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Stefano Ceccanti: “Con la vittoria di Macron l’Unione federale è più vicina”

di Redazione, 12 Giu 2017

I risultati francesi di ieri sono stupefacenti nella loro ampiezza a favore di Macron?

Niente affatto. E’ un prodotto logico di quel sistema, che si può condividere o meno, ma così è.

Il sistema messo in piedi nel 2000 e praticato dal 2002 che ha allineato a cinque anni il mandato presidenziale e ha messo le legislative un mese dopo, in luna di miele del Presidente, è fatto apposta per dare all’elettore l’idea che le legislative servano a dare una maggioranza al Presidente neo-eletto.

Quindi la partecipazione scende perché tutti quelli che hanno votato il neo-eletto tornano alle urne, mentre una parte degli altri resta a casa per lasciar governare il Presidente neo-eletto. Peraltro per molti elettori, che hanno votato anche in due turni di primarie, si trattava del quinto turno di voto a distanza di poche settimane!

Guardiamo la serie storica:

2002 Chirac 19,9% voti primo turno, 69% dei seggi al secondo legislative

2007 Sarkozy 31,2% voti primo turno, 59,8% dei seggi al secondo legislative

2012 Hollande 28,6% voti primo turno, 59,8% dei seggi al secondo legislative

Il sistema, che è logico, è ben più maggioritario del nostro “combinato disposto” criticato nel referendum: il Presidente è ricompreso nel continuum di maggioranza (che anzi nasce da lui) e si va ben oltre i 54% dei seggi…

Non era sensato aspettarsi niente di diverso anche se le Presidenziali le ha vinte un outsider di un partito nuovo: il sistema francese, specie dal 2002, è un sistema di “produzione costituzionale” dei partiti come spiegava lo studioso Pierre Avril:

 “Quando l’elezione è considerata anzitutto come una decisione, cioè quando la priorità è attribuita alla scelta dei governanti e all’organizzazione della loro responsabilità di fronte agli elettori, la struttura del sistema dei partiti (quali che siano i suoi componenti interni) sarà molto probabilmente guidata dal sistema che gli impone i suoi vincoli. Inversamente, quando le elezioni hanno come fine e funzione quella di assicurare una rappresentanza fedele della società attraverso le sue forze principali, sarà invece la struttura di queste ultime che tenderà a modellare il sistema dei partiti”.

Cosa si capisce e si capirà del posizionamento di Macron sull’asse destra-sinistra, al di là della sua posizione pro-europea?

Domenica prossima nella gran parte dei collegi si scontreranno un candidato della maggioranza presidenziale (LREM, MDM) e uno di centro-destra (Rep, Udi).

Cosa capiranno gli elettori? Quello che dice Daniel Cohn Bendit oggi a Repubblica, che quella di Macron è una proposta di un nuovo centrosinistra liberale contro il centrodestra. In fondo il macronismo è la confluenza tra le due componenti europeiste, quella del socialismo riformista e quello dei moderati giscardiani, i due tronconi dell’eredità di Schuman.

Potrà quel movimento allo stato gassoso garantire una coerenza nei voti in Assemblea Nazionale?

Si tratta certo di una sfida, ma questo esito non è stato affatto garantito dalla maggioranza socialista in questa legislatura, in cui i “frondeurs” di Hamon hanno costantemente messo in crisi la maggioranza di Hollande; una delle cause più rilevanti del suicidio del Partito  Socialista.

Quali le conseguenze europee?

Per la prima volta c’è una maggioranza marcatamente europeista di dimensioni imponenti all’Assemblea Nazionale. Questo renderà più stringente la prospettiva dell’Unione federale, che inciderà sulle prossime elezioni nel continente in maniera decisiva, Italia compresa.

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