Economia

Istat: occupazione giovanile in crescita grazie alle riforme

di Marco Leonardi, 3 Mag 2017

Secondo l’ultima nota pubblicata ieri dall’Istat gli occupati under 25 in Italia sono 1.013.000. È un dato in crescita sia rispetto al mese precedente (24mila in più rispetto a febbraio) sia su base annuale (42mila in più rispetto a marzo 2016).

E’ un risultato particolarmente incoraggiante perché permette di fare luce su alcune dinamiche del mercato del lavoro attese ormai da mesi: anche i più giovani stanno incominciando ad ottenere i vantaggi delle riforme attuate in questi anni di Governo. L’ultimo bollettino ci dice inoltre che la quota di giovani disoccupati sul totale di quelli attivi (occupati e disoccupati), è pari al 34,1 per cento, in calo di 0,4 punti percentuali rispetto al mese precedente, e il valore più basso registrato dal febbraio 2012 (33,4 per cento). Cresce infatti il tasso di occupazione nella fascia di età tra i 15 e i 24, attestandosi al 17,2%, con un aumento di 0,4 punti sul mese precedente e di 0,8 punti su marzo 2016.

Giovani e lavoro: ottimi risultati 

Non soltanto i giovani, ma il mercato del lavoro nel suo complesso registra ottimi risultati. Dal febbraio 2014 cresce di 734 mila unità il numero degli occupati, 553 mila dei quali sono lavoratori stabili. Positiva anche la dinamica relativa ai disoccupati, che diminuiscono complessivamente di 266 mila unità, con un calo di 9,2 punti percentuali del tasso di disoccupazione giovanile.

La direzione giusta

I dati appena descritti sembrano segnalare che il mercato del lavoro italiano sia arrivato a un punto di svolta, ma è necessario agire con cautela. Come si sa, i dati mensili dell’Istituto di Statistica vengono (giustamente) corretti e rivisti mese dopo mese. E’ una questione economica e statistica, niente che abbia a vedere con manipolazione di dati o fake news.

Siamo sul binario giusto, ma il mercato del lavoro (soprattutto quello italiano) è un sistema complesso e le cui dinamiche ed evoluzioni si devono studiare in un’ottica di lungo periodo.

Molto rimane ancora da fare: è vero, il tasso di disoccupazione giovanile registrato nel mese di marzo 2016 è il dato più basso da febbraio 2012, ma è ancora 16 punti percentuali più alto rispetto al marzo di 10 anni fa. In un mercato complesso non è una legge o la singola norma a fare la differenza, ma l’azione coordinata e la gestione delle priorità. Tra gli interventi che non possono essere rimandati vi è sicuramente il potenziamento delle politiche attive del mercato del lavoro attraverso l’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive (ANPAL). In secondo luogo è necessario incentivare l’alternanza scuola-lavoro e far diminuire il cuneo fiscale attraverso il taglio dei contributi per i giovani che si affacciano per la prima volta al mercato del lavoro. L’elenco delle cose da fare non finisce qui. Rimbocchiamoci le maniche.  

 

 

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