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Commentario/Matteo Renzi, “Avanti” e fenomenologia della stampa

di Luciano Scalia, 14 Lug 2017

Lo dichiaro: ho passato una giornata prima ad ascoltare la conferenza stampa di Matteo Renzi per la presentazione del suo libro, e poi a seguire la trasmissione di Enrico Mentana con il segretario come ospite. “Masochista”,  direte voi! Ho fatto di più : il giorno successivo ho nervosamente compulsato i giornali e i commenti sui social. “Ma allora te le cerchi, Luciano”! Eh sì, e ora ne pago il fio.

Il gazzettino di Cairo e quello di De Benedetti dedicano  decine di articoli al libro, ma senza accennare alle proposte politiche che contiene: fiscal compact, politiche fiscali, immigrazione, come aiutare i più deboli, come aumentare la produttività, nostro ruolo in Europa. No.

Il primo problema è come abbia “maltrattato” il povero nipote di Gianni Letta, squarciando il velo di ipocrisia che da anni avvolgeva la vicenda. Non fu un golpe, non ci furono accoltellamenti alla schiena, Renzi divenne premier grazie soprattutto alla pressione dell’allora minoranza del PD.

Il secondo problema che ha intrigato fior fiore di giornalisti e commentatori è l’effetto che questo libro può avere nel partito. “Nuova scissione prevista a settembre”, “Smottamento del partito”, “Padoan furibondo”, “L’Europa lo spernacchia”, “Renzi lasciato solo anche dai suoi amici e dal giglio magico” e via blaterando. Questa ultima affermazione è vera.

Ci ha lasciato il bambino Roberto Speranza, tornato in prima elementare dove ha ritrovato la maestra che lo metteva dietro la lavagna ogni volta che mentiva ( e ciò accadeva spesso).

Ci ha lasciato il buon Pierluigi Bersani, che ora si occupa per mezza giornata dello zoo (scusate, bioparco) pieno di mucche, giaguari, tacchini e bambole da pettinare, mentre per il resto della giornata si allena a costruire bombe molotov prendendo la benzina dal suo ex distributore, in attesa della rivoluzione.

Ci ha lasciato Miguel Gotor, che ora insegna tango nelle poche balere ancora esistenti, mentre tenta di scrivere un libro sulla sua splendida esperienza politica.

Ci ha lasciato il leader maximo, quello che diceva sempre, sedendosi a tavola, “Capotavola è dove siedo io”. Gli hanno tolto l’ultima tavola e non sa più dove sedersi e gira…gira…gira… (ogni tanto delira).

Poi ci sono gli indecisi: quelli delle tende, quelli che “mi si nota di più se resto o me ne vado”, quelli che “vorrei ma non posso”.

Buon viaggio a tutti.

Nato a Milano ne 1949, dal 1972 al 1992 sindacalista della Fim Cisl per i successivi anni e fino al 2009 dirigente aziendale. Iscritto a intermittenza dal PCI al PD.

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