Economia

Def: con Benessere equo e sostenibile più attenzione ai cittadini

di Francesco Armillei, 15 Mag 2017

Se ne è parlato davvero poco, ma il Documento di Economia e Finanza (DEF) 2017 ha rappresentato un punto di svolta per la politica economica del nostro Paese: l’Italia infatti è divenuto il primo Stato dell’Unione Europea e del G7 a includere nella propria programmazione economica degli indicatori di Benessere Equo e Sostenibile (BES).

Di cosa stiamo parlando

Gli indicatori di BES sono degli indici numerici che puntano a valutare il benessere complessivo dei cittadini italiani, cogliendo diverse dimensioni della vita quotidiana altrimenti ignorate dai tradizionali indicatori economici (tra cui il PIL).

La visione di Amartya Sen

A livello accademico, infatti, è in corso da molti anni un tentativo elaborare solide visioni alternative a quella della welfare economics, la quale rintraccia nelle variabili monetarie l’unica fonte del benessere dei cittadini. Con l’obiettivo di quantificare la qualità della vita sono state avanzate nel corso del tempo diverse proposte: tra tutte, la più rilevante è stata quella del filosofo ed economista Amartya Sen, secondo cui la qualità della vita dipende dall’insieme di obiettivi che un individuo può potenzialmente raggiungere, così come dall’insieme di obiettivi che un individuo può effettivamente raggiungere.

Il concetto di benessere materiale è pertanto superato ed è sostituito da un’idea di “star bene”, ovvero il well-being, una condizione che dipende da ciò che l’individuo può fare e può essere, attraverso le risorse di cui dispone, e dalla capacità di utilizzare tali risorse per raggiungere i traguardi che intende conseguire. Questa visione fa riferimento ad un approccio eudaimonico, secondo cui il benessere è inteso come piena realizzazione di un individuo all’interno della società.

Il Rapporto Sarkozy

Al dibattito accademico hanno fatto seguito le innovazioni di politica economica: a livello internazionale, infatti, sono state avviate molteplici esperienze in tema di indicatori di qualità della vita.

Il 2009 è stato da questo punto di vista un anno chiave, poiché ha visto la luce il Rapporto della Commissione Sarkozy sulla misura della performance dell’economia e del progresso sociale, il documento conclusivo del lavoro di una commissione voluta dall’allora Presidente francese cui hanno preso parte alcuni tra i più importanti economisti del globo (Stiglitz, Sen, Fitoussi, Deaton, Arrow, Atkinson, Putnam, Sunstein): in tale documento venivano con chiarezza evidenziati i limiti delle statistiche ufficiali relative agli indicatori economici e venivano tracciate le linee guida di un nuovo approccio alla materia.

Successivamente anche la Commissione Europea e l’OCSE si sono mosse in questa direzione. Tuttavia, in queste sperimentazioni, l’impatto delle misure programmate dai Governi sugli indicatori di qualità della vita non è stato valutato in modo sistematico e tantomeno in un orizzonte previsivo. L’Italia è il primo Paese che, collegando gli indicatori di benessere equo e sostenibile alla programmazione economica e di bilancio, attribuisce ad essi un ruolo nell’attuazione e nel monitoraggio delle politiche pubbliche.

Gli indicatori italiani

In Italia il cammino ha avuto inizio con il progetto “Benessere equo e sostenibile in Italia” (BES), nato nel 2010 su iniziativa dell’Istat: l’obiettivo specifico del BES è misurare il livello di benessere dei cittadini italiani nelle sue diverse dimensioni, tenendo conto della distribuzione delle risorse che lo determinano (equità) e della possibilità di garantire il mantenimento degli stessi livelli di benessere alle generazioni future (sostenibilità).

Il riconoscimento normativo del collegamento tra indicatori di BES e la programmazione economica è arrivato con la legge n. 163/2016 di riforma del bilancio dello Stato, durante il governo Renzi, la quale prevede che all’interno del DEF siano riportati, partendo dai dati forniti dall’Istat, l’andamento nell’ultimo triennio degli indicatori di BES e le previsioni sulla loro evoluzione sulla base delle riforme previste.

Nel DEF 2017 è stato condotto un primo esercizio sperimentale su un gruppo ristretto di quattro indicatori. Innanzitutto ci si è concentrati sulla distribuzione della ricchezza tra i vari cittadini attraverso il livello di reddito medio disponibile aggiustato pro capite e un indice di disuguaglianza del reddito disponibile. In tal modo si è andati a verificare non solo quanto denaro ogni cittadino italiano ha mediamente a disposizione, ma anche quanto è grande la disuguaglianza tra gli abitanti.

Per rappresentare gli aspetti del lavoro e della conciliazione dei tempi di vita si è poi scelto il tasso di mancata partecipazione al lavoro corrispondente al rapporto tra il totale di disoccupati e le forze di lavoro potenziali tra i 15 e i 74 anni e la forza lavoro effettiva e potenziale.

Rispetto al tasso di disoccupazione usualmente considerato nel DEF tale indicatore consente di tener conto anche del fenomeno degli scoraggiati (quei cittadini che, pur essendo disposti a lavorare, non cercano occupazione perché convinti di non trovarla). Infine, altro aspetto molto importante, si è scelto di analizzare la dimensione ambientale: come riferimento è stato usato l’indicatore relativo alle emissioni di CO2 e di altri gas clima alteranti. Ecco quindi i numeri del BES:

Dunque l’uso degli indicatori di BES, sebbene ancora in fase sperimentale, rappresenta un passo in avanti per il nostro paese, lungo il cammino per una Italia migliore, più attenta al reale stato di vita dei suoi cittadini ed ai loro veri bisogni.

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