Italia in cammino

Il ‘Piano Periferie’: stanziati 2 miliardi per 120 progetti

8 Feb 2018

Un investimento serio sul ‘rammendo delle periferie‘ è fondamentale perché, come sostenuto dal senatore a vita Renzo Piano in una lettera a ‘Il Sole 24 Ore’, “le periferie sono la città del futuro […] spesso un deserto o un dormitorio, ma ricche di umanità e quindi il destino delle città sono le periferie. Nel centro storico abita solo il 10% della popolazione urbana, il resto sta in questi quartieri che sfumano verso la campagna. Qui si trova l’energia“. L’inclusione, la riqualificazione, il miglioramento della qualità della vita rappresentano un investimento fondamentale per dare nuove possibilità a 22 milioni di italiani, anche per evitare che il degrado e l’abbandono siano uno stimolo alla nascita di focolai eversivi, che in diversi paesi europei, dalla Francia al Belgio, sono sfociati negli attacchi terroristici organizzati e pianificati proprio nelle periferie.

Il report della Commissione parlamentare

Dopo cinque anni di lavori, il 19 dicembre la ‘Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città delle loro periferie’ ha elaborato un dossier di 459 pagine da cui emerge l’esigenza di investimenti sul piano della riqualificazione urbana che porti al rinnovamento di interi quartieri attraverso le demolizioni dei vecchi complessi popolari e a ricostruzioni con criteri moderni. La questione urbana esiste perché nelle periferie il 20% dei cittadini vive in ‘mediocri o pessime condizioni’, causate dall’abusivismo, lo smaltimento illegale dei rifiuti e il fatto che, come evidenziato da Roberto Morassut, membro della Commissione periferie, la città hanno pensato ad espandersi, mentre devono pensare ad innovarsi. L’azione degli ultimi governi ha cercato di dare una risposta concreta, con un Piano da 4 miliardi, nuovi fondi stanziati anche con la Legge di Bilancio del 2018 e l’impegno a rendere gli investimenti strutturali perché è necessario confrontarsi con la politica urbanistica, mettendo mano ad una legge che risale al 1942.

Un piano da 4 miliardi

Lo scorso 18 dicembre il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha firmato le ultime 93 convenzioni con i sindaci che hanno risposto al Bando Periferie per la riqualificazione degli spazi urbani, chiudendo un Piano che prevede 120 progetti in 445 comuni dal nord al sud d’Italia, consultabili a questo link. Il governo ha stanziato 2.1 miliardi di euro per un piano che, con gli investimenti delle Regioni, degli enti locali e dei fondi privati, raggiunge complessivamente 4 miliardi di euro. Tutti esclusivamente a beneficio dei 22 milioni di italiani che potranno usufruire di progetti innovativi e di un nuovo modello di sviluppo.

L’iter del progetto

L’impegno del governo per le periferie partiva a marzo 2016 con il ‘Bando per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie’, rivolto agli enti locali con 500 milioni di euro messi a disposizione. Per la prima volta, i finanziamenti non erano rivolti soltanto alla ‘cura del cemento’, ma anche a progetti immateriali che potessero garantire la qualità della vita anche nelle periferie urbane. Il bando individuava cinque tipologie di azione: il miglioramento del decoro urbano, i progetti di ri-funzionalizzazione di strutture e aree già esistenti, la messa in sicurezza del territorio, il potenziamento dei servizi e del welfare, gli investimenti sulla mobilità sostenibile. Subito sono state firmate le prime 24 convenzioni, progressivamente il progetto si è allargato fino a ricomprendere 120 piani di riqualificazione con uno stanziamento del governo di ulteriori 1.6 miliardi di euro. Ai fondi del ‘Piano Periferie’ vanno poi aggiunti gli investimenti già programmati dagli stessi enti locali e quelli specifici per edilizia scolastica e dissesto idrogeologico, che dopo lo sblocco del Patto di Stabilità sono stati calcolati dall’ANCI in 2 miliardi complessivi annui.

Le priorità dei sindaci

I progetti presentati riguardano gli ambiti più disparati, ma l’obiettivo di fondo rimane il miglioramento dei quartieri più degradati, l’edilizia scolastica, l’aumento della sicurezza con sistemi di videosorveglianza. Il 15% del totale degli investimenti riguarda il recupero delle aree dismesse, seguito dalle opere di decoro degli spazi pubblici, con il 13,5% dei fondi messi a disposizione per il rifacimento di strade, marciapiedi, piazze e mercati. Rilevanti anche gli investimenti sul welfare e i servizi per i cittadini, che complessivamente impiegano il 13,2% dei denari messi a disposizione: in particolare per le iniziative per il lavoro sono stati impiegati il 7,6% dei fondi disponibili, mentre per le misure di inclusione sociale il 5,6%.

I progetti stanziati

Il report della Commissione d’inchiesta sulle periferie ha evidenziato situazioni critiche nelle grandi città: le risorse maggiori del ‘Piano Periferie‘ si sono concentrate proprio sulle 13 città metropolitane, che hanno quasi tutte ottenuto il massimo dei contributi previsti. A Bari, grazie ai fondi governativi, potrà partire il piano ‘Periferie aperte‘, che prevede interventi strategici che riguardano il rifacimento di 11 piazze, 17 nuovi parchi, 11 nuove aree sportive attrezzate e l’implementazione dei dispositivi di videosorveglianza. A Napoli sono partiti i bandi per attuare il ‘Restart Scampia‘, che prevede l’abbattimento delle Vele e la riqualificazione di tutto il quartiere, mentre a Milano con ‘Welfare Metropolitano e Rigenerazione Urbana‘ sono previsti interventi sulle scuole, centri di aggregazione sociale, piste ciclabili e verde urbano. La Città Metropolitana di Roma ha ottenuto 40 milioni per 15 progetti mentre il Comune ne ha ottenuti altri 18 per avviare il progetto De.Si.Re. Decoro, Sicurezza, Resilienza nella periferia romana’.

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