Italia in Parlamento

Il popolo democratico riconsacra Renzi

di Fabrizio Rondolino, 1 Mag 2017

E adesso? Il sostanzioso, duplice successo di Matteo Renzi – poco meno di due milioni di votanti a dispetto della previsione unanime di giornalisti e avversari che ne pronosticavano la metà, e una percentuale di voti che sfiora e forse supera il 70% – non risolve il rompicapo esistenziale della politica italiana, prossima alle elezioni ma priva di una legge elettorale in grado di garantire la governabilità del Paese, e tuttavia segna almeno un paio di punti fermi su cui tutto il sistema politico dovrà riflettere.

La riconsacrazione popolare della leadership di Renzi

Il primo è la riconsacrazione popolare della leadership di Renzi. L’esito del congresso era scontato, ma non lo erano l’affollata partecipazione alle primarie né il risultato finale. Dopo la sconfitta referendaria, le dimissioni di Renzi da palazzo Chigi seguite da quelle da segretario del partito, e infine la scissione, il Pd avrebbe potuto ritrovarsi all’appuntamento del 30 aprile esangue, disilluso, sfiduciato.

Non è stato così: la reazione del “popolo democratico” è stata al contrario massiccia, e nessun dubbio può più essere sollevato sul fatto che Renzi rappresenti oggi la stragrande maggioranza degli iscritti e degli elettori del Pd.

La riconferma popolare di Renzi – fino a non molto tempo fa considerato un “usurpatore” della Ditta – non chiuderà le polemiche interne (diversi esponenti delle minoranze già stasera hanno cominciato ad esibire questa o quella perplessità), ma di certo conclude la fase della guerra civile fredda che ha caratterizzato negativamente il lungo periodo di opposizione bersaniana.

La guerriglia quotidiana, la sistematica delegittimazione del leader, la polemica autoreferenziale non hanno più cittadinanza nel Pd per la semplice ragione che il suo corpo vivo – iscritti ed elettori – ha ribadito di non volerne più sapere. Renzi è dunque più forte nel partito, sebbene il Pd sia più debole: e questo è un fatto.

La riaffermazione della vocazione maggioritaria

Il secondo punto fermo ha a che fare con la (presunta, relativa) debolezza del Pd, o per meglio dire con la sua prospettiva politica nel breve-medio periodo. L’identificazione fra segretario e candidato premier, che è uno dei capisaldi originari del partito, e che è il motivo fondamentale per cui il segretario è scelto anche dagli elettori, e non soltanto dagli iscritti, porta con sé indissolubilmente la riaffermazione della “vocazione maggioritaria” – che del Pd è, per così dire, la struttura genetica e la ragion d’essere.

La discussione stucchevole sulle alleanze è un’idea antica

Ne consegue che il Pd di Renzi si muoverà nei prossimi mesi a difesa della propria autonomia e della propria vocazione al governo. La discussione un po’ stucchevole sulle alleanze – con Pisapia o con Berlusconi? con D’Alema o con Alfano? – appartiene ad un’idea antica della pratica politica – quella ulivista e prodiana – che il Pd, con la sua stessa nascita, ha inteso superare.

Oggi, proprio come nel 2008, i Democratici sono nella condizione di candidarsi autonomamente alla guida del Paese.

Se si riuscirà a varare una riforma elettorale maggioritaria, tanto meglio. Ma se, come oggi appare probabile, prevarranno i veti incrociati e gli interessi di bottega, la questione delle alleanze può dirsi conclusa stasera. Un nuovo Pd è in campo.

NOTIZIE CORRELATE

Italia in Parlamento

Taglio dei Parlamentari: cosa succede adesso?

16 Ott 2019

Con una maggioranza bulgara, la Camera dei Deputati martedì 8 ottobre ha approvato in via definitiva il disegno di legge costituzionale che prevede il taglio dei parlamentari. Si tratta di una riduzione lineare che alla Camera ridurrebbe i deputati dagli

Italia in Parlamento

Fine del governo Conte I

20 Ago 2019

Il governo Conte I finisce qui e con lui lo schieramento giallo-verde. Con le comunicazioni di Conte al Senato oggi è stata sancita la fine del governo del cambiamento e del contratto stilato 14 mesi fa tra Lega e Movimento

Italia in Parlamento

Crisi di governo, elezioni anticipate o esecutivo tecnico

13 Ago 2019

Doppio salto mortale con avvitamento a destra e a sinistra. Oggi il Senato ha deciso le tappe della crisi di governo: il 20 agosto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, si presenterà in aula a Palazzo Madama e farà le