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Il caso del Museo Egizio di Torino: quando la politica disdegna la cultura

12 Feb 2018

La leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni ha annunciato che se vincerà le elezioni con il centrodestra farà licenziare il direttore del Museo Egizio di Torino, Christian Greco, accusato di aver fatto ‘razzismo al contrario‘ nei confronti degli italiani perché ha concesso sconti sui biglietti alle coppie di lingua araba. Una strumentalizzazione politica che Greco ha deciso di non accettare, affrontando la Meloni impegnata in un sit-in all’ingresso del Museo: “L’Egizio è di tutti, cerco solo di avvicinare le persone alla cultura”. Cosa che al momento sta riuscendo: i numeri parlano di visitatori e ricavi in aumento, attestatisi nell’ultimo bilancio a 810 mila euro già reinvestiti in quattro progetti che vanno dalla digitalizzazione degli archivi al progetto ‘Public archeology’, sempre in autofinanziamento.

Chi è Christian Greco

Classe 1975, Christian Greco si laurea nel 1999 in Lettere Classiche a Pavia con una tesi in Archeologia del Vicino Oriente Antico. Durante l’Università vince a 21 anni un concorso per partecipare ad una serie di scavi ad Aleppo grazie alla sua conoscenza del nederlandese, una delle lingue più difficili del mondo. Successivamente ottiene un master in egittologia all’Università di Leida dove inizia ad insegnare e diventa dottore di ricerca a Pavia. Nel 2014 il Consiglio di Amministrazione della Fondazione Museo Egizio di Torino dal 2014 lo ha nominato all’unanimità direttore della struttura scegliendolo tra 101 candidati che avevano risposto al bando. Ci si chiede come possa essere un eventuale governo di centrodestra a rimuoverlo dalla sua carica.

Il ‘casus belli’

Nonostante un curriculum di tutto rispetto ed un eccellente lavoro, il responsabile della comunicazione di Fratelli d’Italia, Federico Mollicone, ha annunciato che con il suo partito al governo verrebbe realizzato “uno spoil system automatico di tutti i ruoli di nomina del ministero della Cultura”. Greco, essendo nominato da una Fondazione privata, non potrebbe essere rimosso da Meloni & co. ma comunque l’accusa lanciata dalla destra al direttore del Museo egizio è di un’iniziativa anti-italiana, addirittura ‘razzista al contrario’: oggetto della critica è la promozione ‘Fortunato chi parla arabo’, che permette ad una coppia di lingua araba di ottenere due ingressi al prezzo di uno. L’obiettivo è avvicinare i nuovi italiani ad una cultura, come quella dell’Antico Egitto, che fa parte delle loro radici, offrendo anche alle donne, come si evince dal manifesto della promozione, un’occasione di inclusione sociale e culturale.

La polemica

L’iniziativa ideologica di cui Greco è stato accusato è in realtà quella dei suoi accusatori, riunitisi venerdì scorso all’ingresso del Museo e con cui il direttore ha scelto di dialogare. Greco ha chiesto alla Meloni perché non manifesta anche per gli sconti agli studenti, alle coppie nel giorno di San Valentino o per l’ingresso gratuito nel giorno del proprio compleanno. Giorgia Meloni ha replicato accusando il Museo Egizio di una discriminazione su base religiosa che favorisce i musulmani, dimostrando di confondere il credo con la lingua parlata e scordandosi dei tanti arabi che non professano l’Islam (in Egitto c’è una vasta comunità di cristiani copti). Una superficiale strumentalizzazione politica, che si inserisce in un quadro deprimente che cavalca la paura del diverso e istiga all’intolleranza: sono di pochi giorni fa le dichiarazioni del leader della Lega Nord Matteo Salvini, che in visita elettorale ad Umbertide, in Umbria, aveva dichiarato che l’Islam, l’applicazione letterale del dettato di Maometto, fosse incompatibile con la nostra Costituzione“. Una Costituzione che in realtà riconosce la libertà religiosa e vieta la discriminazione, che cerca di condividere e diffondere i propri valori e principi stimolando l’inclusione sociale e culturale, proprio come fatto da Christian Greco. Che però, secondo una parte della politica, è un ‘razzista al contrario’.

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