Politica

Il condono edilizio e l’etica del chissenefrega

di Erasmo D'Angelis, 9 Feb 2018

Rieccolo il vecchio cavallo di battaglia: “Per costruire una casa basterà dichiarare l’inizio dell’attività e assumersi la responsabilità di rispettare le leggi. I controlli? Solo dopo. Se è un condono? Chiamatelo come volete”. Poche parole di Berlusconi e oplà rispunta la parolina magica “sanatoria edilizia”, la strizzatina d’occhio elettorale al “fate un po’ come vi pare” per lisciare il pelo al chissenefrega nazionale fregandosene dei danni collaterali, sulle vite degli italiani innanzitutto.

7 milioni di italiani a rischio frane e alluvioni

Quanto meraviglioso paesaggio italiano è diventato terra di conquista di cemento abusivo a presa rapida per l’assalto senza risparmio dei 3 condoni suicidi in 30 anni, la più intensa e febbrile cementificazione della storia europea a grandi bocconi con voracità media di 70 ettari al giorno e record assoluto del “soil sealing”. Siamo il Paese che ha più che doppiato in pochi decenni il costruito nei duemila e passa anni precedenti: dal 2,9% di territorio edificato pre-1950 al 7,5% di oggi, edificando case di burro e senza licenza su superfici tra le più sismiche, cementificando su aree vietatissime e aumentando il rischio di alluvioni e frane? È da brividi la mappa del 12% dell’Italia urbanizzata con 7 milioni di italiani a rischio frane e alluvioni grazie a milioni di rilasci del “titolo abilitativo edilizio in sanatoria delle opere esistenti non conformi alla disciplina vigente”. È stata la logica cinica preferita a lungo dalla politica, quella di chiudere i due occhi per non dover fermare mai la betoniera selvaggia per la grande colata dell’edilizia più anarchica del mondo.

Breve storia italica dei condoni edilizi

Serve un ripasso? Il primo condono lo vararono nel 1985, quando il Governo guidato da Bettino Craxi, con Ministro delle Finanze Bruno Visentini e ai Lavori Pubblici il socialdemocratico Franco Nicolazzi, il 21 febbraio presentò il condono addirittura garantendo un gettito nelle casse statali di “circa cinquemila miliardi di lire e la fine del fenomeno dell’abusivismo edilizio, divenuto dilagante”. Una comica. Con il Ministro dell’Ambiente Francesco De Lorenzo che il 28 agosto 1986 espresse un giudizio tranchant. Uno si sarebbe aspettato una mitragliata di accuse con dimissioni. Invece: “Viva soddisfazione: non abbiamo mai pensato di abbattere le case abusive”. Il Cresme calcola che il solo effetto annuncio, nel solo biennio 1983-84, fece aprire un formicaio di cantieri che tirarono su 230.000 nuovi manufatti abusivi.
La seconda magia la fece il 23 dicembre 1995 la bacchetta magica del Governo guidato da Lamberto Dini, Ministro delle Finanze Augusto Fantozzi. L’avvio dell’iter, però, lo aveva definito la legge 724 del 23 dicembre 1994 approvata dal Governo Berlusconi, Ministro delle Finanze Giulio Tremonti. Riaperte le cataratte del condono, bastò l’annuncio per far spuntare altri 220.000 edifici abusivi. L’ultimo bidone fu sempre del Governo Berlusconi, Ministro delle Finanze Tremonti, con la legge 326 di fine 2003, l’unica nella quale hanno avuto il fegato di scrivere le due paroline “illecito edilizio“ all’articolo 32, comma 1. E arrivò un’altra bella stesa di cemento senza controlli per circa 300.000 case abusive.
Aver indotto in tentazione tanti milioni di italiani, rilevano Cresme e Legambiente, nel periodo 1982-1997, ha fatto edificare l’enorme numero di 970.000 abitazioni totalmente abusive e prive di certificazioni. Innescando un altro trend edificatorio permanente di di 26.000 l’anno grazie alla promessa elettorale di parlamentari e politici locali, secondo i quali prima o poi un altro condono sarebbe arrivato.
Qual è stato l’impatto sull’edilizia lo abbiamo visto nei disastri idrogeologici e sismici italiani degli ultimi decenni. E l’impatto economico? Un vero affare per gli speculatori. L’incasso complessivo delle sanzioni pagate ha raggiunto i 15 miliardi e 334 milioni di euro, ma lo Stato complessivamente ne ha spesi ben 45 per urbanizzare le aree costruite con strade, servizi e sottoservizi, reti di acquedotto e fognatura, elettricità e gas. I condoni edilizi varati per far cassa, in realtà hanno aperto grandi voragini nelle casse comunali. I circa 8 milioni di italiani che ne hanno approfittato, avrebbero dovuto versare in media circa 2 mila euro di sanzioni a domanda. Ma secondo Legambiente, il gettito sarebbe così ripartito: 3,13 miliardi per il primo condono con il 58% del gettito previsto; 5,19 miliardi per il secondo con il 71%, e 7,01 miliardi per il terzo colpo di spugna con il 34,5%.

Mai abbassare la guardia

Il mattone selvaggio è servito in alcuni contesti per coltivare consenso elettorale e in altri a consolidate la presenza della criminalità organizzata. Basta scorrere i decreti di scioglimento di tanti consigli comunali anche con le motivazioni del “diffuso abusivismo edilizio, casi ripetuti di speculazione immobiliare, pratiche di demolizione inevase”. Uno dei sistemi di riciclaggio del denaro sporco è stato proprio questo indotto. In un Paese serio, parole come “abusivismo” o “condono” e “sanatoria” vanno messi al bando. Ogni ambiguità è finita con il governo Renzi con la legge attesa da decenni sugli ecoreati e la bocciatura di Palazzo Chigi dei finti condoni proposti qua e là da alcune regioni. Ma mai abbassare la guardia perché ogni tanto ci riprovano.

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