Politica

Ecco quali sono le leggi elettorali vigenti

di Stefano Ceccanti, 8 Giu 2017

Sistemi elettorali e forme di governo in Italia. Le elezioni comunali, regionali, politiche, europee

Elezioni comunali

Forma neoparlamentare; proporzionale con premio sopra 15.000 abitanti, maggioritario al di sotto.

Fonti: decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali). In tutti i comuni la forma di governo (d’ora innanzi fdg) poggia sull’elezione diretta del Sindaco e sul meccanismo “simul stabunt simul cadent” tra Presidente e Consiglio (forma neoparlamentare, in cui la fiducia origina univocamente dalle elezioni): si torna a votare per entrambi gli organi sia quando viene meno il Sindaco (dimissioni, morte, impedimento permanente) sia quando il Consiglio sfiducia il Sindaco.

Come si vota: al di sotto dei 15.000 abitanti in un turno e con un unico voto (che vale sia per un candidato sindaco sia per l’unica lista che lo appoggia) a cui si può aggiungere una preferenza nella lista votata. Sopra 15.000 l’elettore, in un doppio turno eventuale (se nessuno dei candidati Sindaci raggiunge il 50% + 1 dei voti validi si procede al ballottaggio tra i primi due classificati) al primo turno ha due voti che può esprimere su un’unica scheda con 4 opzioni possibili:

a) se vota solo per una lista il suo voto e, dentro di essa, per il candidato (o i 2 candidati di genere diverso) a cui dà la preferenza (la seconda è valida solo se di genere diverso rispetto alla prima, a partire dalla tornata della primavera 2012 in cui è stata inserita tale possibilità), si trasporta automaticamente per il candidato Sindaco collegato a quella lista (il voto al partito è automaticamente voto per la coalizione di cui esso fa parte);

b) se vota solo per il candidato Sindaco il voto non si riporta su nessun partito (non si saprebbe a chi darlo visto che normalmente più liste di partito convergono in una coalizione);

c) può dare due voti coerenti e sono validi entrambi (es. Pd e sindaco centrosinistra, Fi e sindaco centrodestra); d) può dare due voti incoerenti, validi entrambi (es. Fi e sindaco centrosinistra, Pd e sindaco Centrodestra).

Al secondo turno si vota solo tra i due candidati sindaci rimasti in lizza.

Come si assegnano i seggi: sotto 15.000 abitanti i due terzi alla lista che vince, il terzo restante alle altre liste con la proporzionale (metodo del divisore D’Hondt); sopra 15.000 abitanti, nel caso più semplice e di gran lunga più frequente, il 60% alla lista/coalizione vincente (la spartizione interna col metodo del divisore D’Hondt), a meno che non abbia senza premio superato naturalmente tale soglia nel qual caso si tiene anche i seggi in più, e il 40% ai perdenti (sempre col D’Hondt).

Dentro le liste secondo l’ordine decrescente delle preferenze.

Ci sono però due eccezioni in cui il premio non si assegna: se al primo o al secondo turno una lista/coalizione opposta a quella vincente nella competizione per il sindaco ha superato il 50% più uno dei voti in quella tra liste/coalizioni; se il sindaco vincente al primo turno ha avuto meno del 40% nella competizione tra liste e coalizioni.

 Elezioni regionali (regioni ordinarie)

tra forma neoparlamentare con sistema majority assuring e autonomia statutaria.

Fonti: la forma di governo e la legge elettorale di tali Regioni sono regolate dagli articoli 121, 122, 123 e 126 della Costituzione e dalle disposizioni transitorie della legge costituzionale 22 novembre 1999, n. 1 (art. 5 di detta legge). Era prevista una disciplina transitoria finché le Regioni non avessero provveduto autonomamente con i nuovi Statuti e le nuove leggi elettorali. La fdg transitoria è neoparlamentare ed è stata confermata dagli statuti.

La legge elettorale è materia di legislazione concorrente

Ci sono dei princìpi fondamentali approvati con legge dello Stato (165/2004) che in sostanza dicono che il sistema deve essere misto, né tutto proporzionale né tutto maggioritario. Il resto è demandato alla scelta delle Regioni.

