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Copyright: le regole del Parlamento Europeo

12 Set 2018

Oggi il Parlamento Europeo ha approvato la direttiva Ue contenente le nuove regole sul diritto d’autore. La direttiva Ue sul copyright non cambierà la nostra vita a breve perché il documento adesso dovrà essere discusso dalle istituzioni europee con tempi molto lunghi. Potrebbe servire anche un anno di discussione senza arrivare alla fine ad un testo definitivo.

Che cosa dice la direttiva Ue sul Copyright

È stata una discussione sofferta, fino all’ultimo il testo è stato corretto e limato perché i gruppi parlamentari presentavano divisioni anche interne.

Già a luglio si era svolta una prima discussione, rimandata proprio per poter analizzare meglio gli articoli più ostici.

Obiettivo del documento, aggiornare le regole sul diritto d’autore ai tempi di internet, visto che la materia a livello Ue è rimasta ferma al 2001.

Al solito, come tutti i documenti europei anche la direttiva sul Copyright avrebbe il compito di armonizzare la normativa allineando quella dei singoli stati con regole comuni e chiare.

E fino a qui l’accordo è praticamente unanime. Il problema, come sempre, è come attuare questo obiettivo.

Gli articoli 11 e 13 della direttiva Ue sul Copyright

L’articolo 11 della direttiva Ue sul Copyright si occupa del rapporto tra editoria e piattaforme.

Da mesi la discussione si è incentrata appunto sul giusto rapporto tra colossi del web come Google e Facebook rispetto ad altre piattaforme. Gli editori sostengono che i due “giganti” dovrebbero prevedere un compenso dal momento che “sfruttano” i contenuti delle altre piattaforme, google e facebook al contrario sostengono che il traffico di queste deriva proprio da risultati dei motori di ricerca e dall’attività del social.

Secondo il documento ogni stato membro dovrà assicurarsi che gli editori ricevano compensi consoni ed equi per l’uso dei loro contenuti da parte delle piattaforme on line.

Piattaforme online, siti web, social ma anche chat e messaggistica dovrebbero pagare per l’utilizzo dei contenuti forniti dagli editori, quando ad esempio si ripubblica attraverso uno snippet un articolo. A pagare quindi potrebbe essere ad esempio Google News così come tiscali e altre piattaforme.

La norma è stata ribattezzata per questo linktax perché avrebbe potuto riguardare anche una semplice condivisione tramite post su siti personali, associativi e aziendali.

La discussione di oggi ha chiarito che il passaggio riguarda soprattutto le grandi piattaforme, escludendo l’utilizzo privato dei link ma lasciando la tassa per gli usi commerciali (salva quindi wikipedia). Se ci sarà solo condivisione di collegamenti ipertestuali hyperlink non ci sarà vincolo di copyright, mentre invece se i link avranno anche una descrizione e un accompagnamento come nello snippet, ci sarà la copertura da copyright.

L’articolo 13 della direttiva Ue sul Copyright stabilisce un controllo da parte delle piattaforme internet su cosa viene caricato: verranno quindi esclusi contenuti protetti dal diritto d’autore. Ogni fornitore di servizi online dovrebbe così dotarsi di un sistema Content ID per evitare che sia violato il copyright.

Le critiche alle norme sul Copyright

Le principali critiche al testo portato oggi in aula dal Parlamento europeo sul Copyright vertono principalmente sul fatto che sviluppare sistemi di controllo come il Content ID ad esempio potrebbe nuocere i piccoli gruppi editoriali, perché il loro costo è piuttosto alto e soluzioni alternative sono al momento molto difficili da attuare.

Un’altra critica al “blocco” dei contenuti sostiene appunto che questo possa limitare la libertà di espressione.

Non vengono invece previsti filtri sui contenuti: ogni piattaforma online dovrà pensare ad un sistema di controllo e reclamo gestito da persone e non da algoritmi. I contenuti protetti da copyright dovranno essere rimossi oppure si dovrà pagare chi detiene i diritti.

Il futuro delle disposizioni

Il testo di oggi dovrà essere ancora analizzato attraverso negoziati tra parlamento, commissione Ue e Stati membri. Di sicuro quella di oggi è una vittoria dei sostenitori della direttiva dal momento che, dopo la bocciatura di luglio e viste le elezioni europee del 2019, non ci sarebbe più stata occasione di discuterle e approvarle.

È importante quindi ricordare che le disposizioni di cui oggi si parla non saranno applicabili da domani ma saranno la base per la trattativa della futura discussione

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