Cronache Grilline

Il piano di Raggi per le periferie? Zero soluzioni, restano solo i problemi

di Laura Landolfi, 12 Lug 2017

Rifiuti, roghi tossici, accampamenti di fortuna, “desertificazione commerciale”. Delle tante promesse fatte dalla giunta Raggi sulle periferie, dove i voti sono stati tanti, ben poco è rimasto se non una montagna di problemi. Tanto che ieri il clima in Commissione parlamentare di inchiesta appunto sulle periferie alla quale aveva preso parte la sindaca era alquanto teso.

Scintille in Commissione di inchiesta per le periferie

La seduta si era infatti aperta con una lunga relazione della sindaca su “quanto abbiamo fatto finora”. “Per noi le periferie sono di fatto al centro delle politica. Il nostro slogan è che devono tornare a essere centro storico” ha sottolineato Raggi, ma tutta la colpa è dei predecessori: “abbiamo ereditato un far west” accusa (come sempre) la sindaca. Peccato che dopo più di un anno di governo a cinque stelle questa scusa non regga più: “Tante chiacchiere, zero sostanza” è sbottato il deputato Pd ed ex assessore all’Urbanistica della Giunta Veltroni, Roberto Morassut. Supportato da Fabio Rampelli, capogruppo di Fdi, che la accusa: “Non siete venuti qui a fare melina”.  La soluzione secondo i cinque stelle? Per il rilancio per lo smaltimento dei rifiuti, rimettere a posto le strade dissestate e i trasporti, ci vorrebbero 1,8 miliardi di euro extra che la città non può produrre. E quindi? Li deve dare il governo. Così ancora una volta si ricorre alle spese straordinarie. Eppure quando in campagna elettorale il Movimento si guadagnò il voto delle periferie a tutto questo non si era fatto cenno.

Un ricorso Tar per la zanzara tigre

A peggiorare la situazione romana, come se il resto non bastasse,  c’è anche il ricorso al Tar del Lazio di 350 disinfestatori a causa di un’ordinanza del Comune del 26 aprile scorso per “la prevenzione e il controllo delle malattie trasmesse da insetti e in particolare della zanzara tigre”, che sta rischiando di mettere in ginocchio molti lavoratori (e naturalmente la capitale).

I dipendenti delle ditte che si occupano di disinfestare luoghi pubblici o privati adesso non possono lavorare, pur avendo approntato tutti i mezzi per far fronte alla disinfestazione estiva. Il motivo è che la lotta alla zanzara «disegnata» dal Comune presenterebbe profili di «disarmonia evidenti» rispetto alle indicazioni che sono state fornite dagli organi competenti del ministero della Salute. Inoltre «il Comune ha introdotto delle limitazioni all’uso dei prodotti che, al contrario, sono autorizzati dal Ministero e ciò senza una sola riga di motivazione e travisando completamente la disciplina normativa applicabile alla fattispecie».  

Insomma dopo topi, cinghiali e gabbiani ci si è messa pure la zanzara tigre.

 

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