Italia al Lavoro

Debunking/ La flat-tax aiuta i più poveri?

8 Feb 2018

“La flat tax sarà tutta a vantaggio dei ceti medio-bassi” e poi ancora “La sinistra al caviale sta con i ricchi e per questo non vuole e demonizza la flat tax”. E con queste dichiarazioni di Renato Brunetta, capogruppo alla Camera di Forza Italia, diamo il via alle danze: inizia così la campagna elettorale del partito del Cavaliere, un mese di propaganda politica che già si annuncia connotata da parole ad effetto con l’unico obiettivo di gettare il fumo negli occhi agli elettori.

Vediamo perché. Innanzitutto, la Flat Tax, sistema fiscale proporzionale e non progressivo, come ha sottolineato Mario Sensini, andrebbe a favore, proprio perché proporzionale, di tutti i ceti e quindi non solo di chi guadagna 20mila euro annui ma anche di chi ne guadagna 200mila. Ma c’è di più: in questo modo non viene rispettato il principio di “progressività” sancito dalla Costituzione e, per intenderci, i ricchi avrebbero gli stessi benefici dei poveri.

La riforma favorisce i più ricchi

Prendiamo in esempio la platea dei beneficiari così da capire come i vantaggi siano a favore dei contribuenti più ricchi: oggi sei contribuenti su sette, oltre l’80 percento, pagano un’aliquota più bassa di quel 23% proposto con la flat tax. È chiaro dunque che per i più deboli i benefici saranno minimi o nulli. Una stangata al ceto medio-basso senza se e senza ma. Silvio Berlusconi, in una recente intervista ha commentato che le minori entrate per lo Stato sarebbero compensate dai tagli ai trasferimenti alle imprese e alle agevolazioni fiscali. A fare da contraltare alle parole di Berlusconi una strutturata argomentazione esposta da uno dei consiglieri economici di Palazzo Chigi Yoram Gutgeld: “Il biglietto del bus passerebbe da 1,5 a 5 euro, perché parte dei trasferimenti alle imprese sono sussidi al trasporto locale. Le poste non consegnerebbero più nei piccoli centri, perché quello è un servizio in perdita finanziato dallo Stato. Le ferrovie non investirebbero più perché i soldi sempre dalle casse pubbliche arrivano. Sono tutti colpi al ceto medio. E con le agevolazioni è ancora peggio”.

Le “contraddizioni” della copertura economica proposta da FI

Nell’intervista di Mario Sensini, Brunetta spiega inoltre: “La flat tax costa 40-50 miliardi solo il primo anno, poi si ripaga, perché porta un aumento del gettito”. Non è possibile togliere dal bilancio pubblico 50 miliardi e coprirli con la maggiore crescita puntando sull’improvvisazione. Devono esserci o 50 miliardi di maggiori entrate (quindi alzo le tasse) o 50 miliardi di minori spese. Ipotesi che stride con l’obiettivo del capogruppo forzista alla Camera: ovvero ridurre il debito fino al 100% del Pil in 5 anni. Per le coperture Brunetta parla anche di togliere tutte le pendenze fiscali degli italiani: un condono fiscale che però coprirebbe solo una tantum, oltre al pessimo segnale che darebbe ai cittadini. Forza Italia prevede lo sfoltimento delle spese fiscali non connesse all’Irpef, ovvero l’eliminazione di tutta una serie di detrazioni, lasciando solo alcuni sconti fiscali (come quelli dedicati alla prima casa e ai farmaci). Una mossa che – a ulteriore conferma dell’iniquità della riforma – annullerebbe anche gli 80 euro, misura pensata appositamente per aiutare il ceto medio basso.

 

 

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