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Il M5S messo al tappeto dai rimborsi: i casi Cecconi e Martelli

10 Feb 2018

“Irregolarità nella restituzione di quota degli stipendi di parlamentare”. Ci risiamo, il Movimento Cinque Stelle ancora una volta ha dato prova del fatto che la tanto sbandierata onestà urlata da ogni palco d’Italia in tutte le campagne elettorali non è una presa di coscienza ma solo una bella parola. A finire sotto i riflettori questa volta sono i parlamentari Andrea Cecconi e Carlo Martelli, accusati dai probiviri di non aver restituito parte del loro stipendio da parlamentare a favore del fondo del microcredito. E scoppia il caso “rimborsi”.

Scoperti a “truccare” i conti

La cosa più grave è che dietro la mancata restituzione di parte dello stipendio sembra non esserci una semplice dimenticanza, ma un piano ben orchestrato: Cecconi e Martelli sono stati infatti beccati a truccare i documenti sui rimborsi dalla trasmissione Le Iene. Secondo il regolamento del Movimento, ogni parlamentare è tenuto a consegnare poco meno di tremila euro al mese, più tutta la parte del rimborso elettorale (circa 9 mila euro al mese) che non riesce a giustificare mostrando scontrini per spese effettuate. Secondo la trasmissione, i due parlamentari avrebbero usato dei trucchi per versare meno di quanto dovuto e sarebbero stati scoperti. Il servizio sarebbe stato girato qualche settimana fa, ma non è ancora chiaro se e quando andrà in onda.

Cecconi e Martelli: un altro caso Dessì

Reazioni immediate non solo dal mondo della politica ma anche da parte della società civile, indignata ancora per l’ipocrisia e il “doppiopesismo” dei 5 stelle che ormai non sono più solo illazioni ma veri e propri dati di fatto. I due parlamentari, entrambi candidati (Cecconi attualmente candidato nel collegio uninominale di Pesaro e nel plurinominale Marche Nord, Martelli candidato al Senato in un collegio plurinominale in Piemonte), hanno affermato a poche ore dalla “triste scoperta” di rinunciare alla loro elezione. Un altro “caso Dessì”: già perché rinunciare alla carica che con molta probabilità andranno a ricoprire all’indomani delle consultazioni elettorali indette per il prossimo 4 marzo non è così semplice.

Di Maio: “Orgoglioso della loro scelta di rinunciare”. Ma è davvero così?

Intanto, le liste sono state già consegnate e i loro nomi risultano inseriti all’interno degli elenchi (come quello di Dessì, il candidato “picchiatore, amico di Domenico Spada e affittuario in una casa del Comune a 7 euro al mese). Le eventuali dimissioni post elezione richiederebbero il voto della maggioranza dell’Aula: una procedura che può durare mesi, anche anni, e poi concludersi in nulla di fatto. Luigi Di Maio ha annunciato di essere orgoglioso della scelta fatta dai due candidati in caso di vittoria: ma come fa Di Maio a non sapere tutto questo?

 

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