Italia in Parlamento

Egemonia riformista, finalmente

di Andrea Romano, 2 Mag 2017

Alla fine, più delle profezie, contano le persone in carne e ossa. Se negli ultimi cinque mesi abbiamo letto e ascoltato una miriade di annunci funebri sul PD, sulla sinistra italiana, su Matteo Renzi, su questi anni di governo, domenica scorsa è invece accaduto qualcosa di semplice, chiaro e concreto: un partito ha chiesto a iscritti ed elettori di scegliere la propria leadership e la direzione di marcia che quella leadership dovrà percorrere.

Due milioni di elettori per proseguire il cammino

E circa due milioni di iscritti ed elettori hanno scelto, a grandissima maggioranza, di proseguire sul cammino percorso in questi tre anni. Già la scelta della prosecuzione di una strada rappresenta, di per sé, una novità clamorosa se collocata in prospettiva storica.

Da anni, infatti, la sinistra italiana seguiva un andamento a zig zag tra leader e strategie politiche che a intervalli regolari emergevano, cadevano e si capovolgevano nel loro contrario.

Uno spettacolo confuso che lasciava senza risposte le domande sull’identità e sulle finalità politiche del PD, troppo spesso definite dall’essere “contro” l’avversario di turno piuttosto che dai loro obiettivi concreti.

Al contrario, per la prima volta dalla nascita del PD, le primarie del 30 aprile hanno confermato il consenso non solo per il segretario uscente ma anche e soprattutto per una strategia politica. Una strategia che, tra l’altro, negli ultimi mesi è stata sottoposta ad una sfida molto impegnativa dal voto referendario del 4 dicembre e dai suoi contraccolpi, dalle discussioni interne al PD e dall’uscita dal partito di alcune personalità di rilievo, da un percorso congressuale che non ha nascosto differenze anche radicali pur senza mai arrivare alla reciproca sconfessione personale.

Una strategia premiata

Eppure quella strategia è stata premiata dal 70% degli italiani e dalle italiane che hanno partecipato alle primarie, consolidando quella che oggi possiamo serenamente definire una egemonia culturale del riformismo sulla sinistra italiana. Si riparte da qui, dunque, sul percorso che porterà la sinistra italiana alla prova delle elezioni legislative: da una leadership forte anche di cadute e risalite e da un’identità condivisa nelle cose fatte e in quelle da fare.

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