Italia in cammino

Scuola digitale, una strada in salita ma l’Italia può farcela

di Giovanni Arestia, 4 Lug 2017

Tutti noi, oramai, stiamo vivendo in maniera sempre più intensa e diversificata quella che è a tutti gli effetti una nuova epoca storica diffusamente chiamata come “Era Digitale”. Il passaggio da un’Era ad un’altra è generalmente molto lenta, ma non è questo il caso. Siamo stati praticamente invasi da ogni device tecnologico in tempi record e in maniera non del tutto indolore poiché questa digitalizzazione massiccia e repentina ha dovuto fronteggiare un’arretratezza tecnologia presente in molti settori.

La ricerca condotta da Fujitsu

Uno dei settori che ancora pone degli ostacoli verso la completa digitalizzazione è quello pubblico e in particolare il settore dell’istruzione soprattutto degli istituti statali. Non è difficile notare come molte scuole e università fatichino a seguire il passo imposto da una continua e crescente innovazione tecnologica. Questa arretratezza, spesso molto accentuata, è stata immortalata nel corso di uno studio condotto da Fujitsu denominato “Road to Digital Learning”.

Lo scopo del progetto è stato quello di fornire un quadro generale della digitalizzazione in ambito scolastico, sulla base di un sondaggio condotto su oltre 600 responsabili tecnici informatici presenti nelle scuole di vario ordine e grado di sette Paesi: Australia, Germania, Hong Kong, Indonesia, Thailandia, Regno Unito e Stati Uniti. L’Italia non è presente in questo progetto, ma la situazione è comunque molto simile a quella che viene descritta in questi sopracitati Paesi mondiali.

Scuola e innovazione hanno da sempre viaggiato su due linee parallele, spesso non tanto per mancanza di fondi quanto per mancanza di idee e di progetti legati all’ambito tecnologico. Questa volta, però, le idee ci sono, le aspettative scolastiche riguardo all’utilizzo di soluzioni digitali attuate per rendere più personalizzata la didattica, oltre che interattiva e collaborativa, sono elevate, ma purtroppo a rallentare il tutto ci pensa la presenza di vecchi sistemi informatici e la mancanza di risorse.

Molti istituti scolastici e universitari sono parecchio lontani dalla possibilità di investire in tecnologie avanzate quali applicazioni basate sul Cloud, realtà virtuali o aumentate. Alcuni sono anche lontani dal poter investire risorse per lavagne multimediali e/o proiettori con sensori di tocco, utili per mostrare in tempo reale ricerche web o compiere spiegazioni più approfondite con l’uso della multimedialità. Tutto ciò è correlato anche da un’impreparazione evidente di molti docenti o tecnici presenti negli istituti presi in esame dalla ricerca.

L’importanza della tecnologia per gli istituti

La maggior parte degli istituti scolastici riconosce l’importante ruolo che la tecnologia svolge nell’ambito educativo fin dalla giovanissima età e la relativa possibilità di creare sia pari opportunità che nuove conoscenze anche extracurriculari. Circa il 94% degli istituti pensa che l’apprendimento personalizzato sia “importante” o “molto importante” e l’84% pensa che sia doveroso preparare gli studenti per un futuro digitale proprio perché il futuro verterà su questo e ci sarà sempre più richiesta di personale preparato fin dalla giovane età. Ad aggravare la situazione vi è una crescente pressione da parte dei genitori e degli studenti che chiedono a scuole, college e università di soddisfare le richieste di lavoro e restare competitive. Circa il 77% degli istituti spera di diventare un centro digitale d’eccellenza nei prossimi cinque anni, ma in molti altri istituti l’apprendimento digitale è ancora molto lontano e la luce non si riesce ancora a vedere. Circa l’87% delle scuole primarie e secondarie, infatti, non riesce a fornire dei dispositivi digitali agli allievi – come succede in quasi tutte le realtà italiane – e dove ciò avviene, il dispositivo viene generalmente condiviso, in media, con altri tre studenti.

La realtà è lontana dalle aspettative

Questi sono alcuni degli obiettivi che vorrebbero raggiungere molti degli istituti scolastici presi in esame dalla ricerca per quanto riguarda la didattica digitale, ma la realtà fa comunque capolino prima o poi ed ecco che il 51% degli intervistati ammette le numerose difficoltà che vi sono per tenere il passo con lo sviluppo tecnologico. Si sta assistendo una situazione molto particolare dove gli studenti sono più digitalizzati e preparati al riguardo rispetto agli insegnanti e questo non fa che complicare le cose. Il 54% degli intervistati ha infatti valutato l’alfabetizzazione digitale degli studenti e degli allievi come “eccellente” o “buono” e circa l’88% ha sostenuto che il miglioramento delle competenze digitali dei docenti debba essere una priorità da applicare in tempi brevi, massimo 12 mesi. In termini pratici questo significa effettuare dei corsi di aggiornamento per i docenti che li possano preparare a nuovi metodi di insegnamento sempre più digitali magari sperimentando nuove tecnologie legate alla realtà virtuale o al Cloud.

