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Euromobility: i dati sullo smartworking in Italia

di Manuela Michelini, 30 Lug 2020

Fra i contenuti del Decreto Agosto, che intende fornire il giusto impulso alla macchina produttiva del Paese, troviamo la proroga delle procedure semplificate per lo smart working. A confermarlo è il ministro dell’Economia e delle Finanze Roberto Gualtieri che ha illustrato le novità in un’audizione al Parlamento.

A conti fatti un’esperienza come quella dello smart working nel nostro paese ha permesso di risparmiare 36 milioni di km di spostamenti al giorno, la metà dei quali percorsi in auto.

La diffusione del lavoro agile, o lavoro a distanza, realizzato attraverso la formula dello smart working o del più tradizionale telelavoro, consente di tagliare quotidianamente tremila tonnellate di CO2, settemila chilogrammi di ossidi di azoto e 600 di polveri sottili.

 

I dati dell’esperienza italiana nell’indagine di Euromobility

A raccogliere tutta una serie di dati sull’esperienza italiana dello smart working ha pensato Euromobility, che ha realizzato uno studio basandosi sulla realtà nei mesi di lockdown.

Euromobility, per dovere di cronaca, è l’associazione senza fini di lucro nata nel 2000 per promuovere presso imprese private, enti e Pubbliche Amministrazioni la figura del Mobility Manager.

Il 47% dei cittadini intervistati dall’associazione si è dichiarato molto soddisfatto dell’esperienza di lavoro agile e il 45% abbastanza soddisfatto. Il 37% vorrebbe mantenere lo smart working il più possibile, mentre il 52% si augura di poter continuare a praticarlo almeno qualche giorno a settimana.

Considerando che il 68% dei rispondenti ha dichiarato di utilizzare normalmente l’automobile per recarsi al lavoro, il lockdown ci ha regalato città meno congestionate ed una migliore qualità dell’aria e della vita.

La diffusione del lavoro a distanza è in grado di portare indubbi benefici alla collettività sul piano energetico ed ambientale, riducendo di gran lunga la congestione e il traffico.  Benefici che coinvolgono anche il datore di lavoro, in termini di consumi, di spazi di lavoro ed eventuali benefit. Non dobbiamo dimenticare che lo smart working porta al lavoratore benefici economici, gli consente di risparmiare tempo, ma soprattutto eleva la sua qualità della vita.

“Con le dovute attenzioni ai diritti e al benessere complessivo del lavoratore – dichiara Lorenzo Bertuccio, presidente di Euromobility – non v’è dubbio che il lavoro a distanza, in forma di telelavoro o smart working, rappresenti una grande opportunità per le nostre città e la nostra qualità della vita, con evidenti vantaggi energetici e ambientali, sia a livello locale sia a livello globale. Al netto dei nefasti effetti e conseguenze della pandemia, non c’è che da augurarsi che la “sperimentazione forzata” lasci in eredità nuovi modelli di lavoro quando l’emergenza sanitaria sarà completamente rientrata”.

 

Il punto di vista dei datori di lavoro

Le potenzialità relative alla diffusione dello smart working sono certificate anche dal pensiero dei datori di lavoro. Chi lo aveva già attivato prima dell’emergenza sanitaria indica nel 41% dei casi la volontà di aumentare ulteriormente la quota di lavoratori in remoto rispetto a prima, quando si tornerà alla normalità. Fra i datori di lavoro che non lo avevano mai utilizzato è addirittura l’89% a pensare di introdurlo in pianta stabile nell’organizzazione aziendale.

La crescita del lavoro a distanza potrà essere rafforzata dalla presenza in azienda di un Mobility Manager, che oggi non è presente nel 69% delle aziende ed enti che hanno partecipato all’indagine di Euromobility, e dalla messa a punto di un Piano Spostamenti CasaLavoro (PSCL), redatto soltanto nel 15% dei casi del campione intervistato.

Per quel che concerne il PSCL il Decreto Rilancio ne conferma l’obbligatorietà all’interno delle imprese e pubbliche amministrazioni con più di 100 dipendenti.

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