Politica

“L’ Esperimento” del M5S e la manipolazione del consenso

di Carmine Fotia, 12 Feb 2018

Rimborsopoli, candidati scelti dal capo politico e dal proprietario di un’azienda specializzata nel trattamento dei dati e imposti al territorio, sindaci indagati e incapaci di governare, liste ove spiccano massoni, scrocconi e presunti escort. No, non abbiamo attivato la macchina del tempo e questa non è una fotografia della Prima Repubblica. È una sintesi dei titoli dedicati nei giorni scorsi alla campagna elettorale del Movimento Cinque Stelle.
Tuttavia, secondo tutti i sondaggi, il M5S rappresenta oltre un quarto degli elettori italiani. Bisogna allora domandarsi come mai, nonostante i fatti emersi, resti così alto il consenso.

Il contenitore vuoto

C’è una rabbiosa voglia di vendetta contro il sistema che coinvolge, e non solo in Italia, le fasce sociali svantaggiate dalla globalizzazione. Per queste persone non conta nulla il curriculum di chi votano, anzi: più sono brutti, sporchi e cattivi e più li votano (altrimenti sarebbe inspiegabile il fenomeno Trump). L’importante per loro è che il Movimento sia il contenitore di questa rabbia. Che la rappresenti senza mediarla e senza giudicarla.
Il sociologo spagnolo Castells definisce “il contenitore vuoto” la formula vincente del populismo moderno: una forma politica fatta non per realizzare ciò che facevano i vecchi partiti, ovvero mediare, comporre gli interessi, sintetizzare, ma l’esatto opposto: seguire le preferenze degli elettori, anche quando appaiono contraddittorie, per massimizzare il consenso.

L’Esperimento

Sembrerebbe il massimo della democrazia e infatti la spacciano così. In realtà, e ci soccorre qui il bel libro di Jacopo Jacoboni, “L’Esperimento“, sulle origini del M5S: si tratta della più gigantesca operazione di manipolazione del consenso mai avvenuta in Italia, paragonabile, secondo me, come forza d’impatto sugli equilibri politici, solo alla discesa in campo di Silvio Berlusconi nel 1994.
Jacoboni usa una chiave originale, seguendo la carriera del Guru del Movimento, Gianroberto Casaleggio che attraversa diversi esperimenti di psicologia cognitiva condotti nelle aziende negli anni ‘70, al fine di comprendere quanto e come fosse possibile influenzare le scelte dei singoli, monitorando le loro opinioni in modo scientifico. In brutale sintesi: se so cosa ti spinge a scegliere una cosa piuttosto che un’altra, se dispongo di tecnologia e dati sufficienti, posso certamente spingerti a dire quel che io voglio che tu dica.
Così come negli ‘90 , dominati dalla tv generalista e dall’analogico, possedere, attraverso la pubblicità, una sorta di anagrafe delle preferenze degli italiani fu la base del potere di Berlusconi, oggi, nell’era dei social e del digitale, la capacità di profilazione degli utenti che si fonda sul possesso dei dati è la base del potere di Casaleggio figlio, erede dell’azienda del padre, che li controlla. Un conflitto di interessi pari a quello di Berlusconi.
Tuttavia, e questo è il grande inganno del M5S, mentre Berlusconi si presentava direttamente con il volto dell’oligarca, Casaleggio si cela dietro la maschera di Luigi Di Maio: il contenitore vuoto per eccellenza.

Le rivelazioni dell’ex assessore

Sarà per questo che si fa fatica a riconoscere il vero volto del M5S e allora forse aiuta a svelare cosa si muove dietro la finzione della democrazia diretta il libro scritto di recente da Paolo Berdini, ex assessore all’urbanistica della giunta Raggi, l’esperimento che meglio rappresenta la messa in pratica della teoria del contenitore vuoto.
Paolo Berdini è un urbanista romano di estrema sinistra, noto per le sue battaglie contro la speculazione edilizia e i palazzinari, salito sul carro del M5S convinto che la pensassero come lui. Fu cacciato, come gli altri “esterni”, tipo Minenna e Raineri, pochi mesi dopo la vittoria. In particolare per Berdini fu decisiva la sua contrarietà alla costruzione dello Stadio della Roma che la giunta Raggi ha approvato dopo averlo indicato come una gigantesca operazione di speculazione edilizia.
Berdini resta coerente e va via sbattendo la porta e ora mette nero su bianco le cose che ha visto: roba che neanche Blade Runner. I veri sindaci di Roma sono lo studio legale Sammarco, dove si è formata Virginia Raggi e dove si cementano i legami della destra romana, che diventa il decisore soprattutto per ciò riguarda i temi urbanistici; la Casaleggio e associati che decide le strategie politiche; lo staff che richiede consulenze lautamente retribuite per i propri beniamini.
Insomma, un gigantesco spostamento delle decisioni politiche fuori dalle istituzioni, perché, dal momento che in politica il vuoto non esiste, l’incompetenza, ovvero “il vuoto”, viene affiancata dai solerti rappresentati di poteri e interessi che sono ben felici di avere a che fare con una politica debole per poterla dominare.
L’esito di una vittoria del M5S, dunque, non sarebbe la democrazia diretta, ma il governo degli interessi forti e il trionfo dei manipolatori. E forse è per questo che una parte della classe dirigente guarda con simpatia verso “L’Esperimento”: perché pensano che, come a Roma, tramite la finta rivoluzione, torneranno a comandare sempre, loro: o meglio, lorsignori.

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