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Caso Cesaro: Napoli non diventi feudo clientelare

di Gennaro Migliore, 31 Gen 2018

Napoli, la mia terra, il luogo nel quale sono cresciuto, in questi settimane ha dovuto subire l’ennesimo smacco, portando nuova sfiducia verso la politica e le istituzioni. I Cesaro, sia il padre Luigi che il figlio Armando, sono direttamente coinvolti in un’indagine per voto di scambio in Campania durante la campagna elettorale del 2015, che ha visto Armando Cesaro eletto come consigliere di Forza Italia presso la Regione Campania.

Un’indagine che getta inquietanti ombre sulla campagna elettorale che è in corso e che desta non poche preoccupazioni.

La piaga del clientelismo

Nel Sud Italia, purtroppo, ci sono ampi fenomeni di voto di scambio. Una piaga. E come tale, va esaminata con prudenza e grandissima attenzione. Le circostanze portate alla luce da questa inchiesta configurano, se confermate, un quadro di una perdurante continuità nella richiesta di voti attraverso meccanismi clientelari.

Non si può dunque parlare, come qualcuno ha già fatto, di giustizia ad orologeria. Peraltro, la nuova inchiesta sul voto in Campania è arrivata in un momento in cui le liste non erano ancora state presentate. Se non bisogna spettacolarizzare le inchieste, problema sul quale sono assolutamente d’accordo, non bisogna però neanche parlare di giustizia ad orologeria.

Il contesto nel quale nasce questa inchiesta non è nemmeno tra i migliori per la famiglia Cesaro, visto che due fratelli di Luigi Cesaro sono detenuti per presunte collusioni con la camorra. Un contesto dunque non immune alle inchieste della magistratura. Pur essendo quella penale una responsabilità individuale, i diretti interessati devono stare attenti prima di urlare al complotto.

L’impegno del Pd

In questo contesto devono essere i partiti a dover assumersi le responsabilità di escludere eventuali candidature: il Pd lo ha fatto alle politiche e anche alle ultime regionali, Forza Italia invece ha avuto la spudoratezza di indicare Luigi Cesaro come capolista al Senato su Napoli e Salerno.

Nel Pd la battaglia per la legalità è al primo punto e vorremmo che tutti facessero la stessa scelta. I voti vanno raccolti sulla proposta, non con altri meccanismi, ed è quello che stiamo facendo e abbiamo sempre fatto come Partito Democratico.

Napoli e la sua provincia per troppi anni sono state vittime di questi indegni metodi di raccolta del consenso. La legalità va costruita giorno per giorno, creando gli anticorpi culturali capaci di diventare antidoto a questa deriva, e i partiti devono essere immuni a prescindere.

Il politico deve stare in campo per rappresentare speranze e ridurre le sofferenze, deve essere il motore per attivare processi educativi e di crescita per contrastare culturalmente certi meccanismi.

Come Partito Democratico non permetteremo mai che Napoli, e la sua provincia, diventino un “feudo clientelare” al servizio di qualcuno, non permetteremo mai che le speranze riposte dai cittadini nella politica diventino solo un metodo per costruire dei virtuali uffici di collocamento, non permetteremo mai che la mia terra, la nostra terra, sia ancora usurpata e infangata da pratiche ignobili come il voto di scambio.

 

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