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Una svolta per la legge Welby-Eluana

di Silvio Viale, 20 Apr 2017

Pubblichiamo un articolo di Silvio Viale, ginecologo, dirigente Ass. Luca Coscioni, responsabile scientifico di Exit-Italia

A meno di clamorosi stravolgimenti, quella in discussione alla Camera passerà alla storia come la legge Welby-Eluana, perché dovrebbe dare maggiori certezze a casi come quelli di Piergiorgio Welby e di Eluana Englaro.

La legge, infatti, non va oltre quello che è già ovvio sul piano costituzionale e che la giurisprudenza ha già riconosciuto. Nel caso di Piergiorgio Welby magistratura e ordine dei medici non hanno proceduto nei confronti del medico intervenuto e, recentemente, il clamore sollevato da un caso di sedazione terminale a domicilio ha dato il segno di una indubbia evoluzione sul tema. Nel caso di Eluana Englaro la famiglia non dovrebbe più aspettare 17 anni, subendo anche l’impietosa arroganza del presidente della Regione Lombardia.

La legge su fine vita

La legge non affronta il tema dell’eutanasia, ma è stata proprio una proposta di legge di iniziativa popolare sull’eutanasia, congelata al Senato, che ha dato l’impulso per questa legge sul fine vita, 8 anni dopo la conclusione del caso di Eluana e ben 11 anni dalla morte di Welby.

Molto dipenderà da come le istituzioni politiche e sanitarie si porranno in concreto, agevolando o contrastando le aperture sull’autodeterminazione e il diritto di scelta, che lo spirito della legge vorrebbe favorire. Un ruolo limitante potrebbe avere l’obiezione di coscienza, come irriducibile ostinazione contraria, ma solo se le istituzioni lo permetteranno, come è purtroppo accaduto per l’aborto.

Organizzare e garantire i servizi

Infatti, contrariamente alle convinzioni di molti, le difficoltà per la legge 194/78 non sono dovute tanto alla obiezione di coscienza, quanto alla non volontà di organizzare e garantire i servizi.

Sul fine vita dovrebbe essere diverso, trattandosi di casi in evoluzione clinica in un rapporto di cura tra la persona malata, sofferente o morente e chi la ha in cura, diventando così più difficile eludere i diritti. E’ bene ricordare come l’obiezione di coscienza, per esempio, non abbia avuto alcuna rilevanza sulle vicende della legge 40/2003 sulla fecondazione assistita. Non bisogna temere l’obiezione di coscienza sul fine vita, comunque un diritto, perché questa legge fornisce uno strumento in più contro la negligenza di medici, istituzioni sanitarie e politici.

La trasversalità elemento di forza

Sul piano politico la trasversalità è un elemento di forza, non di debolezza, che supera le timidezze di una società condizionata e congelata da pregiudizi e tabù religiosi, che invadono costantemente la sfera delle scelte personali.

È successo così per il divorzio e per l’aborto. È accaduto per le unioni civili. Sta accadendo sul fine vita. E accadrà inevitabilmente sull’eutanasia, rimanendo aperte le questioni che spingono alcuni italiani a chiedere l’aiuto delle associazioni svizzere di volontariato che si occupano di suicidio assistito. È auspicabile che alcune di queste persone possano trovare risposte adeguate dalle nuove norme, ma altre non potranno scegliere di morire per risolvere condizioni personali non più tollerabili.

Recuperare un ritardo storico sui temi del dolore

Purtroppo bisogna essere consapevoli che, nonostante le scandalizzate reazioni di quando si è direttamente e inaspettatamente coinvolti, poche volte i diritti civili sono tra le prime scelte per il voto a un partito ed è, quindi, naturale la presenza di posizioni discordanti dentro tutti i partirti.

Nondimeno è importante che la discussione sia presente in tutti i partiti e che i temi dei diritti individuali siano all’ordine del giorno. Ben venga quindi una maggioranza trasversale che faccia fare passi avanti al Paese e che recuperi un ritardo storico sui temi del dolore, delle cure palliative, del rifiuto delle terapie, della libertà di scelta, dell’autodeterminazione, delle direttive anticipate (più note come testamento biologico) e  delle decisioni alla fine della nostra vita.

Si tratta di avere delle opportunità in più, anche se per un medico, come me, senza l’eutanasia volontaria, questa legge rimane un’incompiuta, con una opportunità in meno.

 

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