Politica

Ecco cos’è il Rosatellum

di Stefano Ceccanti, 24 Mag 2017

Premessa: il testo-base

La Commissione Affari Costituzionali ha approvato un testo base, il cosiddetto Rosatellum, che è un maggioritario uninominale al 50% e un proporzionale con liste bloccate corte per il restante 50%. Negli spogliatoi si scalda anche il sistema tedesco che gli assomiglia, anche se è integralmente proporzionale perché il voto proporzionale determina la quantità complessiva dei seggi mentre l’uninominale segue, si iscrive dentro di esso.

Già fioccano le critiche, che però sembrano in larga parte prescindere dalla realtà successiva al 4 dicembre, chiedendo cose che non si possono proprio ottenere.

Le puntate precedenti

Riepiloghiamo allora le puntate precedenti.

A.     Il referendum ha confermato che sono due le Camere che danno la fiducia al governo e che hanno elettorati diversi perché i 18-25 anni votano solo alla Camera: la possibilità di risultati diversi è quindi elevata per Costituzione, anche se si facessero due leggi esattamente identiche.

B.     Poi la sentenza della Corte ha tolto il ballottaggio dalla legge della Camera, traendo le conseguenze del risultato referendario e rendendo quindi altamente improbabile che dalle elezioni venga fuori un vincitore. Se qualcuno arriva al 40% prende una maggioranza garantita alla Camera e si può avvicinare al Senato dove ci sono alte soglie di sbarramento.

Però noi oggi abbiamo quattro poli: due più grandi da 30%, uno pro europeo di centrosinistra (il Pd) e uno sovranista non collocabile sull’asse destra-sinistra; poi ne abbiamo due di centro-destra da 15% che a tratti fanno finta di essere sommabili ma che in realtà non lo sono, come dimostrato sin dal governo Monti, perché uno è sovranista (la Lega) e l’altro è pro-europeo (Fi, anche se a tratti si consente teorie bislacche come quella della doppia moneta).

E’ credibile che uno solo di questi giunga al 40%? Ci si può provare, ma non è affatto facile. Se si va a votare con le leggi vigenti le coalizioni post-elettorali sono lo scenario più probabile.

C.      La sentenza della Corte ha messo anche tutta una serie di condizioni ai premi di maggioranza e ai ballottaggi, tali da rendere impervia la strada di un lavoro su quello strumento per rendere più facile che esso scatti, fermo restando che se i premi fossero due i vincitori alla Camera e al Senato potrebbero essere diversi. In quel caso bisognerebbe prevedere che non scattassero. E così anche qui ritorneremmo alle coalizioni post-elettorali.

I testi di cui si discute: Rosatellum e tedesco

Il testo base: almeno miglioriamo la rappresentanza

A questo punto chi vuole rendere più maggioritaria la legge si sposta sull’uninominale, come fa il testo base. Ma tale strumento non garantisce di per sé un risultato coerente sul piano nazionale se il sistema è frammentato come nel Regno Unito dove gli stessi due partiti sono in testa nella gran parte dei collegi.

In Francia è probabile che ciò succeda (non scontato neanche lì) perché prima la competizione è nazionalizzata dall’elezione presidenziale: il collegio a doppio turno da solo farebbe ben poco. Per di più, visto come sono combinati i due spezzoni del centro-destra, competitivi solo al Nord, più inseriamo collegi uninominali più dobbiamo sapere che sovrarappresentiamo la Lega Nord, a cui spetterebbe la gran parte dei collegi, a danno di Forza Italia.

Anche il testo-base, quindi, non fa miracoli: se qualcuno arriva poco sotto al 40% in entrambe le Camere vince, altrimenti anche qui si finisce alle coalizioni post-elettorali, dove la Lega è però sovra-rappresentata e dove quindi una coalizione post-elettorale sovranista potrebbe essere avvantaggiata.

Per carità, il testo base è comunque migliorativo sotto il profilo (meno importante, ma comunque significativo) della scelta degli eletti perché ci consente di superare le preferenze, specie al Senato, in cui, sulla base della sentenza 1/2014 della Corte, i candidati dovrebbero correre follemente sull’intera Regione. Miglioriamo per questo e può andare bene perché i miglioramenti non si rifiutano mai, anche se sono limitati, ma qui ci fermiamo.

Il sistema tedesco: la sostanza non cambia

Tutto sommato anche il tedesco ha pregi e difetti analoghi perché per la rappresentanza è analogo al testo-base (metà collegi e metà liste bloccate corte) evitando le preferenze, che restano il peggio, anche se è un po’ più proporzionale.

Diciamo che qui la possibilità di un vincitore è legata a quanti voti si disperdono: se sotto lo sbarramento restano partiti che prendono circa un 15% dei voti, si vince ad esempio col 42,5% più 1 (perché resta dentro un 85% dei voti). Non è però che la necessità di coalizioni post-elettorali la crei il sistema tedesco, questa resta una sciocchezza anche se viene ripetuta: c’è già con quelli vigenti e la riduce di poco il testo-base. Esso è poi relativamente neutro rispetto ai partiti: siccome i candidati uninominali sono di partito e non di coalizione non sovrarappresenta la Lega a danno di Fi.

Anche con le leggi Mattarella l’esito sarebbe identico

Anche con le leggi Mattarella, pur maggioritarie al 75%, se il primo schieramento non raggiunge il 40% e non stacca bene il secondo non ci sarebbe comunque una maggioranza in seggi. Verificate i dati delle 3 elezioni 1994, 1996 e 2001. Le maggioranze risicatissime di Berlusconi al Senato 1994 e di Prodi alla Camera 1996 erano ottenute comunque con un dato vicino al 40’%. Anche l’eliminazione dello scorporo, che veniva in gran parte eluso con le cosiddette liste civetta, non cambierebbe di moltissimo l’esito.

Una conclusione (se la volete): cosa si può ottenere e cosa no

Se si volevano evitare le coalizioni post-elettorali bisognava puntare al successo del Sì al referendum e, a quel punto, confidare ragionevolmente in una sentenza della Corte favorevole al ballottaggio dell’Italicum.

Siamo precipitati in un contesto diverso da cui è improbabile che si possa uscire con le prossime elezioni sia che si faccia la riforma elettorale (col testo-base, col tedesco o con qualcos’altro) sia che non si faccia (cosa che resta per ora lo scenario ancora più probabile).

Visto che non si possono rimettere le lancette all’indietro e che quindi lo schema bocciato non si può resuscitare, prendiamoci intanto i piccoli miglioramenti, se sono possibili, e vediamo se nella prossima legislatura è possibile importare per intero il sistema francese (semi-presidenzialismo e, a seguire, doppio turno di collegio).

Se ciò non fosse possibile prendiamo atto che a livello nazionale saranno forse inevitabili non solo a breve coalizioni post-elettorali, sperando che esse siano in grado di tenerci dentro l’Unione europea e non composte da coloro che vogliono uscirne.

Evitiamo però di riporre speranze salvifiche sulle modifiche elettorali di questa legislatura. E’ meglio per tutti. Altrimenti ci si fanno solo illusioni.

Il 4 dicembre non lo possiamo cancellare con una riforma elettorale.

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