Italia al Lavoro

Dopo la crisi tornano gli investimenti nel Sulcis, la ‘terra dell’industria’

di Redazione, 16 Feb 2018

Una delle situazioni più difficili generata dalla lunga crisi economica iniziata nel 2008: perché il Sulcis era una delle zone più industrializzate della Sardegna, tra miniere e imprese che garantivano lavoro a migliaia di persone e la rivoluzione tecnologica alle porte. Poi un lungo periodo di profondo rosso, con i cancelli alle fabbriche, i deprimenti ammortizzatori sociali, il grande risalto suscitato dalla protesta degli operai dell’Alcoa. Proprio da quell’impianto è pronta a ripartire l’economia di quella regione: la Sider Alloys, società svizzera che si occupa della produzione di acciaio, ha firmato l’intesa con il Ministero dello Sviluppo Economico. Si parla di oltre duemila posti di lavoro.

La firma

Finalmente è arrivata, dopo anni di cancelli chiusi, una speranza per i lavoratori dello stabilimento di Portovesme, balzati agli onori della cronaca quando la società americana Alcoa aveva deciso di cessare la produzione di acciaio e aveva iniziato la dismissione degli impianti nel 2012, conclusasi nel 2014 con la procedura di mobilità per tutti i 500 dipendenti della fabbrica. O meglio, più che una speranza, un risultato concreto: grazie all’impegno del Ministero dello Sviluppo Economico e di Invitalia, l’agenzia del Tesoro che si occupa di attrarre investimenti, a fine 2016 arriva la firma di un term sheet con Alcoa per cessare il processo di smantellamento e cercare un nuovo investitore. Che si palesa in Sider Alloys, società svizzera specializzata nella commercializzazione di metalli, che ha firmato il contratto per il passaggio di proprietà dello stabilimento, nel frattempo trasferito da Alcoa ad Invitalia.

Il piano industriale

Gli svizzeri hanno messo sul piatto un investimento sul sito di 135 milioni per il risanamento e il rilancio del sito: oltre ai 20 milioni messi da Alcoa per il riavvio, sono stati stanziati 8 milioni dalla Regione Sardegna e 84 sono stati ottenuti con un finanziamento a tasso agevolato da rimborsare in otto anni. Altri 10 milioni sono stati previsti per un impianto da utilizzare per la produzione di vergelle. L’azienda ha già firmato anche l’accordo per la fornitura di energia, per riavviare l’impianto entro 18 mesi. Secondo Salvatore Cherchi, coordinatore del Piano Sulcis, l’intero complesso dell’alluminio vale, tra diretti e indotto, oltre duemila posti di lavoro.

L’importanza strategica

Per il Ministro Carlo Calenda “la vicenda Alcoa è simbolica oltre che concreta, perché la sua crisi nasce dall’idea che determinate produzioni in Occidente, e in particolare in Italia, non si possano più fare. È una cosa che non condividiamo, visto che l’Italia è importatrice di alluminio” ed è costretta a pagare dazi salatissimi. Il riavvio dello stabilimento di Portovesme è dunque fondamentale anche per l’economia nazionale, con l’azienda che ha previsto di coprire il 15% del mercato nazionale e il 3% di quello europeo. Il governatore della Sardegna Francesco Pigliaru ha parlato di un grande risultato, “non smetto di ringraziare Calenda e il ministero, il lavoro è stato fatto egregiamente contro demagogismi e soluzioni facili” perché a salvare il complesso sarà un imprenditore e non lo Stato.

Riparte il Sulcis

Se il caso di Portovesme è quello più rilevante e simbolico, dal Sulcis stanno arrivando altri segnali di ripresa. Roberto Puddu, segretario generale della Camera del Lavoro CGIL Sulcis Iglesiente, ha ricordato anche il ritiro dei licenziamenti della Rosa dei Marganai, lo sblocco delle progressioni economiche per i lavoratori delle ASL e il trasferimento in Carbosulcis del progetto di altissima tecnologia ‘ARIA‘, in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e i laboratori del Gran Sasso, che consisterà nel montaggio dei primi moduli della colonna criogenica, testati al CERN di Ginevra, per la produzione di gas rari attraverso la separazione degli isotopi nell’aria.

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