Italia in cammino

La legge contro gli ecoreati è una vittoria contro le mafie

di Redazione, 29 Gen 2018

Nel 2015 l’Italia ha finalmente dato attuazione ad una Direttiva europea del 2008 che prescriveva agli Stati membri di adottare misure penali per la tutela dell’ambiente e dell’ecosistema. Con l’introduzione di 5 nuovi delitti, i cosiddetti ecoreati, all’interno del Codice Penale, ora il nostro Paese si pone come un modello da imitare nella lotta all’inquinamento e al traffico di rifiuti pericolosi, un business che dalla Terra dei Fuochi in poi è sempre stato un settore con lauti guadagni per la criminalità organizzata. Ora i magistrati possono contare su strumenti efficienti, dalla confisca alle sanzioni pecuniarie, come confermano i report del Ministero della Giustizia e gli studi di Legambiente e di AssoApra.

I nuovi reati ambientali

Con la legge 69 del 2015 nel Codice Penale italiano è stato introdotto un nuovo titolo di ‘delitti contro l’ambiente’. L’inquinamento ambientale è punito con la reclusione da 2 a 6 anni e una multa fino a 100.000 euro: è descritto come una compromissione significativa di acque, aria, sottosuolo, ecosistemi o biodiversità. Sono previste pene aggravate se come conseguenza dell’inquinamento derivano lesioni o addirittura la morte di una persona. Il disastro ambientale è invece un’alterazione irreversibile dell’equilibrio di un ecosistema, punito con la reclusione da 5 a 15 anni. Da un minimo di 2 fino ad un massimo di 6 anni di carcere sono previsti per coloro che abusivamente trafficano e abbandonano materiali ad alta radioattività. Chi impedisce il controllo ambientale, negando l’accesso ai luoghi o mutando artificiosamente il loro stato, può scontare da 6 mesi a 3 anni di carcere.

Contro le ecomafie

Scontano un aumento di pena tutti coloro che fanno parte di un’associazione finalizzata all’acquisizione della gestione o del controllo di attività economiche, concessioni o appalti di servizi pubblici. Ulteriore aumento è previsto se dell’associazione fanno parte pubblici ufficiali o incaricati di pubblici servizi. Essendo la disposizione finalizzata alla lotta contro le ecomafie, è previsto che il procuratore che sta procedendo per i delitti contro l’ambiente trasmetta notizia dell’indagine al Procuratore Nazionale Antimafia.

La confisca

Considerando che quello delle ecomafie è un business che vale, secondo Legambiente, circa 13 miliardi di euro l’anno, un’altra misura chiaramente rivolta a sconfiggere il circuito economico che si nasconde dietro gli ecoreati è la confisca che consegue direttamente con la sentenza di condanna. È sempre ordinato l’esproprio di tutti i proventi e di tutti gli strumenti usati per la commissione del reato; se non è possibile, il giudice può procedere alla ‘confisca per equivalente’, sequestrando beni di cui il condannato abbia disponibilità di valore pari a quando si è guadagnato con il reato.

Le condotte riparatorie

Se il fine della punibilità dei ecoreati è la tutela dell’ambiente e del territorio, fondamentale è stato prevedere uno sconto di pena per tutte le condotte successive alla commissione del delitto che assicurassero un ripristino dell’ecosistema, riducendo le conseguenze dannose dell’illecito stesso. È previsto uno sconto di pena fino a due terzi per il ‘ravvedimento operoso’ di chi si adopera per evitare danni ulteriori o provvede alla messa in sicurezza, alla bonifica ambientale o aiuta concretamente le autorità che effettuano le indagini. Il ripristino dello stato precedente dei luoghi inquinati può essere anche disposto dal giudice con la sentenza di condanna. In caso il reo non provveda, solo per questo può essere condannato ad una pena che va da 1 a 4 anni di carcere.

Studi positivi

Solo nel 2016, secondo il rapporto di Legambiente sulle Ecomafie, sono stati sanzionati 25.889 reati ambientali, con un calo del -7% rispetto al 2015, mentre aumentano sia gli arresti (225) che i sequestri (7277). Il dato più rilevante è il calo del fatturato delle Ecomafie, sceso del 32%. Le Arpa, Agenzie regionali di protezione ambientale, hanno elaborato dati secondo cui le attività prescrizionali sono in forte crescita e il gettito delle sanzioni comminate è cresciuto da 491mila euro a quasi 2,2 milioni. Un lavoro importante sull’impatto del provvedimento è stato effettuato anche dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti che ha studiato i lavori di 167 uffici giudiziari evidenziando come il 60% delle procure abbia già applicato la legge, specie al Sud e nelle Isole. Nella Relazione conclusiva si sostiene che: “Alla legge 68 del 2015, che ha agito sul problema storico dell’efficacia dello strumento penale nella materia della tutela ambientale, viene ad essere attribuita una funzione primaria di prevenzione generale degli illeciti”.

Risultati concreti

In Puglia per prevenire i reati contro il demanio marittimo nel 2017 è stata lanciata un’applicazione per le segnalazioni di abusi o infrazioni. E proprio in questa regione è stata eseguita l’indagine più importante, con ben 14 arresti per inquinamento, disastro ambientale e illegale fabbricazione di sostanze esplosive. L’Operazione ‘Poseydon’ ha smantellato una banda di pescatori di frodo che razziavano i fondali marini con i residuati bellici della Seconda guerra mondiale. A Brescia è stata bloccata un’organizzazione criminale dedita alla miscelazione di rifiuti pericolosi delle fonderie che venivano spacciati per materie prime che alimentavano gli altiforni di aziende siderurgiche. A Roma verrà processato per disastro ambientale Manlio Cerroni, proprietario della discarica di Malagrotta: secondo i periti c’è un rischio attuale per i cittadini per le infiltrazioni del percolato prodotto dai rifiuti nel sottosuolo della Valle Galeria. Servirebbe una bonifica del territorio ma dopo la chiusura amministrativa del sito solo una condanna potrebbe imporre alla ditta Colari di effettuarla a proprie spese.

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