre e scappare da qualcuno o da qualcosa non ancora identificato dagli inquirenti. Panico e paura che hanno rischiato di uccidere.

Quelle bottiglie rotte

1521 feriti, di questi sette in gravissime condizioni: un bilancio pesantissimo.

E l’amministrazione targata Movimento Cinque Stelle non è esule da colpe. Già, perché a Torino in quelle ore c’è stato un vero e proprio corto circuito tra Palazzo civico e chi si occupava della sicurezza, per il semplice motivo che la sindaca, che tra le deleghe che si è tenuta ha proprio quella alla sicurezza, si trovava a Cardiff, in tribuna d’onore insieme alla famiglia Agnelli, agli Elkann e ad alcuni esponenti di quel “Sistema Torino” da lei tanto condannato in campagna elettorale e ora in parte suo alleato.

Non c’era neanche il vicesindaco Guido Montanari che si trovava fuori città per una vacanza in bicicletta.

Ma torniamo ai feriti. Via Roma e le altre strade adiacenti a piazza San Carlo ancora oggi, a due giorni dai fatti, hanno i pavimenti sporchi di sangue. Quel sangue fuoriuscito dalle ferite provocate dai cocci delle bottiglie di vetro.

L’ordinanza che non c’è

I testimoni di quella terribile notte raccontano di questa montagna di bottiglie di birra abbandonate o addirittura lanciate tra la folla e di come i venditori abusivi hanno conquistato letteralmente la piazza già dalle prime ore del pomeriggio. Chiara Appendino, dopo la conferenza stampa in prefettura di domenica, ha sviato le domande relative all’ordinanza che vietasse la somministrazione in bottiglie di vetro e lattine, trincerandosi in un «ora pensiamo solo ai feriti».

Non ha voluto parlare di quell’ordinanza per il semplice fatto che non c’è.

Incredibilmente a differenza di altre manifestazioni, come ad esempio la finale del 2015 sempre di Champions League tra Juve e Barcellona, nessuno ha pensato di vietare la somministrazione.

In Sala Rossa la sindaca ha posto una pietra su questo argomento sostenendo in maniera errata che anche in passato non ci fosse il divieto.

La procura acquisisce i documenti del Comune

Intanto il procuratore capo di Torino Armando Spataro, che ha affidato l’inchiesta al pubblico ministero Antonio Rinaudo, oltre a indagare su cosa abbia scatenato il panico in piazza San Carlo, ha acquisito i documenti amministrati che riguardano sia la somministrazione di cibo e bevande che le misure di sicurezza e prevenzione e l’accesso a piazza San Carlo. “Un atto dovuto”, in questi casi si dice così.

Ma chi vuole chiarezza non è solo la Procura della Repubblica. Infatti sono tantissimi i cittadini che hanno portato il loro sdegno sui social della sindaca, dove Chiara non è più la sindaca amica, ma colei che in qualche modo ha sulla coscienza quanto avvenuto.

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