Italia in Parlamento

D’Alema, la Dc e la sinistra: ritorno al passato?

di Luca Soldini, 19 Giu 2017
“Se i cittadini me lo chiederanno, mi candiderò”. Suonano chiare le parole di Massimo D’Alema a Foggia, durante un incontro organizzato da MdP-art 1. La politica italiana, purtroppo, ha sempre nutrito grande fascino per la nostalgia, volgendo spesso lo sguardo indietro nel tempo e troppo poco in avanti,  verso il futuro. D’altronde i segnali erano chiari, e poco equivocabili. Furiosa frammentazione a sinistra del principale partito della sinistra italiana, discesa in campo annunciata di una rediviva democrazia cristiana: questo 1993 appare non poco intrigante. Fosse una serie TV ci sarebbe di che essere entusiasti, ma purtroppo è la realtà.

Un rinnovamento fisiologico

L’elezione di Macron alla Presidenza della Repubblica di Francia, e il successivo trionfo di En Marche! alle legislative, dimostra che, in altre realtà, il rinnovamento della democrazia non solo è possibile, ma fisiologico. In numerose esperienze democratiche la “rottamazione” – termine tagliato con l’accetta che ben rappresenta la necessaria prospettiva di rinnovamento della classe dirigente – è vista come necessaria, coessenziale allo stesso concetto di democrazia.
In Italia, al contrario, il rinnovamento viene percepito come tragico, evitabile e, in concreto, evitato. Una classe dirigente appigliata senza scrupoli a rendite di posizione fuori dal tempo e da ogni logica appare retriva a qualunque prospettiva di cambiamento. Beninteso, l’esperienza di chi conosce la macchina pubblica è necessaria, ma una nuova prospettiva è assolutamente indefettibile.

Il cambio di passo che aspettiamo

Per questo il ritorno in campo di Massimo D’Alema, per quanto caldeggiato dai più nostalgici, rappresenta una cocente sconfitta per il nostro sistema politico. L’incapacità di rinnovamento, gli ostacoli che vengono posti in questo senso e la cieca diffidenza nei confronti del rinnovamento hanno l’effetto di gettare nello sconforto non solo coloro i quali credono poco nella politica, ma anche tutti quelli che – miracolosamente – ancora credono che un cambio di passo sia possibile. Una democrazia incapace di rinnovarsi, in definitiva, diventa anarchia.

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