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Theresa May e l’eccezione alla durata del Parlamento

di Stefano Ceccanti, 19 Apr 2017

Era il 2010 e il leader liberale Clegg chiese al conservatore Cameron una garanzia per stipulare il patto di coalizione: delimitare il potere di scioglimento del Premier per evitare che a un certo punto della legislatura, crescendo nei sondaggi, l’alleato maggiore non avesse la tentazione di scaricarlo andando a prendere da solo una maggioranza assoluta.

L’accordo si fece, la legge passò nel 2011 e si chiamò legge sulla durata fissa del Parlamento (Fixed Term Parliament Act). Moltissimi parlarono di rivoluzione, di un fatto storico che avrebbe vincolato in modo rigido i Governi del futuro, eppure c’erano dentro la legge due vie di fuga, (all’articolo 2): due importanti eccezioni alla durata fissa dei mandati: un autoscioglimento che si può decidere a due terzi della Camera oppure una crisi di Governo; una sfiducia parlamentare non seguita entro quattordici giorni dalla fiducia a un nuovo Governo.

La legge inglese e quella tedesca

Ora in nessun sistema parlamentare se c’è una maggioranza che resta tale e vuole andare alle urne, anche e soprattutto quando gli avversari hanno sbagliato il leader su cui puntare, ci possono essere dei limiti tali da bloccarla, anche laddove lo scioglimento anticipato sia regolato in modo abbastanza rigido, a meno di non escluderlo del tutto. Già alcuni commentarono quella legge ricordando i precedenti tedeschi, dove l’articolo 68 della Legge Fondamentale consente solo la seconda eccezione inglese.

L’autogoal di Brandt

Bene, in quel caso sin dal 1972 con Brandt (ma poi anche Kohl e Schroeder) i Cancellieri hanno perso apposta sulla fiducia (un autogoal organizzato facendo mancare alcuni esponenti della maggioranza) per poter andare al voto anticipato.

Per la cronaca Brandt e Kohl vinsero, Schroeder perse di poco dopo una rimonta spettacolare: nessuno di loro però aveva avuto la fortuna di avere come rivale Jeremy Corbin.

In questo caso sembra che alla May basti la prima eccezione perché di fronte all’invito a dare la parola al popolo Corbyn non se l’è sentita di dire no. “Lo sventurato rispose”, potremmo dire manzonianamente.

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