Italia in cammino

Trent’anni di Erasmus: la diversità è un valore

di Luca Soldini, 11 Mag 2017
Nel 1969, quarantotto anni fa, Sofia Corrari – che non per nulla viene ricordata col nome di “Mamma Erasmus” – ebbe una intuizione rivoluzionaria: permettere l’interscambio degli studenti fra le Università di tutta Europa. Da quella intuizione nacque, nel 1987, uno dei progetti che più hanno influito sul processo di integrazione europea: l’ERASMUS. Il motto dell’Unione Europea è “in varietate concordia”, perché la grande forza del vecchio continente sta proprio nel pluralismo e nella contaminazione tra diverse culture.
Il progetto Erasmus ha, da sempre, l’ambizione di coltivare virtuosamente questa contaminazione, dando agli studenti universitari la possibilità – unica al mondo – di poter studiare per un certo periodo in uno dei Paesi dell’Unione.

Intuizione rivoluzionaria

Non si tratta soltanto di un’occasione di alta formazione scolastica, ma di un’esperienza di vita straordinaria. L’Erasmus dà a ogni studente universitario europeo la possibilità di conoscere un Paese, una cultura e una tradizione diverse dalla propria.
In trent’anni due generazioni di studenti e docenti universitari hanno avuto la possibilità di formarsi con la convinzione che la diversità sia un valore di cui fare tesoro, non un fantasma da scacciare ad ogni costo. Oggi il progetto Erasmus è cresciuto, è da rivoluzionaria intuizione è diventato realtà irrinunciabile.

Borse di mobilità per 60.000 giovani

Nel 2014 le borse di mobilità per studenti, insegnanti, tirocinanti e volontari hanno permesso a quasi sessanta mila giovani di usufruire di questa straordinaria possibilità.
L’Italia è il secondo Paese europeo per presentazione di candidature e uno tra i primi per realizzazione di progetti europei – 118 su un totale di 18mila. I dati relativi al progetto Erasmus sono sorprendenti, basti pensare che, sul totale di cittadini italiani che vi hanno partecipato, ben il 51% ha ricevuto un’offerta di lavoro da parte dall’impresa europea in cui veniva svolto il traineeship, a fronte di una media europea del 30%.
Dopo trent’anni il progetto Erasmus è definitivamente entrato nelle vite quotidiane di ogni studente europeo, generando un fenomeno culturale di grande avvicinamento ai comuni valori dell’Unione. Non si tratta solo di uno scambio universitario, né di qualche mese vissuto all’estero.
Sull’Erasmus si fonda il futuro, il presente e anche il passato dell’Unione Europea.

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