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Dopo il voto si chiede il conto: al Sud le file per il reddito di cittadinanza

8 Mar 2018

La proposta politica identitaria più forte dei pentastellati, il reddito di cittadinanza, è stato un perno fondamentale per la netta affermazione che il Movimento ha avuto nel Mezzogiorno, dove la crisi economica si fa ancora sentire e i molti che ne pagano le conseguenze hanno votato forse spinti dalla promessa di questa forma di assistenzialismo. Tra prime file al CAF per ricevere l’erogazione e ricerche su internet emerge come gli elettori dopo il voto ora siano già pronti a chiedere il conto: ma oltre ai tempi lunghi per avere un governo che sostenga questa misura difficilissima da realizzare e con effetti impronosticabili, il problema più grande è che forse la gente stia aspettando una cosa diversa rispetto ciò che è in realtà questo ‘reddito di cittadinanza’…

Dove sono i moduli?

Dopo la roboante vittoria alle politiche, gli elettori del Movimento 5 Stelle si aspettano subito qualcosa: fin dalla notte del 5 marzo, quando era ancora in corso lo spoglio delle schede, prima tra i Google Trends è stata la voce ‘reddito di cittadinanza’. I più interessati sono stati gli abitanti di Calabria e Sardegna, proprio due regioni che faticano a salire sul treno della crescita economica. Dopo aver votato il Movimento, i cittadini vogliano sapere a quanto hanno diritto. C’è poi chi non ha aspettato, forse perché di questi soldi ha davvero bisogno. A Bari si sono registrate file a Porta Futuro, il servizio CAF del capoluogo pugliese: circa 50 persone, tra cui molti giovani, si sono presentate agli sportelli per chiedere i moduli per ottenere il reddito di cittadinanza. Dai CAF spiegano che queste persone hanno sentito in televisione o dai social che ha vinto Di Maio e cercano informazioni utili sulle tempistiche e le modalità di erogazione: illusione e superficialità, comprensibile quando una forza politica distribuisce volantini su cui risalta la scritta ‘780 euro al mese’ come se il reddito di cittadinanza fosse una vincita alla lotteria. Il sindaco di Giovaninazzo, altro comune della provincia barese, ha dichiarato: “A noi piacerebbe poter comunicare ai cittadini che il problema della disoccupazione è risolto e che per  tutti quelli che non hanno un lavoro c’è il Reddito di Cittadinanza, ma credo che i cittadini siano stati ammaliati da spot elettorali“.

Quasi una favola

Al Sud il voto del 4 marzo è stato un plebiscito a favore di Luigi Di Maio che ha ottenuto in regioni chiave del paese, come Campania e Sicilia, oltre il 50% dei voti. Il problema è che gli elettori hanno aspettative alte: ogni comizio del candidato premier grillino è stato incentrato sul problema della povertà e sulla garanzia che i pentastellati avrebbero garantito un reddito di cittadinanza a tutti. Già sulle parole occorre fare attenzione, perché il nome potrebbe far pensare ad un’erogazione a vita distribuita a tutti i cittadini italiani. La misura dei 5 stelle è invece condizionata: “Non diamo soldi a persone per starsene sul diavano”, ha detto più volte Di Maio. Il modello è quello della flex-security, un’indennità accordata a chiunque si trovi a perdere il lavoro che riceve l’erogazione non facendo la fila al CAF ma accordandosi con lo Stato per la formazione professionale e poi accettando qualsiasi offerta di lavoro riceva. Di fatto non una rivoluzione, ma un’evoluzione di quello che già esiste. Senza considerare che tutti i beneficiari sarebbero a disposizione del sindaco gratuitamente per lavori di pubblica utilità. In ogni caso la proposta è stata ben pubblicizzata e ha convinto: poi occorre realizzarla. I cinque stelle da prima forza politica del Paese, come ribadiscono molto spesso, da forza anti-sistema dovranno prima o poi rendersi conto di essere diventati il sistema: a quel punto magari formeranno un governo. Poi però il reddito di cittadinanza non potrà mai essere il primo atto del Consiglio dei Ministri: servirà tempo per la riforma dei centri per l’impiego e fondi maggiori dei 3 miliardi pronosticati. E poi c’è la misura in sé che ha un costo sostanzialmente impronosticabile: si balla tra i 14 miliardi stimati dai grillini fino ad arrivare ai 30 del Presidente dell’INPS. Si può portare ad esempio il caso della Regione Campania, la terra di Luigi Di Maio: il tasso di disoccupazione lì è al 21,5%, sono senza lavoro 1.247.000 persone. Il reddito di cittadinanza costerebbe 972 milioni di euro al mese, più le integrazioni da assicurare agli stipendiati che non arrivano a 780 euro al mese e chi a figli minorenni a carico. Ma questo sul volantino stile ‘premio della lotteria’ consegnato agli elettori non c’era scritto…

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