Italia in cammino

La riforma della cooperazione internazionale per lo sviluppo: ecco le novità

di Redazione, 26 Feb 2018

È una delle proposte rilanciate da tutte le forze politiche per risolvere l’emergenza immigrazione. Ma il governo italiano si è già impegnato sul fronte della cooperazione internazionale, con risorse di fatto raddoppiate rispetto al 2012, che hanno permesso di rafforzare l’impegno dell’Italia nella politica estera per lo sviluppo, consentendo un dialogo costante con gli altri Paesi per affrontare i grandi temi delle guerre, delle crisi umanitarie, del terrorismo radicalizzato, dei cambiamenti climatici, da cui sono scaturiti quei flussi migratori da record che il nostro Paese si è trovato ad affrontare.

L’apertura ai privati

Dopo 27 anni con la legge 125 del 2014 l’Italia ha finalmente riformato il settore della cooperazione internazionale per lo sviluppo. Da quel giorno la Farnesina è diventata la sede del ‘Ministero degli Esteri e della cooperazione internazionale’, è stata istituita un’Agenzia per la cooperazione e un Comitato Interministeriale presieduto dal Presidente del Consiglio. L’ultima legge di bilancio ha inoltre assicurato una dotazione di oltre 20 milioni di euro ogni anno al Fondo costituito presso la Cassa Depositi e Prestiti. La cooperazione per lo sviluppo è riconosciuta e incentivata anche dall’Articolo 11 della Costituzione, perché contribuisce alla pace e alla giustizia tra i popoli attraverso la riduzione delle disuguaglianze e della povertà, la tutela dei diritti umani, la prevenzione dei conflitti e il sostegno ai processi di pacificazione. Per realizzare queste finalità lo Stato si rivolge a tutti i cittadini, alle organizzazioni e associazioni civili, alle imprese del settore privato, anche se con fine di lucro, alle istituzioni nazionali e alle amministrazioni locali. L’Italia cerca la più ampia partecipazione possibile sempre nel rispetto dei principi internazionali e dei criteri di efficienza, trasparenza ed economicità qualora aderiscano agli standard comunemente adottati sulla responsabilità sociale e alle clausole ambientali.

L’Agenzia per la cooperazione

Con la legge 125 del 2014 l’Italia si è dotata dell’Agenzia italiana per la Cooperazione allo sviluppo, una nuova struttura di gestione che esiste in tutti i principali Paesi europei: questa ha il compito di valorizzare le professionalità già esistenti e di attirarne di nuove; il settore della Cooperazione internazionale è infatti molto articolato e complesso e richiede figure con competenze sempre diverse. Oltre alla definizione di un programma annuale di azione l’Agenzia ha l’importante compito di redigere un codice etico cui devono attenersi tutti i soggetti pubblici e privati che intendono partecipare alle attività di cooperazione allo sviluppo beneficiando di contributi pubblici. L’Agenzia ha autonomia decisionale di spesa fino a 2 milioni di euro, ma in ogni caso deve documentare con un bilancio contabile annuale tutte le operazioni per assicurare la trasparenza nella gestione.

Il riconoscimento del no profit

La legge si è impegnata a riconoscere e incentivare il ruolo delle organizzazioni no profit della società civile intese in senso ampio. Tra i soggetti annoverati ci sono, oltre alle organizzazioni non governative (ONG) anche le ONLUS, le organizzazioni di commercio equo e solidale, per la finanza etica e il microcredito, le associazioni di comunità degli immigrati che mantengono rapporti di sostegno allo sviluppo con i Paesi d’origine e le imprese sociali. Un perimetro più ampio, con il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati, per permettere un’azione incisiva disegnata dal documento triennale di programmazione e di indirizzo politico e strategico approvato dal Consiglio dei Ministri.

I finanziamenti ai Paesi in via di sviluppo

La riforma ha istituito un Comitato congiunto, organo di vertice composto dal titolare della Farnesina, dal viceministro alla cooperazione internazionale e dal direttore generale dell’Agenzia, che delibera sull’istituzione di crediti concessionali che vengono erogati da Cassa Depositi e Prestiti s.p.a., anche in consorzio con enti e banche estere. I finanziamenti sono erogati direttamente ai paesi in via di sviluppo e, ove richiesto dalla natura del programma di sostegno, possono essere destinati direttamente all’acquisto di beni, servizi e lavori. Il presupposto per l’avvio di un processo di sviluppo è l’appropriazione di questo da parte dei paesi partner perché in nessun caso la cooperazione può avere una finalità militare. Il Comitato delibera anche su eventuali azioni di cooperazione per lo sviluppo disposte dalle Regioni e dagli enti locali, ferma restante la competenza esclusiva dello Stato in materia di politica estera.

I minori non accompagnati

Se la riforma della cooperazione guarda al problema dell’immigrazione in un ottica di lungo periodo, fondamentale per risolvere l’emergenza è stata anche l’approvazione della Legge Zampa sui minori stranieri non accompagnati, primo provvedimento in Europa che ha affrontato il tema, come ha evidenziato Save The Children. Dal 29 marzo 2017 non è più possibile respingere i bambini che arrivano in Italia senza genitori o altri punti di riferimento. Precedentemente la tutela era rappresentata dalle disposizioni che regolano i casi di minori scomparsi, con il risultato che senza strumenti specifici molti bambini rifugiati sparivano, come denunciato dall’Europol del 2015, secondo cui si erano perse le tracce di oltre 10mila minori. Con la nuova legge ora i minori hanno diritto ad un sistema dedicato di accoglienza per l’identificazione, entro 60 giorni, e un canale preferenziale per l’affido alle famiglie e la nomina di un tutore. Inoltre viene assicurato il diritto alla salute, all’istruzione e all’ascolto nei procedimenti amministrativi e giudiziari che li riguardano.

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