Politica

Recensioni: una prospettiva nuova per l’Europa

di Stefano Ceccanti, 18 Mar 2017

Pubblichiamo una recensione del libro di Sergio Fabbrini “Sdoppiamento. Una prospettiva nuova per l’Europa”, Laterza,

 

E’ possibile perseguire una linea di innovazione forte sulle istituzioni europee che sia al contempo anche realista? Questa è la quadratura del cerchio che si propone Sergio Fabbrini sin dalla chiara Prefazione in un nuovo volume molto agile. L’Autore si muove nel nuovo ciclo segnato dall’affermazione di Trump e dopo una lunga fase di prevalenza del metodo intergovernativo che ha portato a “una centralizzazione amministrativa delle decisioni” della Ue (p. X). Due anzitutto le condizioni in negativo per muoversi in questa direzione audace e realistica: non pensare alla nuova Europa come a un nuovo Stato nazionale o come ad un nemico degli Stati esistenti (P. XI). Per far questo occorre sdoppiare le istituzioni europee nella logica di due aree ben distinte, da un lato la “comunità economica” e dall’altro una più stretta “unione federale” per tutti i Paesi che condividono la stessa moneta (p. XII).

L’introduzione

L’Introduzione, dal titolo “Le crisi multiple e l’Europa centrifuga”, sostiene che dopo Maastricht si è venuta a creare una “doppia Costituzione”, in cui a fianco dell’originario metodo comunitario (basato sul triangolo Commissione- Consiglio dei Ministri- Parlamento europeo, diventato poi quadrilatero col Consiglio europeo: un doppio legislativo e un doppio esecutivo) si è venuto ad aggiungere quello intergovernativo affidato solo a Consiglio dei Ministri e Consiglio europeo, anzi sempre più a quest’ultimo (p. 8). Le politiche del mercato unico si sono sviluppate con la prima Costituzione (nella quale si è molto rafforzato il Parlamento) con i tradizionali atti normativi su cui vigila la Corte di Giustizia; le altre, invece, più legate alla sovranità degli Stati, sono state affidate alla seconda Costituzione che, però, in periodo di crisi e quindi di conflitti obiettivi tra gli interessi divaricanti degli Stati “ha avuto difficoltà a funzionare” (p. 10). Si è prodotta quindi sia una centralizzazione avvertita come invasiva, perché decisa da apparati amministrativi e giudiziari, sia una difficoltà a prendere decisioni efficaci (p. 16). Fabbrini si sofferma quindi sulle principali crisi che hanno portato a divisioni Nord-Sud sulle questioni monetarie, Est-Ovest sulla crisi migratoria, tra pacifisti e favorevoli ad opzioni militari sulle questioni di sicurezza (p. 19).  L’integrazione sembra quindi diventata nemica della democrazia (p. 21).

 

Capitolo 1

Il Capitolo 1, “L’Unione europea da Roma a Lisbona”, affronta in prospettiva storica e sintetica l’evoluzione delle istituzioni europee. Particolarmente interessante la ricostruzione dei nuovi meccanismi di stabilizzazione dell’Eurozona, sorti soprattutto per volontà del governo tedesco onde evitare il cosiddetto “azzardo morale” per cui Paesi meno virtuosi avrebbero potuto scaricare le proprie debolezze sugli altri (p. 33). La “doppia Costituzione” è stata poi formalizzata col Trattato di Lisbona (p. 35). Nel quadrilatero del metodo comunitario prevale l’asse fiduciario Parlamento europeo-Commissione, grazie anche alla nuova legittimazione del suo Presidente indicato agli elettori in occasione delle elezioni europee (pur temperata dalla scelta degli altri commissari da parte dei Governi), mentre il Consiglio funge solo da Capo dello Stato collegiale “risolutore di ultima istanza delle controversie intrattabili” (p. 37). Il metodo intergovernativo si impone in materia di politica estera e di sicurezza con decisioni che gli Stati “si impegnano volontariamente a rispettare” (p. 43) e così pure la politica economica (p. 44), col paradosso di centralizzare la moneta e al contempo di decentralizzare le politiche fiscali e di bilancio che sarebbero strettamente collegate (p. 44).

Capitolo 2

Il Capitolo 2, “Le crisi multiple del dopo Lisbona”, ripercorre le vicende degli anni appena trascorsi in cui “si sono svuotate le democrazie nazionali e non si è creata una democrazia sovranazionale” (p. 66). In particolare il veto di Regno Unito e Repubblica Ceca ha obbligato a collocare il Fiscal Compact fuori dal quadro legale Ue (p. 67) e ha creato un sistema di vincoli tale da ridurre le differenze nazionali tra destra e sinistra (p. 69), sia che si ricorra esplicitamente a formule di grande coalizione come in Germania sia che le regole istituzionali evitino tale esito come in Francia (p. 71). In tale modo ha finito per pesare in modo più forte la frattura tra “establishment tradizionale” e “nuovi attori politici” contestatari (p. 71), i quali ultimi hanno spesso avuto gioco facile a sommare “il rifiuto dell’Europa in quanto tale” e “la critica alle sue politiche” (p. 72). Per di più nella logica intergovernativa i Governi e i Parlamento degli Stati più influenti finiscono fatalmente per pesare più degli altri, creando ulteriore malcontento.

