Italia in cammino

La riforma del ‘Terzo Settore’: lo Stato a sostegno della cittadinanza attiva

11 Feb 2018

Nell’Italia di oggi il Terzo Settore assume sempre più un ruolo centrale per l’economia e l’interesse generale, solennemente affermato anche dalla nostra Costituzione che all’Articolo 2 riconosce il principio solidaristico. Occuparsi del Terzo Settore vuol dire dare rilievo ad un milione di lavoratori e cinque milioni di volontari che tutti i giorni sono impegnati in attività a sostegno della collettività. La riforma del Terzo Settore, disegnata attraverso una consultazione pubblica che ha coinvolto oltre mille interessati, promuove trasparenza e semplificazione burocratica, riconosce tutele a chi lavora nel sociale, concede incentivi economici e promuove la cittadinanza attiva e il volontariato.

Cos’è il Terzo Settore

L’Articolo 18 della Costituzione afferma che ‘I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente’, mentre l’Articolo 45 recita ‘La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata’. La nostra legge fondamentale dà grande rilievo a tutte quelle forme di aggregazione tra cittadini che assumono un rilievo particolare per solidarietà, impegno e partecipazione ai bisogni della comunità. Terzo settore non vuole dire solo attività ‘no profit’ ma perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche in attuazione del principio di sussidiarietàSono esclusi i partiti politici, le fondazioni bancarie, i sindacati e gli organi di rappresentanza professionale e quelli di categoria. La Legge 106 del 2016 ha delegato il governo ad emanare una serie di decreti che favorissero la partecipazione dei cittadini all’economia sociale, valorizzandone il potenziale di crescita sociale e occupazionale. Gli step fondamentali della riforma sono stati la stesura di un Codice del Terzo Settore (D.lgs. n. 117 del 2017), che contiene le disposizioni applicabili a tutti gli enti che risultano iscritti al nuovo Registro Unico che sostituisce i circa 300 previgenti, la creazione di un Consiglio Nazionale e l’istituzione della Fondazione Italia Sociale per la ricerca di finanziatori.

Gli enti del Terzo Settore

Con la riforma è nato un nuovo tipo di ente senza scopo di lucro, l’ETS (ente del terzo settore), che persegue attività di interesse generale per finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale. Le agevolazioni fiscali previste dipendono dall’iscrizione al Registro unico ed è necessario pubblicare online il bilancio annuale e i compensi di alcune figure del personale, con il divieto assoluto di distribuire utili. Gli ETS che svolgono l’attività prevista in forma d’impresa acquistano la qualifica di ‘Impresa Sociale‘, comprese le società, i consorzi e le cooperative sociali. È necessario il coinvolgimento diretto di lavoratori ed mentre cade il divieto di distribuzione degli utili che comunque è fortemente limitato. Sono previste defiscalizzazioni per gli utili reinvestiti nell’attività o trasferiti a fondi a sostegno del terzo settore. L’APS (associazione di promozione sociale) è l’organismo d’elezione per l’attività mutualistica, cioè a sostegno dei propri associati o di terzi, con la possibilità di detrarre fino al 30% delle erogazioni a favore dell’ente. Tutti gli ETS possono essere riconosciuti Centri di Servizio per il Volontariato (CSV), per ricevere i finanziamenti previsti dal FUN (Fondo Unico Nazionale).

Le reti associative

Con la riforma del Terzo Settore nascono organizzazioni collettive degli enti con funzioni di coordinamento, promozione, controllo e rappresentanza. Le Reti devono essere composte da almeno 100 enti o 20 fondazioni con sedi in almeno 5 regioni diverse, mentre le Reti Nazionali associano almeno 500 enti o 100 fondazioni. I compiti attribuiti dal Codice del Terzo Settore vanno dalla redazione dei codici di comportamento degli amministratori alla richiesta in nome degli enti rappresentati dei fondi richiesti per l’acquisto di beni strumentali alle attività di interesse generale. Inoltre compilano i modelli standard degli atti costitutivi degli enti di terzo settore e nominano dei rappresentanti del Consiglio Nazionale. Nel Codice è inoltre prevista la possibilità che la Pubblica Amministrazione si accordi con gli enti che aderiscono ad una rete associativa per l’erogazione di servizi pubblici essenziali: in tal caso le reti sono coinvolte direttamente nella programmazione e la progettazione delle politiche sociali.

Il volontariato

La colonna portante del terzo settore rimane il volontario, che svolge attività in favore del bene comune e della comunità per sua libera scelta. L’attività prestata è gratuita ma è obbligatoria l’assicurazione su infortuni, malattia e responsabilità civile verso terzi. Grandi benefici fiscali sono stati previsti per le Organizzazioni di Volontariato, composte da almeno sette membri, a cui possono associarsi anche gli altri ETS. La riforma ha previsto anche un nuovo Servizio Civile ‘universale’, da svolgersi dopo aver firmato un contratto con la Presidenza del Consiglio dei Ministri che definisce annualmente i settori in cui intervenire, fermo restando che le finalità rimangono difesa non armata e non violenta della Patria, educazione, pace tra i popoli e i valori fondativi della Repubblica.

I finanziamenti

Le forme di finanziamento preesistenti vengono razionalizzate: un unico Fondo con una dotazione di 190 milioni sostiene le attività svolte da ODV, APS e altri enti iscritti al Registro Unico del Terzo Settore. Una nuova opportunità per raccogliere capitale è rappresentata dai ‘titoli di solidarietà‘, obbligazioni e altri titoli di debito non subordinati emessi solo da istituti di credito, non convertibili e non scambiabili, con scadenza non inferiore a 36 mesi. Con la riforma del Terzo Settore si è rivista la disciplina del 5 per mille, una misura di sussidiarietà fiscale con la quale il contribuente può scegliere un ente specifico o una finalità generale a cui destinare una parte del gettito IRPEF. Tutti gli ETS possono ricevere contributi con l’obbligo di pubblicare sul proprio sito web un rendiconto accompagnato da una relazione illustrativa sulla destinazione delle somme percepite. Per la prima volta è stata disciplinata l’attività di raccolta fondi anche in forma organizzata e continuativa. La raccolta può essere anche sollecitata in manifestazioni di piazza, in occasione di celebrazioni o campagne di sensibilizzazione, anche attraverso l’erogazione di beni di modesto valore. È necessario anche in questo caso un bilancio specifico che evidenzi in maniera chiara e trasparente le entrate e le spese relative ad ogni attività di raccolta fondi.

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