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Def: in cerca di accordo verso la legge di Bilancio

di Giovanni Crisanti, 27 Set 2018

Il DEF – Documento di economia e finanza – è stato introdotto dalla legge 7 aprile 2011 n. 39 dell’ultimo governo Berlusconi e secondo le disposizioni ogni esecutivo è obbligato a presentarlo entro il 10 aprile di tutti gli anni.

L’obiettivo del documento DEF è quello di indicare e programmare una strategia economica e finanziaria a medio termine.

C’è una struttura ben precisa da seguire che ne veicola l’applicazione su tre fronti:

 

– Il programma di Stabilità, quindi l’iter da rispettare per cercare di accelerare la riduzione del debito pubblico;

 

– Le analisi e le tendenze della finanza pubblica in generale, un’analisi appropriata del conto economico e della cassa durante l’anno decorso, una serie di previsioni per quanto riguarda il saldo di cassa statale e le indicazioni sulle coperture ipotetiche per le singole misure;

 

– Il Programma Nazionale di Riforma – in sigla Pnr – che descrive in maniera dettagliata l’indicazione dello stato di avanzamento di tutte le riforme avviate dal governo e degli eventuali squilibri dal punto di vista economico, sia per la Banca Centrale che per il mondo imprenditoriale in cui possono incidere sulla competitività.

 

Il DEF del governo del cambiamento?

 

Per quanto riguarda il Governo Gialloverde di Di Maio e Salvini, i Ministeri e Palazzo Chigi stanno lavorando per la ricerca di un accordo stabile tra le due parti che possa fornire una quadra chiara sui numeri per aggiornare il DEF e la legge di Bilancio, con scadenza fissata per il 15 ottobre.

Sembra che i due vicepremier stiano trovando un valore per il rapporto deficit/PIL che si attesta intorno al 2,4%, quindi alcuni decimi di punti sopra rispetto alle precedenti stime.

A differenza di quanto si temeva però, i parametri europei sembrano essere rispettati.

 

Se, come proposto dal ministro dell’Economia Giovanni Tria, si rimanesse entro il 2% si dovrebbero recuperare intorno ai 17 miliardi di euro in modo da finanziare lo stop alle clausole di salvaguardia evitando che l’IVA aumenti.

Le risorse “in avanzo” saranno pronte per il finanziamento delle riforme, o meglio di una minima parte di quelle che erano state annunciate in campagna elettorale e firmate nel contratto di governo.

 

Quali i veti del M5s a Lega sul DEF?

 

Di Maio continua a ribadire con costanza che il reddito di cittadinanza, quota 100 e l’aumento delle pensioni minime debbano essere punti fondamentali della prossima legge di bilancio.

Se questi parametri non dovessero essere rispettati il M5S non voterebbe la nota di aggiornamento al Def in Consiglio dei ministri.

Mancavano infatti solo due giorni alla presentazione della Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza, quando il Ministro del Lavoro ha insistito «Per me non ha senso parlare solo di deficit».

 

Alle 16 di oggi – 27 settembre 2018 – si terrà un vertice tra il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e i tre Ministri Luigi Di Maio, Matteo Salvini e Giovanni Tria.

A seguire, per le 20, sarà convocato il Consiglio dei ministri.

La svolta potrebbe essere dettata da un cambiamento nella gestione del rapporto deficit/Pil, che contrariamente all’1,9% di ieri, oggi i vicepremier vorrebbero portare al 2,4%, mentre Tria pretende di mantenerlo entro il 2%.

Riusciranno a trovare un accordo? Difficile che le manovre su tasse, REI e pensioni siano conciliabili, ma la risposta si vedrà solo al momento dell’approvazione, avendo chiari tagli e misure.

 

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