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Consip, il Fatto e il gossip d’inchiesta

di Luca Soldini, 17 Mag 2017

Negli ultimi giorni, come noto, hanno fatto scalpore alcune intercettazioni del Segretario dem, Matteo Renzi, nelle quali parlava con il padre, Tiziano, del celeberrimo caso Consip.

Per certi versi, c’è da dire che questo è un caso esemplare di intercettazioni favorevoli. Matteo Renzi, infatti, durante la telefonata, non perde occasione di chiedere al padre – anche con tono abbastanza severo – di dire la verità. Nient’altro che questa. Il punto è un altro, ed è di metodo. Solitamente, come noto, svelare le intercettazioni, pubblicandole prima della chiusura delle indagini, pregiudica queste ultime, e per certi versi le vanifica.

Il “metodo Lillo” secondo Annalisa Chirico

Ma qui c’è di più. Annalisa Chirico, scrittrice e giornalista, ha parlato del “metodo Lillo”, facendo riferimento al giornalista del Fatto Quotidiano, responsabile della pubblicazione delle intercettazioni di cui sopra.

Ebbene, quando lo strumento della informazione viene utilizzato per scopi puramente sensazionalistici questo perde di senso e di valore. Lo scandalo come imperativo categorico, lo scoop come fine ultimo. In questo periodo stiamo assistendo a una gogna mediatica perpetua, cruda e insensata.

Perché dovrebbe essere di pubblico interesse un figlio che dice al padre di “dire la verità”?

Ma soprattutto, posto che abbia qualche rilevanza, perché presentare la notizia come scoperta sensazionale? L’informazione è uno dei perni su cui si regge la democrazia, e se esiste un’informazione di cui i cittadini debbono essere messi a conoscenza è necessario, nonché  doveroso, che questo accada, ma quando l’informazione vive di marketing, la sua genuinità arretra.

Quando l’informazione si rivolge contro qualcuno, e mai a favore di qualcosa, si tramuta in quanto di più lontano esista dall’informazione stessa: il gossip d’inchiesta.

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