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Caso Consip, dalle prove false al depistaggio: è quasi eversione

di Annalisa Chirico, 10 Giu 2017

Ormai siamo oltre la Repubblica giudiziaria. C’è un che di eversivo. Come possiamo fidarci di ‘questa’ giustizia? Ricapitoliamo: la procura di Napoli indaga sugli appalti al Cardarelli ma, per qualche oscura ragione, le indagini dal retroscena di un ospedale locale balzano sul palcoscenico nazionale toccando il cuore del potere romano. Il pm Henry J. Woodcock mette sotto indagine il padre dell’allora premier Matteo Renzi e il suo fedelissimo, Luca Lotti. Il primo avrebbe ‘trafficato in influenze’, non si sa bene a quale scopo, non c’è prova di utilità in denaro o altro, una ridda di millanterie.

Il secondo avrebbe disvelato l’esistenza di una inchiesta alle persone indagate, anche qui zero prove ma le ‘accuse’ dell’ad Consip. Sia come sia, le indagini faranno il loro corso, e hanno bisogno di tempo e riserbo. Nel frattempo però – e qui c’è il risvolto INQUIETANTE – il fascicolo passa per competenza a Roma che per prima cosa REVOCA la delega delle indagini al Noe.

Pignatone e gli scoop del Fatto

Pignatone non si fida, troppe fughe di notizie. Quando il Noe viene estromesso, gli scoop del Fatto quotidiano si arrestano, coincidenze. Ma la storia non è finita.

Il Noe, che dovrebbe occuparsi di reati ambientali ma con Woodcock indaga sempre su appalti e corruzione, continua a INTERCETTARE Tiziano Renzi, una conversazione privata col figlio finisce sul Fatto quotidiano come anteprima di un libro, si scopre che la procura napoletana, nonostante il deficit di competenza, continua a indagare su Renzi senior sebbene quest’ultimo sia formalmente sotto indagine a Roma (per giunta, per un reato – il traffico d’influenze – che non ammette captazione telefonica).

Nel frattempo il comandante del Noe Giampaolo Scafarto finisce indagato dalla procura di Roma perché avrebbe manipolato atti di indagine, inventato un ruolo dei servizi segreti inesistente, attribuito stralci di conversazione alle persone sbagliate … per avvalorare la tesi della colpevolezza di Renzi. Pensate che sia finita qui…e invece no.

Sentito per la prima volta dai pm capitolini, Scafarto, un carabiniere, un uomo dello stato, NON RISPONDE alle domande, si trincera dietro il silenzio. Quando decide di parlare, dice che Woodcock lo aveva indirizzato in una precisa direzione.

Sessa e il reato di depistaggio

Oggi il suo numero due, Alessandro Sessa, si reca in procura con l’avvocato perché pure lui è indagato per il reato di DEPISTAGGIO. Non so voi, ma qui siamo oltre la Repubblica giudiziaria. C’è un che di eversivo. Chi può fidarsi di ‘questa’ giustizia? Quanti sono i signor Nessuno che finiscono nelle maglie di questi intrighi senza potersi difendere?

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