Cronache Grilline

La Corte dei Conti dà torto ad Appendino: nessun buco nel bilancio ereditato da Fassino

di Andrea Doi, 27 Mag 2017

Per oltre dieci mesi la sindaca di Torino Chiara Appendino, gli assessori della sua Giunta e i consiglieri della maggioranza grillina, per giustificare tagli, aumenti e cambi di direzione rispetto ai programmi elettorali hanno avuto sempre il cappello introduttivo“tutta colpa di Fassino”. Oggi invece si scopre che non ci sono debiti fuori bilancio lasciati dall’inquilino precedente di Palazzo di Città. La relazione della Corte dei Conti, recapitata a Palazzo Civico nei giorni scorsi, ha messo una pietra tombale su questa polemica chiarendo che non esistono debiti fuori bilancio e che le scelte sui conti della precedente giunta erano legittime.

Altro che il buco evocato dalla prima cittadina che si allargava e si stringeva a seconda dei casi (o dell’intervista) fino a raggiungere i 100 milioni di euro.

Il nodo trasporti

La sofferenza finanziaria della Città di Torino si concentra attorno al finanziamento della metropolitana, che negli ultimi tre anni ha subito un rallentamento: sia Fassino (nel 2014 e nel 2015) che Appendino (nel 2016) non hanno coperto interamente la rata annuale. Invece di attuare il piano di rinegoziazione del mutuo con Infrato (la società incaricata di gestire la metropolitana) i Cinque Stelle hanno preferito lasciar correre dieci mesi tra immobilismo e accuse.

Ma c’è di più: non solo Appendino non ha finanziato interamente la metropolitana nel 2016, ma queste poste non compaiono nemmeno nel bilancio triennale appena approvato.

La Corte dei Conti, stabilendo la non esistenza del debito fuori bilancio, indica la strada del piano di rientro concordato o del cambio della convenzione, come per altro già previsto dalla precedente amministrazione.

Una cortina fumogena sulle scelte di Appendino

La strategia comunicativa del Movimento 5 Stelle, tutta orientata all’attacco verso il passato, ha di fatto messo in secondo piano le storture contenute nel suo bilancio preventivo.

Un bilancio gravato dalle pesanti riserve dei Revisori dei Conti che hanno eccepito sull’abnorme utilizzo degli oneri di urbanizzazione per finanziare contratti di servizio e spesa corrente, sull’eccessivo uso delle sanzioni del codice della strada e sulla mancata restituzione della caparra da cinque milioni di euro alla società Ream che doveva occuparsi della riqualificazione di un’area industriale (ex Westinghouse).

L’utilizzo di risorse incerte, come le multe e gli oneri di urbanizzazione, per finanziare spese che incerte non lo sono, sta alimentando forti polemiche in questi giorni visto che l’erba alta invade larghi tratti della città, soprattutto in periferia, che non viene tagliata per mancanza di fondi. Torino infatti avrebbe incassato solo cinque dei 42 milioni di euro di oneri di urbanizzazione iscritti a bilancio.

Una boccata di ossigeno chiamata Iren

Appendino ha già incassato 21 milioni di euro da un’operazione di valorizzazione azionaria su Iren avviata dalla giunta precedente. La stessa multiutily dell’energia potrebbe tornare a dare una mano alla sindaca in sede di variazione di bilancio e contribuire ad appianare le criticità già evidenziate. Le azioni di Iren di proprietà del Comune quando Fassino era sindaco da dieci mesi valevano al corso di borsa circa 50 centesimi l’una per un totale di 153 milioni di euro.

Oggi a dieci mesi dall’elezione di Appendino ogni azione vale ben 2,17 euro, per un valore complessivo superiore ai 650 milioni di euro.

Ricapitolando: la Corte dei Conti ha certificato la non esistenza di un debito fuori bilancio e parallelamente Appendino dispone di un tesoro vero e proprio e per questo deve ringraziare anche Piero Fassino. E quella multiutility oggetto di feroci attacchi nel recente passato da Beppe Grillo in persona.

NOTIZIE CORRELATE

Cronache Grilline

Il piano di Raggi per le periferie? Zero soluzioni, restano solo i problemi

di Laura Landolfi, 12 Lug 2017

Rifiuti, roghi tossici, accampamenti di fortuna, “desertificazione commerciale”. Delle tante promesse fatte dalla giunta Raggi sulle periferie, dove i voti sono stati tanti, ben poco è rimasto se non una montagna di problemi. Tanto che ieri il clima in Commissione parlamentare

Cronache Grilline

Virginia Raggi rischia il rinvio a giudizio

di Redazione, 20 Giu 2017

La sindaca di Roma, Virginia Raggi, rischia il rinvio a giudizio per le accuse di falso e abuso d’ufficio. La procura di Roma ha chiuso le indagini, atto che di norma precede la richiesta di processo, per il cosiddetto ‘pacchetto

Cronache Grilline

Fiumi e inquinamento: scompare l’Ufficio speciale annunciato dalla Raggi

di Laura Landolfi, 19 Giu 2017

Oltre ai topi, la mondezza, i gabbiani e chi più ne ha più ne metta, c’è un ulteriore elemento che si aggiunge al degrado della capitale: i suoi fiumi. A denunciare la situazione è stata Legambiente Lazio: Tevere e Aniene