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La battaglia di Reggio Calabria per affermare la legalità

di Giuseppe Falcomata', 10 Giu 2017

Pubblichiamo un articolo di Giuseppe Falcomata’ sindaco di Reggio Calabria

 

Chi vive, come me, nelle terre dove le mafie esercitano il loro potere, sa che ogni atto compiuto dalle istituzioni rappresenta un passo avanti o un passo indietro nella lotta contro le organizzazioni criminali. Si tratta di una lotta complessa perché ad ogni passo in avanti corrisponde una reazione che rischia di ricacciarci indietro.

È accaduto di recente a San Luca dove una indubbia vittoria dello stato, che ha finalmente catturato un boss latitante da oltre un ventennio, è stata oscurata dal rimbalzo mediatico di un assurdo è odioso baciamano al boss tributatogli da un affiliato.
È in questo quadro che si inserisce la proposta di spostare da Reggio Calabria la sede dell’Agenzia nazionale per la gestione dei beni confiscati alla mafia, contenuta in un emendamento, presentato dal parlamentare del Pd, Giuseppe Lumia, al codice antimafia in discussione da martedì prossimo in Senato.

L’ottimo lavoro dell’Agenzia nazionale per la gestione dei beni confiscati alla mafia

Da anni ormai sosteniamo con forza che lo spostamento della sede istituzionale non ha alcun senso, visto l’ottimo lavoro svolto dall’Agenzia in questi anni. Era il settembre del 2015 quando sollevammo il problema sull’ipotesi paventata di un trasferimento della sede centrale dell’Agenzia, annunciando l’avvio di una battaglia a difesa di questo importante presidio territoriale, supporto irrinunciabile per l’affermazione delle legalità sul nostro territorio. Negli anni il progetto di riordino che prevede lo spostamento dell’Agenzia, sembrava definitivamente accantonato.

A Reggio abbiamo lavorato bene su questo tema, avviando un programma avanzato per la gestione del circuito dei beni confiscati, in grado di trasformare un primato negativo, dal momento che la nostra città è una di quelle con la più alta densità di immobili sottratti alla criminalità organizzata, in un’opportunità di sviluppo per il territorio.

Un processo virtuoso

Un processo virtuoso che si è avvalso della preziosa collaborazione dei vertici dell’Agenzia che proprio su Reggio Calabria hanno fornito un impulso fondamentale al percorso avviato.
Tutto questo oggi viene messo in crisi dall’ipotesi di spostamento dell’Agenzia, la cui motivazione poggia peraltro su basi assolutamente discutibili. Non accettiamo infatti che qualcuno possa pensare di spostare la sede centrale dell’ANBSC per via delle difficoltà logistiche sui trasporti da e per Reggio Calabria.
Semmai, al contrario, sarebbe opportuno che il Governo ed il Parlamento si interrogassero sui correttivi da apportare, rispetto alla tematica dei trasporti, per ripristinare collegamenti adeguati per la nostra Città.

I vantaggi della legalità

Anche di questo Reggio deve chiedere conto.
Questa è l’occasione giusta per affermare che la lotta alla ‘Ndrangheta ha certamente bisogno dell’attività incessante di forze dell’ordine e magistratura ma anche, e forse soprattutto, di una politica che sappia dimostrare come la legalità porti vantaggi per tutti: occasioni di lavoro e di ricostruzione dei luoghi degradati come stiamo facendo con il bando periferie e i fondi del decreto Reggio (che speriamo vengano resi al più presto operativi), investimenti per sviluppare le infrastrutture in grado di spezzare quell’isolamento che è terreno fertile per la crescita delle organizzazioni criminali.
Sulla vicenda dell’Agenzia non accetteremo una via diversa, Reggio non assisterà inerme a questo scippo. La nostra città ha già dimostrato di far valere le sue ragioni contro i tentativi di spoliazione, per fortuna vani, che nel tempo hanno interessato prima la sede distaccata del Tribunale Amministrativo Regionale e poi addirittura la Corte d’Appello. Su questi temi, che riguardano il diritto alla giustizia ed alla legalità, per un territorio già fortemente provato per via di quel male endemico che rappresenta la ‘ndrangheta, non intendiamo fare un passo indietro.
In queste terre sappiamo che ogni segnale lanciato assume un preciso significato, al di là delle intenzioni. Sono certo che il governo- nel quale siede un reggino come Marco Minniti, che sta esercitando benissimo il suo ruolo di ministro dell’Interno, e che ha sempre fatto della lotta alla ‘Ndrangheta e alle mafie una priorità  – e la maggioranza, di cui il Pd è parte preponderante, lo capiscano perfettamente e dunque recepiscano la ribellione di un territorio che oggi non rivendica un pennacchio, ma la permanenza di un indispensabile presidio di legalità.
Per questo, oggi, la città manifesta davanti all’Agenzia per i beni confiscati. Io ci sarò con la mia fascia tricolore perché resto convinto che la battaglia per affermare la legalità a Reggio Calabria sia una battaglia per l’Italia.

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