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Marra, la Raggi e i “puri” di professione

di Laura Landolfi, 19 Mag 2017

Testimone a difesa. Ha dell’incredibile la vicenda della sindaca Raggi, paladina della giustizia secondo la linea grillina (gli urlatori di onestà, onestà, quelli che basta un avviso di garanzia e la tua carriera è finita) che si ritrova con un ex strettissimo collaboratore – capo del personale- che però lei non sa chi sia (Marra? “E’ solo uno dei 23mila dipendenti del Comune”) che in più le chiede di testimoniare in suo favore.

Il processo per corruzione

Il tutto avviene a causa dell’accusa per corruzione per una maxi tangente che Marra avrebbe intascato dal costruttore Scarpellini, per la quale il processo si aprirà il 25 maggio dinanzi alla seconda sezione del tribunale.

Per l’incredibile legge  del contrappasso la sindaca dovrebbe parlare con lo scopo di dimostrare che si fidava di Marra.

Secondo l’avvocato di Marra, Francesco Scacchi,  Raggi servirebbe a dimostrare che la nomina di Marra (“un virus che ha infettato il Movimento”, secondo la Lombardi) come vice capo di gabinetto “fosse voluta da lei, perché stimava Raffaele come profondo conoscitore della macchina amministrativa. Insomma non uno dei 23 mila dipendenti del Comune al punto da chiedergli di rientrare dall’aspettativa per accettare l’incarico».

Dunque non uno qualsiasi ma una persona fidata che ora dovrebbe in qualche modo scagionare.

Per i puri di professione, quelli che gli altri sono tutti corrotti,  una gran bella sfida.

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