Un’altra sfida che molti istituti scolastici sono obbligati a combattere è quella legata alle infrastrutture di rete. La scarsa connettività di rete legata ai sistemi hardware e software ormai obsoleti sono un problema altrettanto grave per coloro i quali deve trovare una soluzione valida per quanto detto poco sopra. In molti istituti manca la connettività 4G, in altri anche la fibra ottica e in altri, per fortuna rari, anche la stessa connessione Internet. Il 46% degli intervistati ritiene che mettere a disposizione della propria scuola i migliori dispositivi disponibili sul mercato, senza un’opportuna sicurezza, possa essere solo dannoso. Questo perché sarebbe comunque qualcosa che andrebbe nelle mani degli studenti e potrebbero rompersi o danneggiarsi facilmente aumentando notevolmente i costi.

La cosa buona è che quasi il 97% dei responsabili intervistati e quasi nove scuole su dieci riconoscono la necessità di concentrarsi sulla revisione e sul miglioramento dell’affidabilità e la sicurezza dei propri dispositivi e sistemi software e hardware. Qui però si inserisce inevitabilmente il discorso economico che interessa al 54% delle realtà prese sotto esame e che blocca lo sviluppo tecnologico perché la maggior parte dei fondi allocati verso le tecnologie sono solo per quelle base e non per quelle avanzate. Non a caso l’87% degli intervistati ha dichiarato di voler investire nelle reti wireless nei prossimi 12 mesi e stiamo parlando di una tecnologia abbastanza vecchia come nascita.

Questi sono i dati relativi alla ricerca effettuata dalla Fujitsu. Non sono dati allarmanti, ma nemmeno dati soddisfacenti poiché si denota come l’istruzione abbia totalmente perso il treno della digitalizzazione restando notevolmente indietro con i tempi. Ash Merchant, responsabile della divisione education di Fujitsu ha analizzato così la situazione:

“La tecnologia digitale offre tante opportunità per il mondo delle scuole, tra cui una maggiore personalizzazione nell’insegnamento, indipendenza nei processi grazie all’accessibilità a risorse aggiuntive e collaborazione tra studenti, insegnanti e genitori. La connettività, la semplicità e la sicurezza sono fondamentali, ma come dimostra il nostro sondaggio, molte istituzioni scolastiche si trovano di fronte a realtà ben diverse. Spesso infatti devono dare priorità nel garantire i fondi necessari per le attività di routine, mettendo in secondo piano gli investimenti nel digitale. Vogliamo aiutare le scuole, i college e le università a semplificare il loro lavoro. Non si tratta solo di fornire tecnologie e dispositivi, ma di preparare insegnanti e studenti al lavoro in un contesto digitale. Fujitsu crede che solo attraverso la continua collaborazione tra industria tecnologica e sistema scolastico si possa ridurre il gap di apprendimento digitale”.

Il modello Apple in Italia

Per quanto riguarda l’Italia, la situazione non è molto lontana da quanto analizzato da Fujitsu nel resto del mondo, ma un recente dato ha analizzato un aspetto in controtendenza. Si è visto che l’Italia è piena di amanti della tecnologia molti dei quali molto esperti, ma con competenze maturate autonomamente. Per questo Lisa Jackson, vicepresidente di Apple per le iniziative politiche, sociali e ambientali, ha chiesto che venga insegnata la programmazione fin dalla scuola primaria:

“La programmazione dovrebbe essere materia di studio dall’età scolare, 8, 10, 12 anni. Abbiamo studenti che hanno appreso le basi a quattro anni. L’Italia aveva il più alto numero di sviluppatori in assoluto e il più alto in Europa quest’anno alla WWDC, la conferenza mondiale degli sviluppatori.”

Bisognerebbe partire da queste parole per poter realizzare qualcosa di davvero funzionale. A Napoli, ad esempio, si sta osservando come la tecnologia sia una colonna portante dell’istruzione e dell’economia di un Paese. Apple ha investito molto su Napoli e lo farà ancora di più visti i risultati positivi. Le parole di Jackson sono eloquenti:

“Apple ha grandi sogni, e la realtà di Napoli li ha superati. La prova è nel lavoro degli studenti, il loro collaborare e confrontarsi continuamente tra attitudini e abilità diverse, con entusiasmo. Le partnership con le università e le istituzioni sono state ottime. Gli studenti sono la chiave, hanno realizzato qualcosa partendo da loro stessi, dalle loro vite, dalle loro passioni. Il risultato va oltre la singola app, è la prospettiva di quello che è possibile realizzare.”

Riusciremo a seguire il “modello Napoli” digitalizzando gran parte delle scuole e università pubbliche italiane? Molto è stato già fatto con l’introduzione di nuovi laboratori informatici e aule multimediali con lavagne multimediali in ogni classe. Serve ancora molto di più per cercare, almeno, di avvicinarsi a quel progresso tecnologico che il mondo ci chiede e che solo con l’istruzione si può dare una risposta concreta.

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