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Commentario/ Dati Istat ed elusione fiscale

di Luciano Scalia, 18 Mag 2017

Essendomi un po’ annoiato e disgustato delle notizie riguardanti Renzi e la sua famiglia in una apoteosi di menzogne,falsi,calunnie, mi sono imbattuto in questa definizione della povertà assoluta della Banca Mondiale: “La povertà estrema o povertà assoluta è la più dura condizione di povertà, nella quale non si dispone – o si dispone con grande difficoltà o intermittenza – delle primarie risorse per il sostentamento umano, come l’ acqua, il cibo, il vestiario e l’abitazione.”

La Banca mondiale considera tale la condizione di povertà di chi vive con meno di 1,25 dollari al giorno. 

Io non sono né un esperto di statistiche né un sociologo e un assoluto profano di queste materie. Ciò non mi impedisce di confrontare questa affermazione  con i dati che, annualmente, l’ISTAT diffonde.  Quelle che hanno catturato la mia  curiosità sono le cifre che riguardano le famiglie e gli individui in condizioni di povertà assoluta.

Secondo l’istituto ci sarebbero in Italia circa 4.600.000 individui e 1.600.000 famiglie in condizioni di povertà assoluta.

Ho smanettato il calcolatore ISTAT che definisce la soglia in euro della povertà assoluta divisa per macroregioni,area metropolitana, grandi comuni (50.000-250.00 abitanti) comuni al di sotto dei 50.000 abitanti oltre, naturalmente , i componenti del nucleo familiare.

Io non metto in discussione i criteri adottati, né pretendo che ci si adegui a tutti i costi alla definizione della Banca mondiale che fissa in circa 40 € mensili la soglia –ci mancherebbe!- e nemmeno negare che ci siano grandissimi problemi di indigenza, di esclusione, di migliaia e migliaia di persone che vivono in difficoltà.

Ma un paio di osservazioni le voglio fare. Nei suoi calcoli l’ISTAT ha calcolato l’evasione e l’elusione fiscale: perché non  dare un’occhiata alle dichiarazione dei redditi dei commercianti, dei gioiellieri, dei rivenditori di auto ecc. che dichiarano in media meno dei loro commessi o di un impiegato pubblico o privato?  E il lavoro  e i pagamenti in nero? Sembra incontrovertibile che non viene alla luce una quantità di reddito consistente, che sicuramente cambierebbe in meglio i dati ISTAT. Se non fosse così saremmo all’assalto dei forni, alle rivolte in piazza; insomma in Venezuela.  Per fortuna viviamo in Italia.

Nato a Milano ne 1949, dal 1972 al 1992 sindacalista della Fim Cisl per i successivi anni e fino al 2009 dirigente aziendale. Iscritto a intermittenza dal PCI al PD.

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