Italia in Parlamento

Il “caso Dessì” imbarazza il M5S e mette in luce tutte le falle del suo sistema

5 Feb 2018

Il dibattito sugli “impresentabili” nei vari schieramenti politici tiene banco da qualche giorno. Ma c’è un caso che è particolarmente emblematico, perché la strategia per prendere le distanze dall’incandidabile dice molto del partito che la mette in pratica. Stiamo parlando del “Caso Dessì” e del M5s. Già consigliere comunale a Frascati, militante della prima ora, Emanuele Dessì è il candidato al Senato che ha messo in imbarazzo il Movimento guidato da Luigi Di Maio. Oggetto della “vergogna” un video in cui Dessì balla con il pugile Domenico Spada, esponente del noto clan di Ostia, arrestato e condannato per usura ed estorsione. Non solo, sulla figuraccia pentastellata hanno influito anche l’irrisorio canone di locazione che Dessì paga per vivere in una casa del Comune – 7 euro al mese circa – e il post in cui fiero annunciava di aver picchiato giovani romeni. Tante, troppe le cose che stridono con la “filosofia” del Movimento e Luigi Di Maio è stato costretto a “rinnegare” Dessì. Per la precisione, il leader del M5s ha detto che Dessì «ha rinunciato alla sua candidatura e ha rinunciato alla sua eventuale elezione in Parlamento». Peccato che le cose non siano così semplici.

Perché Dessì non può rinunciare alla candidatura

La legge dice che non è possibile rinunciare a una candidatura modificando le liste già depositate. Quindi Dessì è ancora a tutti gli effetti candidato nel listino proporzionale per il collegio Lazio 3: il suo nome comparirà sulla scheda elettorale e c’è la possibilità che venga eletto. Se succederà, stando alle parole di Di Maio, Dessì rinuncerà al seggio, ma la procedura non è semplice né automatica. Le eventuali dimissioni post elezione richiederebbero il voto della maggioranza dell’Aula: una procedura che può durare mesi, anche anni, e poi concludersi in nulla di fatto. Verrebbe da chiedersi come fa Di Maio a non essere consapevole di tutto questo tanto da millantare l’esclusione degli “impresentabili” dalle loro liste e chiedere lo stesso agli altri partiti?

Le falle del Movimento spiegate dal “caso Dessì”

Il “caso Dessì” non solo fa tremare il Movimento ma mette in luce tutte le falle del sistema grillino, a partire dalla tanto conclamata “onestà”. La cronaca recente, infatti, evidenzia come non basti essere iscritti al partito delle stelle per essere onesti a prescindere. Non solo: Di Maio ha chiesto il ritiro della candidatura anche da parte degli avversari indagati, non ci sono forse indagati nel Movimento? Un nome su tutti: Virginia Raggi. Già, perché la sindaca di Roma è indagata per falso in atto pubblico ma strenuamente difesa da militanti e portavoce. È qui che il “doppiopesismo” del Movimento cinque stelle raggiunge l’apice dell’assurdo: i pentastellati infatti continuano a condannare atteggiamenti presumibilmente sbagliati da un punto di vista etico e morale fin quando riguardano altri schieramenti politici. Ma gli stessi “reati” passano in secondo piano quando invece i “colpevoli” sono tra le loro fila. Una struttura fallimentare che già dalle fondamenta esordisce attraverso un meccanismo di controllo “autoritario”: una società, Casaleggio associati, che attraverso la piattaforma Rosseau detiene il controllo di iscritti, comunicazione e dinamiche politiche. In barba alla democrazia.

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