Politica

Riecco Tarzan: l’ombra della vecchia DC sul governo cinque stelle

3 Mar 2018

Con notevole sforzo proviamo a prendere sul serio il governo di Luigi Di Maio. Scaviamo un po’ e dietro il volto del candidato premier pentastellato si intravede una sagoma ingobbita e sfuggente, quasi il simbolo negativo della Prima Repubblica, quella di Giulio Andreotti. Infatti, uno dei suoi pupilli, Enzo Scotti, ha fatto da kingmaker per la formazione della lista dei ministri del governo grillino. Se avete la pazienza di seguirci vi raccontiamo una storia molto istruttiva.

Due i “fantaministri” che provengono da Link Campus

Dalla Link Campus University, presieduta da Enzo Scotti – istituita a Roma nel 1999 come filiazione dell’Università di Malta (dal 2011 la governance è passata alla Fondazione Link Campus University) e riconosciuta come università non statale dell’Ordinamento universitario italiano come si legge nel sito – provengono sia la ministra designata alla Difesa Elisabetta Trenta sia quella all’Interno Paola Giannetakis. La prima non solo è ricercatrice in materia di Sicurezza e Difesa presso il Centro militare di studi strategici, ma è attualmente vice direttore del master in Intelligence e sicurezza dell’ateneo e Programme manager di Gem Spa, società di gestione di Link Campus University. Mentre la seconda, criminologa e membro del think tank intelligencecollettiva.com ideato dal deputato grillino Angelo Tofalo, è professore “straordinario” (questa la dicitura sul sito) di Diritto penale.

Un candidato di Link Campus anche alle elezioni regionali

Non è finita. Anche la candidata pentastellata alla presidenza della Regione Lazio Roberta Lombardi ha “pescato” tra i cervelli della Link Campus University per formare la sua squadra in caso di vittoria alle Regionali. L’assessore designato alla Sicurezza con deleghe allo sport e alle politiche giovanili è infatti Nicola Ferrigni, ricercatore di Sociologia dei fenomeni politici e direttore del Master in Sicurezza Pubblica e Soft Target dell’ateneo. Non stupisce quindi che il 6 febbraio 2018 Di Maio abbia scelto proprio questo ateneo per un incontro pubblico con gli studenti. Inaugurando il «primo», recita il sito, «di una serie di confronti con i leader delle forze politiche, invitati a presentare il loro programma di politica estera e a rispondere alle domande degli studenti, italiani e stranieri».
Chi ha tessuto la tela attorno ad alcuni ruoli chiave del futuribile governo pentastellato? Vincenzo Scotti, napoletano, classe 1933, pluriministro dei governi della prima Repubblica, nei quali si affaccia già nel 1976 per finire poi sottosegretario con Silvio nel 2008. Nome d’arte: Tarzan, perché nei congressi democristiani, dove era abilissimo a saltare da destra a sinistra appeso alle liane delle correnti lo accoglievano così: “A Vince’, facce Tarzan” parafrasando l’Alberto Sordi di “Un americano a Roma”. Non vi appare strano che una sola università privata fornisca addirittura due figure chiave nel governo a cinque stelle e un assessore in pectore nel Lazio? Interni e difesa, cioè armamenti, security, terrorismo e, soprattutto, servizi segreti.

“Scotti ha continuato a tessere relazioni”

Sono tutti campi nei quali, prima da ministro, poi da presidente della LCU, Scotti in questi anni ha continuato a operare, a tessere relazioni, costruire legami, svolgere mediazioni. Non c’è nulla di male, ognuno è libero di proporre chi vuole e non saremo certo noi a diventare dei mozzaorecchie, e non abbiamo nulla contro il ritorno di Tarzan. Anzi, essendo il M5S impreparato a tutto, magari è un bene che si facciano consigliare da qualche vecchio marpione. Non hanno avuto il coraggio di chiedere a Paolo Cirino Pomicino e così si sono rivolti al suo gemello diverso, Enzo Scotti, come lui andreottiano. Purchè la smettano di presentarsi come nuovi e chiamino le cose con il loro nome. Anche se il governo annunciato con la fanfara da Luigi Di Maio non dovesse mai vedere la luce, intanto abbiamo capito una cosa: e cioè che, nell’assenza di una classe dirigente degna di questo nome, a riempire i vuoti, come già accaduto a Roma con lo Studio Sammarco, giunge il soccorso dei vecchi marpioni della Prima Repubblica. In questo caso l’ombra che si allunga sul governo ombra ha il profilo di un marpione doc e democristiano di vecchio corso, Vincenzo Scotti, che ha piazzato due persone di sua fiducia nei posti chiave del governo pentastellato: interni e difesa, più un candidato assessore nella giunta del Lazio se dovesse vincere Roberta Lombardi. Tre indizi fanno una prova: siamo passati dall’epoca del vaffa all’epoca dell’arraffa.

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