Risolvere i conflitti tra Stato e Regioni

C’è un problema chiaro nella mente del legislatore: l’agenda della Corte Costituzionale è intasata da conflitti d’attribuzione Stato-Regioni che non accennano a diminuire.

Se state pensando che sia un problema di poco conto vale la pena sottolineare che l’incertezza causata dall’attuale situazione (ad esempio il soggetto titolare in materia energetica) danneggia pesantemente le scelte di investimento delle imprese, il potenziale occupazionale, l’economia.

La soluzione elaborata dal legislatore, che per mestiere è incaricato di risolvere questi problemi, è una riforma del Titolo V. Noi cittadini siamo chiamati ad informarci e, al referendum di novembre, possiamo scegliere di accettare o rifiutare la soluzione proposta. E’ un momento decisivo per il Paese e l’ultima parola spetta a noi.

Cerchiamo di intenderci meglio. Il Titolo V della Costituzione ha lo scopo di distribuire le competenze legislative tra lo Stato e le Regioni. Perché, allora, l’attuale testo del Titolo V, in vigore dal 2001, intasa la Consulta di conflitti d’attribuzione e contenziosi?

Perché il testo attuale, che prevede il potere legislativo, a seconda degli ambiti, riservato o allo Stato o alle Regioni, prevede anche alcune aree di competenza “concorrente”: è il caso di istruzione, tutela della salute, governo del territorio, energia e trasporti.

“Questo quadro dai confini incerti ha innescato numerosi ricorsi da una parte e dall’altra: lo Stato lamentava l’ingerenza delle norme regionali in ambiti di propria competenza e le autonomie hanno fatto altrettanto rispetto alle leggi nazionali” leggiamo sul Sole 24 Ore in un articolo di Antonello Cherchi e Marta Paris.

Per chi non sia sicuro dell’impatto della riforma del 2001 sul profluvio di conflitti:

contenzioso-stato-regioni

Questo errore si vuole correggere.

Il nuovo Titolo V ridisegna la geografia delle materie affidate al legislatore nazionale e a quello regionale. Amplia gli ambiti di competenza esclusiva dello Stato ed elimina la competenza concorrente. Con questa riforma, lo Stato sarà responsabile dell’energia, le infrastrutture, la tutela e la sicurezza del lavoro, il commercio con l’estero, l’ordinamento delle professioni e delle comunicazioni. Non vogliamo un piano nazionale sugli aeroporti? Non vogliamo che l’autista di un camion che attraversa 5 regioni chieda un solo permesso e non 5?

A novembre saremo noi a decidere: se voteremo No, tutto resterà come oggi. Per cambiare, bisogna votare Sì.