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Ecco chi è Philippe, il Primo Ministro francese

di Stefano Ceccanti, 15 Mag 2017

Con la nomina di oggi di Philippe a Primo ministro del tradizionale Governo di transizione che deve accompagnare il Paese alle Legislative (i nomi dei ministri saranno resi noti domani) si è entrati in una tappa decisiva di questo lungo bimestre elettorale.

Il Governo di transizione è una sorta di “vetrina” di quello definitivo, che sarà poi come di consueto più ampio, ma nella continuità del suo “nucleo duro”, ed è una squadra trasparentemente rivolta agli elettori perché diano al Presidente neo-eletto una maggioranza in Assemblea capace di supportare i suoi indirizzi di cui individua i principali esecutori.

Perché siamo arrivati sin qui?

Lo aveva spiegato per tempo Jacques Delors nelle sue memorie, quando ricordava che il segretario Emmanuelli, storico esponente della sinistra interna (e che si sarebbe poi schierato per No al referendum sul Trattato costituzionale europeo) pur non condividendone la linea politica, gli aveva proposto la candidatura per le presidenziali 1995, visto che Delors era l’unico socialista secondo i sondaggi a poter vincere, ma che lui aveva rifiutato perché “l’assenza di una maggioranza coerente mi avrebbe impedito di realizzare le riforme che io credevo indispensabili”.

Tutto nasce da quella diagnosi.

Entrambi i tradizionali schieramenti hanno riprodotto una schizofrenia tra le fasi elettorali e quelle post-elettorali. Riguardo alle prime, negli ultimi decenni ha prevalso la spinta a un’unità ideologica (si veda la pag. 40 del libro di Macron “Rivoluzione” che presentiamo domani pomeriggio alla Camera), che si è tradotta poi in una grave difficoltà successiva quando hanno poi cercato di correggere la rotta.

Macron, fuori dallo schema bipolare condivide riflessioni con il Ps

Per quanto Macron, per immediate esigenze elettorali si presenti come candidato fuori dallo schema bipolare, di fatto i suoi rimproveri e le sue citazioni rivelano una condivisione delle riflessioni dell’ala moderata del Partito socialista, in particolare di Rocard (p. 24) e di Delors (p. 206) contro la retorica anti-europea e anti-liberista che aveva già contagiato il Partito negli anni ’90 fino alla forte dissidenza interna nel referendum sul Trattato costituzionale del 2005 (p. 203).

Le candidature dei collegi uninominali

Con le candidature già presentate la scorsa settimana per la gran parte dei collegi uninominali (428 su 577) con la sigla “République en marche” Macron aveva già segnato un’opa sull’ala europeista e riformista del Partito socialista (in quell’elenco troviamo 24 deputati Ps), ora, con la scelta di Philippe, già proveniente anche lui dall’ala rocardiana del Ps e poi transitato all’ala moderata dei Républicains, a quella di Juppé, Macron completa l’allargamento speculare nell’altro campo.

Si tratta di una coerenza lineare con quanto affermato nel libro: scomporre e ricomporre il sistema dei partiti lungo l’asse “tra i fautori dell’apertura e della chiusura” (p. 207).

Ciò è coerente anche con la visita di oggi ad Angela Merkel: il primo punto della nuova Presidenza è la rimozione dei tradizionali ostacoli francesi ad una maggiore integrazione politica e delle resistenze a rispettare i vincoli per i singoli Stati (p. 212), chiedendo in cambio alla Germania, in sintonia con l’Italia (p. 214) la disponibilità a una maggiore integrazione economica.

Un consistente bilancio europeo

Ciò significa prevedere anzitutto un consistente bilancio europeo in grado di pianificare investimenti ben superiori a quelli del piano Juncker, con un Ministro delle finanze europeo che li governi, responsabile di fronte a un Parlamento della zona Euro (p. 212).

Per fortuna dei francesi spetterà a loro decidere direttamente collegio per collegio se confermare in tutto o in parte la scelta fatta nelle Presidenziali.

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