Bufale

Il magico potere delle “fake news”

di Gianni Riotta, 13 Mar 2017

Abbiamo chiesto a Gianni Riotta, docente a Princeton University e Luiss che si occupa di fake news per la start up Catchy con il Google Digital News Initiative, un intervento sul tema.

I primi a scoprire “l’agnotologia” furono i magnati del tabacco. Davanti alla certezza che fumare causa cancro, diffusero una campagna di ignoranza “scientifica”, pur di contraddire la realtà: andate davanti a una scuola, guardate i ragazzini che hanno, mezzo secolo dopo, il mozzicone in bocca e capirete il potere dell’”agnotology”, controllo dell’ignoranza.
Il professor Robert Proctor, nell’antologia “Agnotology, the making & unmaking of ignorance”, di Stanford University, chiarisce come la diffusione pianificata di ignoranza, facendo leva sulla potenza virale del web, sia diventata il pericolo strategico del XXI secolo. Il business del tabacco sapeva bene che i medici avevano ragione, ma si limitò a smentirne i dati e diffonderne di fasulli, usando negli spot attori in camice bianco e stetoscopio.

La rete

Ora, per il ventottesimo compleanno del web, il pioniere Tim Berners-Lee teme che la diffusione delle “notizie false” minacci la rete, nata dall’utopia della trasparenza perfetta . Tanti osservatori accusano le “fake news”, false notizie, di avere lanciato le vittorie di Brexit e Trump, Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, nega preoccupato: solo l’1% dei contenuti di FB sarebbe, a suo dire, “falso” , salvo poi fare, parziale, marcia indietro e ammettere il problema. In realtà, già nel 2014, con il professor Walter Quattrociocchi di Imt ragionavamo su La Stampa del magico potere “notizie false”, con il caso dell’avido senatore Cirenga, le cui gesta malefiche ancora girano sui siti populisti, salvo essere inventate di sana pianta.

La creazione di massa

Il problema non son dunque le singole notizie false, ma chi le crea in massa, chi in laboratorio (in Russia Putin ha, al numero 55 di via Savushkina, San Pietroburgo, una formidabile zecca di false notizie) le moltiplica, sicuro che poi gli algoritmi dei social media le rilanceranno. Sarà infine l’”agnotologia”, il desiderio antico di noi umani di credere alla bugia che ci sta a cuore, piuttosto che alla verità sconcertante (in gergo “confirmation bias”), a completare il disastro. Vaccini, populismo, Borsa, cyber guerra: non ci sono limiti, dal Cavallo di Troia alla rete, ai danni di una notizia falsa costruita ad arte. Basta anche l’1%, perché non sappiamo dove si nasconda. Un solo cioccolatino velenoso ci farebbe gettar via l’intera scatola, se non lo riconoscessimo. Lo stesso vale per la verità: Ex falso sequitur quodlibet diceva l’antico Pseudo Duns Scoto, dal Falso scaturisce di tutto, ma non sapremo mai se Vero, o di nuovo Falso!

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