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Bici, trasporto pubblico e car sharing per una ‘fase 2’ sostenibile

di Manuela Michelini, 20 Apr 2020

Per governare la mobilità urbana del post emergenza è necessario puntare dritti verso la sostenibilità.

La famigerata ‘fase 2’, che segna la fine delle restrizioni per la gestione emergenziale di contrasto alla diffusione del Covid-19, si preannuncia ricca di criticità, non ultima quella della gestione dei trasporti.

La riduzione dell’uso del trasporto pubblico, conseguenza dell’applicazione delle restrizioni di sicurezza previste e dei timori di contagio, potrebbe portare all’incremento dell’utilizzo dell’auto privata nei perimetri urbani delle nostre città, generando nuove condizioni di emergenza traffico.

Per questo motivo è necessario, già da ora, favorire l’incremento di una forma di mobilità alternativa sostenibile incentivando l’uso della bici, accrescendo la presenza di piste ciclabili, spingendo a muoversi a piedi se la distanza lo consente, utilizzando il car sharing. Parliamo di scelte che tutelano la salute delle persone e il rispetto dell’ambiente, richieste a gran voce in un documento comune sottoscritto da oltre 20 associazioni fra cui spiccano Legambiente, FIAB – Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta, Bikeitalia e Rete Vivinstrada – Associazioni per la cultura e prevenzione stradale riunite in un Coordinamento nazionale.

Rischio abbandono trasporto pubblico a favore del mezzo privato

Le previsioni in tema di trasporto ci mettono di fronte ad una probabile riduzione dell’uso dei mezzi pubblici locali, quale conseguenza delle restrizioni previste per viaggiare sicuri, prima fra tutte l’obbligo del distanziamento sociale, sia a causa della sfiducia dei passeggeri.

Nel periodo pre-Covid il trasporto pubblico spostava quote rilevanti di cittadini, raggiungendo anche il 55% nelle grandi città, con punte ancora più elevate se si considera l’utilizzo dei treni pendolari.

Nonostante gli sforzi che si potranno mettere in campo per mantenere e migliorare il servizio di tpl, sembra inevitabile che saranno in molti ad abbandonare il trasporto pubblico a favore di altre modalità di trasferimento, prima fra tutte l’automobile. Osservando da vicino ciò che sta avvenendo nei paesi che stanno già affrontando la ‘fase 2’ come la Cina, i segni sono più che evidenti. Ma il ricorso all’auto nelle nostre città porterebbe al tracollo della mobilità urbana.

“Siamo fortemente preoccupati dall’insorgenza, fuori dal contesto internazionale, di questo fenomeno e la riteniamo una grave sciagura per tutti, da evitare con la massima cura – spiegano in una nota comune le associazioni -. Questa situazione è già stata analizzata in altri Paesi e per evitarla si stanno prendendo decisioni utili a gestire questa fase transitoria rafforzando la mobilità alternativa all’auto, tra questi si rilevano già i casi di Budapest, Bogotà, Philadelphia, Minneapolis, Oakland, Vancouver, Calgary, Vienna, Città del Messico, Berlino e Londra”.

Necessario garantire forme di mobilità alternative all’automobile

È essenziale garantire ai cittadini altre forme di mobilità, alternative all’auto.

Fra le soluzioni percorribili spicca la creazione di corridoi per la mobilità di emergenza, l’assegnazione di corsie dedicate alle forme di mobilità alternative all’auto lungo tutte le principali direttrici urbane. Solo così si potranno convogliare le quote di mobilità che si perderanno dal trasporto pubblico, soprattutto nelle aree più congestionate delle città.

Sette misure a sostegno della mobilità urbana

Le associazioni firmatarie del documento comune hanno puntato l’attenzione su un pacchetto di misure per la gestione sostenibile della mobilità nella fase emergenziale, e in quella immediatamente successiva, suddiviso in sette punti specifici. Misure di cui sapere di più scorrendo la comunicazione inviata a Governo e Istituzioni.

  1. Realizzazione di nuove regolamentazioni e/o infrastrutture “soft”, a basso costo e rapida attuazione, per la mobilità attiva (pedonale e ciclabile) e la micromobilità, estese a tutta l’utenza fragile, anche non convenzionali e in deroga al Codice della Strada. Si tratta ad esempio di percorsi pedonali e corsie ciclabili in sola segnaletica, doppio senso bici, strade residenziali a 10 km/h aperte ai pedoni, strade scolastiche, intermodalità bici-TPL (Rete di Mobilità di Emergenza/Transizione);
  2. Introduzione, già dal prossimo “decreto aprile”, di forti incentivi economici e finanziamenti per il potenziamento della mobilità attiva come alternativa all’uso dell’auto privata e complementare al trasporto pubblico. Ad esempio: Fondo interventi urgenti mobilità sostenibile dei Comuni (per realizzare quanto previsto al punto 1), bonus-mobilità per i cittadini (acquisto bici elettriche, servizi di bike sharing e micromobilità), premialità e rimborsi chilometrici;
  3. Pieno mantenimento delle misure di equilibrio del sistema della mobilità, come le ZTL, la sosta regolamentata, le corsie preferenziali, indispensabili ancor più ora per gestire il traffico, rendere appetibili ed efficienti le modalità alternative all’auto ed evitare la completa paralisi circolatoria derivante da un “liberi tutti” di spostarsi comunque e ovunque in macchina;
  4. Contenimento della domanda e dei picchi di mobilità lavorativa e commerciale, promuovendo in modo diffuso lo smart working come modalità facoltativa di lavoro con priorità per i pendolari extraurbani, la differenziazione degli orari di attività economiche e uffici, e i sistemi di consegna a domicilio, privilegiando ed incentivando quelli su bicicletta e cargo-bike;
  5. Riconoscimento, promozione e finanziamento della mobilità attiva (pedonalità e ciclabilità) come modo di trasporto urbano resiliente, in quanto capace di garantire il diritto alla mobilità in sicurezza per tutti e di assorbire una quota rilevante della mobilità nel rispetto della distanza di sicurezza e con la minore occupazione di spazio, evitando di aumentare in modo insostenibile il traffico privato e congestionare i mezzi pubblici;
  6. Istituzione di un gruppo di lavoro tecnico-scientifico che coordini e armonizzi le misure di cui ai punti precedenti su tutto il territorio nazionale all’interno di un Piano di Mobilità di Emergenza/Transizione Covid-19.
  7. Realizzazione di campagne informative nazionali per stimolare stili di vita basati su forme di mobilità attiva, indispensabili per tenersi in salute e recuperare la forma fisica.

 

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