Economia

I dati sul lavoro parlano chiaro: la ripresa continua

di Francesco Armillei, 10 Giu 2017

In questi giorni l’Istat ha diffuso un documento contenente analisi approfondite dell’evoluzione del mercato del lavoro italiano nel periodo gennaio-marzo 2017. Si tratta di una prima visione complessiva, a distanza di qualche mese, dell’andamento delle principali componenti della domanda e dell’offerta di lavoro: come è cambiato, per esempio, il numero degli occupati e dei disoccupati; oppure quali sono le tipologie contrattuali prevalenti.

I dati

Come scrive l’Istat “nel primo trimestre 2017 il mercato del lavoro appare caratterizzato da una ripresa delle spinte alla crescita dell’occupazione e della diminuzione della disoccupazione”.

Il quadro che emerge per i mesi gennaio-marzo è quindi in linea con la ripresa economica che sta caratterizzando il nostro paese da un paio di anni. Il PIL ha registrato un aumento del’1.2% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso e un aumento dello 0.4% rispetto all’ultimo trimestre del 2016. Per quanto riguarda il mercato del lavoro, i primi tre mesi del 2017 hanno visto occupati ben 322mila (+1.5%) italiani in più rispetto all’anno precedente.

Calano gli inattivi

Dati interessanti arrivano dal fronte degli inattivi (ovvero coloro che non hanno lavoro e non lo cercano) che calano di 473mila unità, cui corrisponde un calo del tasso di inattività dell’1.1%. Tale diminuzione inoltre è diffusa per territorio, genere e classe di età. A questo dato si associa una diminuzione di 90mila unità del numero degli scoraggiati, ovvero coloro che non cercano lavoro perché convinti di non trovarlo: questo calo si inserisce in un trend che prosegue da otto mesi.
Dal punto di vista delle imprese si riduce in maniera netta e consistente il ricorso alla Cassa integrazione guadagni: le imprese industriali e dei servizi privati con almeno 10 dipendenti hanno utilizzato 10,1 ore di Cig ogni mille ore lavorate, con un calo di 5,9 ore ogni mille rispetto allo stesso trimestre del 2016. Nell’industria, le ore di Cig sono state 17,9 ogni mille ore lavorate (-41% in un anno), nei servizi 4,3 ogni mille ore lavorate (-19% in un anno). Contemporaneamente sono aumentate dell’1% le retribuzioni contrattuali di cassa, ovvero le retribuzioni comprendenti tutte le voci retributive considerate mensilmente nell’indice delle retribuzioni contrattuali alle quali si aggiungono eventuali arretrati.

I flussi interni

L’Istat inoltre presenta un particolare focus sui flussi interni alle macro-categorie del mercato del lavoro: ad esempio, chi era occupato all’inizio del 2016, cosa fa all’inizio del 2017? E chi era inattivo?

Come si può vedere dalla tabella resta molto alto il tasso di permanenza nell’occupazione (93.7%, in crescita rispetto al 92.4% del periodo 2013-2014) e aumenta molto il flusso dal bacino di chi è in cerca di occupazione (ovvero i disoccupati) verso il bacino degli occupati, raggiungendo quota 23.4% (rispetto al 19.7% del periodo 2013-2014).
Importanti segnali positivi si riscontrano anche per i giovani disoccupati, che nel giro di un anno trovano lavoro nel 26.3% dei casi, contro il 20.7% del 2013-2014. Le transizioni distinte per titolo di studio confermano il ruolo centrale che l’istruzione ricopre in termini di “chance” di mantenere e trovare occupazione: fra le persone in cerca di lavoro nel I trimestre 2016 risultano occupate dopo un anno il 36,6% delle persone con titolo di studio più elevato, il 25,5% di chi ha un titolo di studio intermedio e il 18,5% di quelle con titolo di studio più basso.

I prossimi obiettivi

Nel documento Istat ci sono anche i segnali delle problematiche che rimangono da affrontare. Tra gli altri la disoccupazione, calata negli ultimi anni, e che rimane ora stabile al’11.6%. Oppure il divario tra il Nord e il Sud del Paese, che continua a farsi sentire: ad esempio il tasso di disoccupazione è calato al Nord (-0.5 punti), rimasto stabile al Centro e cresciuto al Sud (+0.9 punti). Dai dati emerge anche che le donne continuano a beneficiare meno degli uomini della ripresa. In questo contesto sempre più necessarie appaiono dunque quelle politiche attive per il lavoro che, previste dal Jobs Act, stanno pian piano entrando in azione.

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