Finché non si esercita vale il rinvio alla norma transitoria.

Essa prevede il rinvio alla legge 17 febbraio 1968, n. 108 e successive modificazioni (in particolare alla legge 23 febbraio 1995, n. 43, la riforma elettorale detta “Tatarellum”). Le leggi regionali, pur con alcune diversità, hanno in sostanza mantenuto l’impianto originario.

Come si vota: l’elettore in un unico turno elettorale (solo la Toscana prevede un possibile secondo turno) riceve una sola scheda e può di norma esprimere due voti, uno su liste provinciali concorrenti sul lato sinistro (all’interno delle quali può esprimere in genere una sola preferenza o una doppia purché di genere diverso) e uno sul candidato Presidente sul lato destro della scheda (in varie Regioni associato ad un listino).

In pratica a sinistra ci sono i partiti e a destra le coalizioni che si incarnano sempre in un Presidente, talora anche in un listino. L’elettore ha di norma quattro opzioni:

e) se vota solo per una lista provinciale il suo voto e, dentro di essa, per l’eventuale candidato (o candidati se ammessa la preferenza di genere) a cui dà la preferenza, si trasporta automaticamente per il candidato Presidente collegato a quella lista (il voto al partito è automaticamente voto per la coalizione di cui esso fa parte);

f) se vota solo per il candidato Presidente il voto non si riporta su nessun partito (non si saprebbe a chi darlo visto che normalmente più liste di partito convergono in una coalizione);

g) può dare due voti coerenti e sono validi entrambi (es. Pd e Centrosinistra, Fi e centrodestra);

h) può dare due voti incoerenti, validi entrambi (es. Fi e Centrosinistra, Pd e centrodestra). Come si assegnano i seggi: il risultato complessivo è determinato dal voto per il Presidente che si trascina una maggioranza si solito garantita. Il canale delle liste proporzionali esprime l’80% dei seggi, quello del listino regionale, ove esiste, il 20%. C’erano tre casi possibili normati in origine, che in genere sono rimasti simili:

a) se liste provinciali collegate al Presidente vincente hanno già raggiunto o superato il 50% dell’insieme dei seggi del Consiglio si dà solo metà premio, cioè si aggiungono solo metà dei componenti del listino (10%);

b) se, anche dopo aver dato al Presidente l’intero premio, tutto il listino (20%) non ha ancora raggiunto il 55% complessivo, c’è’ una sorta di “premio supplementare” per portarlo al 55%, prendendo i primi dei non eletti delle liste proporzionali;

c) in tutti gli altri casi si assegna per intero il premio del 20% (l’insieme dei candidati nel listino, se esiste ancora). Sul canale proporzionale si utilizza tra le liste il metodo del quoziente (lo spiego sotto, a proposito delle europee (ndA) e la graduatoria delle preferenze. E’ previsto uno sbarramento per le liste provinciali (3%), ma di orma solo per chi resta fuori dalle coalizioni più grandi, per chi è collegato a candidati Presidenti che abbiano preso meno del 5%.

Per i candidati sulla parte proporzionale si segue in ogni lista la graduatoria delle preferenze, nel listino l’ordine di presentazione.

Elezioni per il Parlamento

Fonti: per la Camera il Dpr 30 marzo 1957, n. 361 e successive modificazioni, ultima delle quali l’Italicum;, legge 6 maggio 2015, n. 52, come modificata dalla sentenza della Corte costituzionale decisa in data 25 gennaio 2017; per il Senato il D.Lgs. 20 dicembre 1993, n. 534 come risultante dalla sentenza 1/2014 della Corte costituzionale.

Camera: proporzionale con premio eventuale.

Come si vota: si traccia il simbolo su una lista e si possono esprimere fino a due preferenze purché di genere diverso, con l’eccezione di Val d’Aosta e Trentino Alto-Adige dove si vota in collegi uninominali Come si assegnano i seggi: la formula è proporzionale con sbarramento al 3% e con premio eventuale.

