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Boeri, i vitalizi e la soluzione più semplice

di Paola Alunni, 19 Set 2018

Vitalizi dei Parlamentari, seconda puntata. Oggi il presidente dell’Inps Tito Boeri nella sua audizione al Consiglio di Presidenza del Senato ha presentato la relazione in merito ai vitalizi dei Parlamentari alla presenza di Elisabetta Alberti Casellati.

Tra le altre cose affermate dal Presidente dell’Inps, anche il concetto di insostenibilità delle regole scritte in totale autonomia. «Le regole definite in totale autonomia dal nostro Parlamento rendevano il sistema assai poco trasparente. A differenza di quanto avviene per i rapporti contributivi ordinari – ha continuato Boeri – nel caso dei deputati l’ente responsabile di erogare le indennità di carica è lo stesso che eroga gli assegni previdenziali».

Il risultato di questa “peculiare confusione”, ha dichiarato Boeri, di due ruoli in un unico ente è che la quota di contributi a carico della Camera o del Senato non viene versata a nessuno tantomeno accantonata a bilancio. Questa discutibile scelta contabile ha fatto in modo che le spese relative al trattamento previdenziale dei parlamentari rimanessero implicite e non quantificabili sino all’effettivo pensionamento.

 

Boeri: l’Inps potrebbe gestire

Boeri ha quindi prospettato una soluzione semplicissima: «L’Inps è disponibile e attrezzato per gestire d’ora in poi le prestazioni pensionistiche a favore dei parlamentari italiani. Questo passaggio consentirebbe una vera e completa armonizzazione del trattamento pensionistico dei parlamenti con quello degli altri lavoratori e renderebbe trasparente il rapporto tra contributi versati e prestazioni».

La soluzione di Boeri e il vaso di Pandora

Si potrebbe quasi parlare di un vaso di Pandora. La soluzione in definitiva sarebbe semplicemente quella di far entrare una istituzione “terza” dentro i palazzi. Una soluzione che in una più ampia accezione chiama cancellazione dell’autodichia. Un cambiamento che comporterebbe una vera rivoluzione.

Perché se il Governo del Cambiamento vuole veramente cambiare le regole dovrebbe mettere mano a riforme profonde.

Se davvero il problema è quello dell’uguaglianza tra tutti gli italiani, si dovrebbe parlare allora di tutti i lavoratori, compresi i dipendenti di Camera, Senato, Corte Costituzionale e Quirinale.

Perché sul piatto non ci sarebbero soltanto i vitalizi dei parlamentari ma anche le pensioni di commessi, dipendenti e dirigenti dei Palazzi, che godono di un trattamento a parte rispetto a tutti gli altri lavoratori.

 

La battaglia contro l’Autodichia

Nessun altro Parlamento ha l’autodichia, ossia la possibilità per i Palazzi del Potere di decidere al loro interno le regole (autonomia normativa). Su tutto. Stipendi, pensioni, appalti, lavori e molto altro.

Contro l’autodichia si pronunciò per la prima volta il Presidente Sandro Pertini. La Cassazione ha criticato la legittimità della zona franca rimandando però la decisione ultima (alla stessa stregua di Ponzio Pilato) alla Corte Costituzionale.

Consulta che avrebbe dovuto decidere se le diseguaglianze retributive violassero o meno gli articoli 3 e 36 della Costituzione dove si stabilisce che «ogni lavoratore percepisce una retribuzione proporzionata a quantità e qualità del lavoro svolto, tale da garantire una vita libera e dignitosa».

Di fronte alla Corte Costituzionale purtroppo anche il Presidente Piero Grasso si è costituito in giudizio contro la cancellazione dell’autodichia.

Adesso però si parla di Cambiamento, di tutela dei diritti dei cittadini e dei lavoratori. Si dovrebbe allora parlare di cancellazione dei privilegi per tutti.

Non solo quindi un insegnante dovrebbe essere pagato almeno quanto un commesso di Camera, Senato e Quirinale ma anche per quanto riguarda le pensioni si dovrebbero avere le stesse regole.

Tutti dovrebbero andare in pensione secondo le stesse regole. Parlamentari, lavoratori e dipendenti dei Palazzi.

Oggi Tito Boeri lo ha lasciato intendere tra le righe del suo intervento, rimanendo però solo nell’ambito dei vitalizi dei parlamentari.

Ma se si vuole davvero parlare di riforma dei vitalizi si dovrebbe avere il coraggio di togliere la polvere da sotto il tappeto e mettere mano all’indipendenza dei Palazzi.

Anziché fare proclami e annunci come se stessimo ancora in campagna elettorale, si dovrebbero portare a termine le riforme radicali. E non fare solo qualche ritocco superficiale.

Perché se il problema è davvero il bilancio, andando a ritoccare stipendi e pensioni di tutti i dipendenti si arriverebbe a cifre maggiori.

 

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