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Commentario/Proposta semiseria rivolta agli amici renziani

di Luciano Scalia, 23 Lug 2017

Parevano disgrazie erano opportunità.

Tuoni, fulmini, nere nubi si addensano sul nostro Partito e sul suo segretario. Una folta schiera di imbonitori di tutte le razze – giornali e giornalisti, telegiornali e commentatori, politici e politicanti, troll,  cassandre e grilli parlanti impazziti sul Web non fanno altro che eseguire crudeli autopsie del PD. Fra presunti scandali, veri tentativi eversivi, analisi sul nostro sfascio, indagini sui nostri elettori e sui loro orientamenti, ironie su ciò che hanno fatto gli ultimi due governi, sembra che a loro non interessi altro che quello che succede a casa nostra (in Italia, in quanto di ciò che accade nel pianeta, loro, se ne impippano). Bene, dirà qualcuno, vuol dire che siamo importanti! Eh già! Strano che non abbiano nulla da dire  su chi sparge a piene mani fango e fake news, su chi tenta di distruggere l’unico partito in grado di sconfiggere i penta pirla e la destra, sia berlusconiana che salviniana.

Non se ne parla, forse  perché per i nostri commentatori sarebbe complicato analizzare, anche con l’aiuto di qualche psichiatra, chi confonde congiuntivi con condizionali, il Venezuela col Cile, Austerlitz con Auschwitz, chi crede nelle scie chimiche e nelle sirene e ancora sostiene che lo sbarco sulla Luna è stata una bufala. Difficile commentare chi un giorno è per abolire l’euro, l’altro per creare monete parallele e via sbroccando.

Non si commentano i patetici tentativi del pur buon Pisapia di costruire una sinistra non antagonista del PD: tentativi che peraltro si scontrano con Fratoianni e i suoi della Sinistra Italiana, con Montanari e quelli del Brancaccio, e frontalmente con D’Alema, il cui unico scopo noto è distruggere Renzi e con smodata fantasia, riacciuffare il timone del partito.

Infatti ora lo stesso Pisapia propone alla minoranza la doppia tessera, quella di Campo progressista oltre quella del PD.

Non si può negare che il centrodestra sia in forte fibrillazione, non solo per le intemerate di Salvini, ma perché il cosiddetto centro non riesce a trovare un suo spazio definito. Le dimissioni del ministro Enrico Costa ne sono una prova.

Ma perché il PD non approfitta di questo momento di evidente  difficoltà dei nostri avversari per fare la  mossa del cavallo? Perché correre il rischio di far bollire a fuoco lento Gentiloni, ricattato ora da Alfano ora da Bersani? Perché avvitarsi ora su una snervante quanto inutile discussione sulle alleanze? Perché aspettare ancora 8/9 mesi per tornare alle urne?

Sono convinto che ciò che pare una nostra difficoltà possa invece essere una opportunità.

 

Nato a Milano ne 1949, dal 1972 al 1992 sindacalista della Fim Cisl per i successivi anni e fino al 2009 dirigente aziendale. Iscritto a intermittenza dal PCI al PD.

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