Si verifica anzitutto se nessuna lista che abbia superato il 3% dei voti validi sia arrivata naturalmente a 340 seggi. In mancanza, si verifica se la lista arrivata prima abbia conseguito almeno il 40% dei voti validi: se sì è portata con il premio a 340 seggi, altrimenti la distribuzione è proporzionale.

I voti degli elettori della Val d’Aosta, che votano in un collegio uninominale, rientrano nel computo per assegnare il premio nazionale. Idem accade anche per gli elettori del Trentino-Alto Adige che votano coi collegi uninominali della legge Mattarella.

Senato: proporzionale senza premio ma con sbarramenti significativi

Come si vota: al Senato in 18 Regioni l’elettore al Senato ha un’unica scheda in cui vota, in unico turno, un simbolo di partito a cui è legata una lista a livello regionale in cui la Corte Costituzionale con la sentenza 1/2014 ha inserito una preferenza unica, regolata dalla norma di chiusura dell’art. 27 del decreto legislativo 534/1993; in Val d’Aosta c’è un unico collegio uninominale maggioritario; in Trentino-Alto Adige vi sono i collegi uninominali della legge Mattarella.

Come si assegnano i seggi: si tratta di sistema proporzionale con sbarramento. Ottengono seggi le liste che superano da sole regionalmente l’8% dei voti validi.

Qui ci si può però anche presentare in coalizioni: per essere riconosciute come tali esse devono superare, sommando i voti di tutte le liste, il 20 regionale%. In quel caso valgono sbarramenti più piccoli per le relative liste dentro le coalizioni: 3% regionale dei voti.

Da considerare inoltre che in varie Regioni il numero dei seggi assegnati è ridotto e quindi lo sbarramento implicito è più elevato: dove si assegnano 7 seggi, ad esempio, lo sbarramento supera il 10%.

Il sistema è meno distante di quello che potrebbe sembrare da quello della Camera perché gli alti sbarramenti possono produrre effetti analoghi al premio della Camera. Se infatti una lista ottiene il 40% alla Camera e ottiene, da sola o in coalizione, il 40% alla Camera, può avvicinarsi anche al Senato alla maggioranza assoluta dei seggi. 4.

Elezioni europee

Proporzionale con soglia di sbarramento al 4% Fonte: legge 24 gennaio 1979, n. 18 e successive modificazioni (le ultime intervenute con le leggi 27 marzo 2004, n. 78, 8 aprile 2004, n. 90 e 23 febbraio 2009, n. 10).

Come si vota: l’elettore in un unico turno elettorale riceve una sola scheda e vota per una lista in una delle cinque circoscrizioni macroregionali e può esprimere fino a un massimo di 3 preferenze in ogni circoscrizione. Come si assegnano i seggi: il numero complessivo è determinato sulla base dei risultati nazionali col metodo del quoziente naturale e dei più alti resti, che garantisce una proporzionalità pressoché pura.

Ciò significa che si prende il totale dei voti validi di tutte le liste e si divide per il numero dei seggi, ottenendo così il quoziente nazionale: per esempio se i voti validi fossero 7.300.000, essendo i seggi 73, il quoziente sarebbe 100.000.

Successivamente, vengono escluse le liste che non hanno ottenuto almeno il 4% dei voti su base nazionale. Si divide quindi la cifra elettorale nazionale (la somma dei voti validi ottenuti nelle circoscrizioni) di ciascuna lista ammessa per il numero dei seggi: per esempio se una lista avesse preso 550.000 voti dividendoli per il quoziente di 100.000 si avrebbero 5 seggi pieni ed un resto di 50.000; bisognerebbe poi vedere i resti degli altri per capire se quel resto sarebbe sufficiente ad avere un sesto seggio oppure no.

Finite queste operazioni sul piano nazionale, per la concreta individuazione degli eletti si procede di nuovo col metodo del quoziente dentro ogni lista sulla base dei diversi risultati delle varie circoscrizioni e con la graduatoria delle preferenze.

Novità: in seguito all’introduzione della riforma del 2009, lo sbarramento è al 4% (anche per i rimborsi elettorali) mentre in precedenza la soglia implicita ammontava a circa lo 0,8%. Sono aumentate dal 2004 le preferenze esprimibili livellandole al tetto massimo di 3.

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