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Ape sociale: per riportare la pensione sui binari dell’equità

di Marco Leonardi, 16 Giu 2017

I decreti attuativi Ape Sociale e Precoci sono finalmente operativi. Si tratta di misure, ideate dallo scorso governo e messe in atto dal governo attuale, a lungo attese da una folta platea di lavoratori, e che mettono fine alla lunga lista delle salvaguardie degli ultimi 5 anni.

Tanto è passato dalla discussa riforma pensionistica del 2011 che, se da un lato ha avuto il merito di rendere sostenibile il sistema previdenziale, dall’altro ha reso necessaria una serie d’interventi correttivi che continuano a produrre conseguenze negative.

L’istituto della salvaguardia, nato per sterilizzare gli effetti distorsivi della riforma, si è rivelato infatti uno strumento a sua volta distorsivo e iniquo riconoscendo ad alcuni requisiti non validi per altri e favorendo lavoratori che si potevano permettere il versamento di contributi volontari.

Il libro di Del Boca e Mundo

Il recente libro di Alessandra Del Boca e Antonietta Mundo spiega perfettamente attraverso un esempio perché le salvaguardie siano fonte a loro volta di iniquità.

Il libro considera l’esempio di tre gemelle nate nel 1952,- due nel settore privato e la terza nella PA – e che vanno in pensione ad età molto diverse. La prima è potuta uscire a 61 anni e 3 mesi dopo solo 10 anni di impiego perché da contributrice volontaria è riuscita a “infilarsi” in una salvaguardia. La seconda è andata in pensione a 64 anni e 7 mesi dopo 20 anni di anzianità contributiva mentre la terza, pur avendo gli stessi anni di contribuzione, potrà accedere alla pensione solo a 66 anni e 7 mesi poiché nel pubblico l’età di vecchiaia è più elevata.

Tra il primo e l’ultimo caso ci sono 5 anni e 4 mesi di differenza: una disparità di trattamento odiosa che grazie alla Legge di Bilancio 2017 appartiene ormai al passato. L’APE sociale riporta il sistema di accesso alla pensione sui binari dell’equità: l’età per la pensione rimane uguale per tutti, ma chi si trova in una situazione di difficoltà oggettiva (una delle quali è un lavoro gravoso negli ultimi 6 anni) può avere un reddito ponte a 63 anni che lo porta fino alla pensione.

Il reddito ponte è commisurato alla rata mensile di pensione maturata, fino ad un massimo di 1.500 € lordi per 12 mensilità. Le categorie che possono presentare la domanda di anticipo pensionistico sono quattro: disoccupati, lavoratori che assistono un parente di 1° grado con disabilità grave, lavoratori con un’invalidità civile pari o superiore al 74% e con almeno 30 anni di contributi e i cosiddetti lavoratori gravosi (11 categorie professionali che comprendono, tra gli altri, operai edili, autotrasportatori e gruisti etc.), che invece necessitano di almeno 36 anni di contributi e 6 anni di attività pesante negli ultimi sette.

La lista dei lavoratori gravosi

La lista dei lavori gravosi è la seconda grossa novità sistemica dell’APE sociale.

Per anni nel passato ci si è sforzati di fare una lista di lavoratori gravosi cui permettere requisiti di pensionamento favorevoli. Alla fine di un lungo percorso si è prodotta una norma sui lavori usuranti (tuttora vigenti) ma con una platea molto limitata (lavori notturni, in catena di montaggio etc.) e con delle regole così stringenti che dopo 10 anni i beneficiari sono stati solo circa 1.500 invece dei preventivati 30.000.

L’APE sociale è riuscita in pochi mesi a produrre una lista (imperfetta per carità) di lavori pesanti. Tutti gli studi ci dicono che a professioni diverse corrispondono aspettative di vita diverse, quindi è  giustificato prevedere età di pensionamento diverse. 

Rendere in futuro l’Ape strutturale

Per il futuro -abbiamo tempo fino al 2018- la lista dei lavori pesanti potrebbe essere allargata e affinata (e magari suffragata di evidenza empirica più stringente sulle differenze di aspettativa di vita per professione) e l’APE potrebbe essere resa strutturale mentre ad oggi è sperimentale fino al 2018. 

In questo modo si porterebbe a termine una piccola rivoluzione riconoscendo un diritto in base alle diverse condizioni di bisogno e occupazione, proteggendo chi è più debole senza stravolgere i conti e la struttura del sistema previdenziale e senza dare vita a nuove ingiustizie e disparità con salvaguardie inique.

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