Capitolo 3

Il Capitolo 3, “Le prospettive sull’integrazione” fa anzitutto rilevare che la “crisi identitaria” francese ha scompensato l’assetto complessivo verso la sola Germania (p. 89) e, dopo varie notazioni sull’integrazione e economica e politica, si concentra sulla distinzione tra lo Stato federale (definito come quello che sorge dalla disgregazione di realtà precedentemente unitarie) e l’Unione federale (dove si aggregano realtà prima indipendenti) (p. 103). Al di là degli elementi scientifici della distinzione, ampiamente esposti, il punto politico fondamentale che sottolinea Fabbrini è che con una retorica integrazionista sotto forma di Stato si rischia di suscitare una serie di reazioni negative perché si finisce col ridurre eccessivamente il ruolo integrativo degli Stati nazionali, mentre insistendo sul concetto più rispettoso di Unione si rispecchia meglio la duplice natura del’Ue come “unione di stati e di cittadini” (p. 112) e si costruisce quindi più agevolmente il consenso su una prospettiva che dovrebbe essere ormai matura.

Capitolo 4

Il Capitolo 4, “L’Unione federale nell’Europa differenziata”, sulla base di analogie con la Costituzione americana e in particolare con l’idea di due sovranità ben distinte per materie tra Stati federati e governo federale (p. 128) ne trae alcune precise conseguenze per l’area degli Stati che desiderano non solo il mercato unico ma una vera e propria Unione federale anticipata dalla scelta della moneta comune (p. 141) ed ora anche con un vero e consistente bilancio comune basato su risorse fiscali autonome per le proprie policies (p. 152).  In particolare il Presidente del Consiglio europeo dovrebbe ancora presiedere le riunioni dei capi di governo, ma andrebbe reso almeno in parte più autonomo da essi (p. 155). Oggi è eletto da loro a maggioranza qualificata.

Fabbrini propone invece che essi selezionino due candidati tra cui poi dovrebbe scegliere un collegio di grandi elettori composto Stato per Stato da un numero di componenti pari a quello dei parlamentari europei di ciascun Paese, scelti da ciascuno Stato secondo proprie regole, criterio che sovrarappresenta i Paesi più piccoli, analogamente a quanto accade negli Usa coi grandi elettori presidenziali (p. 156). Un sistema, insomma, di doppia chiave tra i Governi (che creano la short list) e i collegi nazionali (che scelgono dentro di essa) (p. 158). Invece il Presidente della Commissione dovrebbe essere eletto come oggi, indicato dagli elettori e confermato dal Parlamento. Un esecutivo duale che affida alla politica la prevalenza effettiva dell’una o dell’altra testa. La distinzione tra Stato federale e Unione federale ha come punto di caduta questo esecutivo che resta duale, con una testa più confederale che risponde più agli Stati anche se meno di oggi (quella del Consiglio) ed una più federale (quella della Commissione (che risponde più a elettori Ue e parlamentari).  Implicitamente, invece, Fabbrini boccia la soluzione più radicale dei federalisti nostrani di unificare le due teste con una rispondenza solo agli elettori e ai parlamentari perché, così facendo, si sarebbe dentro un’ottica solo da Stato federale e peserebbero troppo gli Stati più grandi con più elettori e più parlamentari.

Le conclusioni

Le Conclusioni riaffermano quindi che, al di là di queste soluzioni concrete, se si vogliono perseguire innovazioni forti e realistiche occorre muoversi con “creatività intelligenza e leadership” (p. 188) anche da parte di un Paese indebolito dalla mancata riforma costituzionale per l’esito del referendum dello scorso 4 dicembre che ha rinviato quelle esigenze di europeizzazione interna del sistema Italia, destinate però a riemergere (p. 171). Ovviamente, infatti, si possono proporre anche soluzioni diverse da quelle di Fabbrini ma, se si vuole essere realisti e al tempo stesso efficaci, le due intuizioni di fondo dello “sdoppiamento” istituzionale e della distinzione tra Unione federale e Stato federale devono essere comunque tenute di conto come i parametri guida.

 

NOTIZIE CORRELATE

Politica

Lo sfortunato grillismo di Michele Emiliano

di Andrea Romano, 29 Mar 2017

Michele Emiliano potrebbe domandarsi perché – da attuale Presidente della Regione Puglia, da ex Sindaco di Bari e da ex segretario regionale pugliese del PD – i consensi che sta raccogliendo tra gli iscritti al PD siano molto inferiori alle

Politica

La “democratura” di Putin e il problema dei Cinque Stelle con la democrazia

di Andrea Romano, 27 Mar 2017

Nella giornata di domenica le piazze delle principali città russe si sono riempite di decine di migliaia di manifestanti: pacifici, disarmati, convocati via web nelle scorse settimane da quella sorta di blogger medio-borghese che risponde al nome di Aleksej Navalnyj,

Politica

Voto a Pomigliano d’Arco: l’inizio di una nuova storia

di Gennaro Migliore, 27 Mar 2017

La convenzione è convocata alle 10. Alle 9.55 mi accoglie il segretario, Gerardo Giannone, che mi offre il caffè di rito nello studio di Roberta Luise, una giovane avvocata (che difende i lavoratori ed è anche nel consiglio comunale), mentre