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Decreto Milleproroghe, sì della Camera

13 Set 2018

Il testo del decreto Milleproroghe è stato approvato oggi dalla Camera dei Deputati e passa al Senato che, se dovesse approvare il testo così com’è, diventerebbe legge.

Se l’etimologia della parola non ci inganna, con Decreto Milleproroghe si intende “portare avanti” proseguire, dilazionare o quantomeno prolungare dal punto di vista temporale una iniziativa precedentemente stabilita. Segno evidente che quanto fatto in passato non era poi così sbagliato.

Questo comunque il contenuto del testo, tanto per capire che cosa in concreto cambierà (o proseguirà) nella nostra vita.

  • Iscrizione a scuola anche a bambini non vaccinati: prorogato al 10 marzo 2019 il termine per la presentazione della documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni (vedi vaccini: cosa fare per entrare a scuola).
  • Prorogati per tutto il 2019 i rendiconti dei lavori per la messa in sicurezza delle scuole da parte del Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (Cipe);
  • Prorogate le graduatorie per l’insegnamento all’estero;
  • Proroga del bonus cultura per i neomaggiorenni tramite 18app;
  • Prorogata l’entrata in vigore dell’ISEE Precompilato: partirà dal 2019 la collaborazione tra Inps e Agenzia delle entrate.
  • Prorogato a 180 giorni il termine per l’adesione da parte delle banche al credito cooperatico (Bcc);
  • Prorogata a tutto il 2018 la partecipazione italiana all’aumento di capitale della Banca Africana di Sviluppo.

 

Curiosità: esponenti del governo in più di un’occasione si sono dichiarati contrati al bonus per i diciottenni, definendolo superfluo e inutile. Il decreto milleproroghe lo mantiene per tutto il 2018.

Cancellato il fondo per le periferie: scomparirà il finanziamento da 1,6 miliardi di euro per la riqualificazione delle periferie. Il testo non ha quindi recepito l’accordo tra Anci e Presidenza del Consiglio.

 

Il decreto Milleproroghe nella tradizione del Parlamento italiano

L’usanza di racchiudere tutte le scadenze in un unico provvedimento d’urgenza, un decreto legge appunto, che permetta di restringere i tempi della discussione parlamentare è iniziata nel 2005.

L’allora Governo Berlusconi per rinviare una serie di scadenze che sarebbero arrivate con la fine dell’anno, si inventò il decreto milleproroghe.

Per tagliare ulteriormente la discussione si arrivò in alcune circostanze ad applicare anche la pratica dell’articolo unico seguito da una serie sconfinata di numeri, lettere, sia nell’alfabeto italiano che greco e chi più ne aveva più ne metteva.

Questa pratica ha spesso portato all’approvazione di vere e proprie leggi monstrum, formate da una serie infinita di commi. Pratica duramente criticata dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi durante tutto il suo mandato.

Anche il ricorso al Decreto Milleproroghe in più di una occasione è stato criticato dal presidente Giorgio Napolitano che in due occasioni (2011 prima e 2012 poi) fu costretto a scrivere a Parlamento e Governo invitandoli a limitare la tendenza ad “infilare” in un unico provvedimento qualsiasi cosa.

Nel 2012 è intervenuto sulla questione anche il giudice delle leggi per chiedere una limitazione del ricorso al decreto milleproroghe.

La Corte costituzionale infatti è stata costretta ad annullare parte delle disposizioni contenute nel decreto 2010 proprio a causa della «manifesta estraneità alla materia e alle finalità del medesimo decreto».

Ma la tendenza a “milleprorogare” non sembra svanire.

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