Economia

Un grande progetto intergenerazionale verso il lavoro di cittadinanza

di Alfonso Pascale, 18 Giu 2017

Una rete di organizzazioni (tra cui UNIAT, CeSLAM, AGCI, Forum del Terzo Settore), impegnata sui temi della cittadinanza attiva e dello sviluppo locale, raccoglie la sfida lanciata dai governi Renzi e Gentiloni contro le mance di Stato e promuove un grande progetto di staffetta intergenerazionale capace di creare lavoro di cittadinanza. Si tratta di mettere insieme giovani e anziani in percorsi congiunti per combattere l’inoccupazione giovanile, la disoccupazione di lungo periodo, la povertà.

Il convegno

Se ne parlerà in un Convegno il 20 giugno, dalle 17 alle 20, a Roma, presso Confindustria, Auditorium della Tecnica – Sala A – Viale dell’Astronomia 30, con la partecipazione di Enrico Morando, Vice Ministro dell’Economia. L’idea è quella di realizzare progetti per la durata di 12-24 mesi in cui impegnare giovani di età compresa tra 18-29 anni e occupati e disoccupati over 55 che intendono scambiare saperi, competenze e abilità, avvicendandosi nel ruolo di “apprendisti” e “maestri”. Un modo per imparare insieme il “mestiere” di affrontare i momenti nodali della vita lavorativa. Un’esperienza che le comunità umane tradizionali coltivavano con cura e che nella modernità si è dispersa. Ma essa è essenziale per tornare a produrre beni relazionali e creare le condizioni per l’innovazione.

 

Investimenti e innovazione

Tali progetti, promossi da imprese private e mondo del terzo settore, vanno pensati non come un costo a carico dello Stato, ma come investimenti pubblici e privati in una grande innovazione di servizi che riguardano la governance, la produzione e la manutenzione dei beni di comunità. Un’innovazione sociale volta a trasformare i beni di comunità da fattore di conservazione, freno alla crescita, in una delle leve strategiche per la produzione di nuovo valore, luogo di uno scambio positivo tra l’individuo e il suo contesto sociale. Un’innovazione sociale tesa a moltiplicare alleanze generative tra pubblico, privato e civile (terzo settore ed oltre), in grado di produrre “figli” nuovi, non di spartirsi il bottino tra “genitori” vecchi. Un’innovazione che può realizzarsi solo se si consente alla staffetta di consegnare finalmente il testimone.

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